sabato 31 luglio 2010

Ritrovamenti interessanti a Montecorvino


Gli archeologi dell'Università degli Studi di Foggia, negli ultimi scavi effettuati nel sito di Montecorvino, hanno riportato alla luce una piccola chiesa, una cisterna per raccogliere le acque ed un antico piano stradale posto a meno di due metri dalla superficie del terreno.
L'area archeologica di Montecorvino è dominata da una torre di ben 24 metri di altezza, con una base quadrangolare di 120 metri quadrati. E' chiamata la "sedia del diavolo" perchè il tempo, consumandone la costruzione, l'ha resa simile proprio ad una sedia.
Già tra il 2008 ed il 2009 la zona è stata indagata sempre dall'Università di Foggia. Ora gli studiosi hanno messo in luce l'intera planimetria della chiesa e scoperto anche l'esistenza di tre sepolture al suo interno. Oltre alla piccola chiesa ed alla cisterna, gli scavi hanno fatto riemergere una lunga cinta muraria che difendeva l'antico insediamento medioevale.
Montecorvino è citata come fondazione bizantina nell'XI secolo. Insieme con altre fondazioni coeve doveva servire come baluardo contro l'avanzata dei longobardi. Non molto tempo dopo la sua fondazione, il borgo venne eretto a diocesi. Il periodo di maggior fulgore di Montecorvino è compreso tra il XII ed il XIII secolo. Il declino cominciò ad avvertirsi intorno al XV secolo, quando la diocesi venne annessa a quella di Volturara (1433).
Il sito archeologico dove sorgono sia i resti della torre che quelli della piccola chiesa, mostra una frequentazione che va dal XII al XV secolo ed il materiale sparso che vi è stato raccolto, fa pensare, anche, all'esistenza di impianti artigianali. La chiesa ha una lunghezza di 29 metri ed una larghezza di 14 e mostra tre absidi sul fronte ovest. Sul versante orientale, invece, era dotata di due torrette che inquadravano l'accesso che non è stato ancora trovato.
Il corpo principale della chiesa era affiancato, a sud, da una cappella di forma quasi quadrata, absidata, costruita in un secondo momento rispetto alla chiesa, a cui era collegata per mezzo di un ampio ingresso. La chiesa obbedisce a canoni architettonici molto diffusi soprattutto nell'architettura religiosa normanna dell'Italia meridionale di XI-XII secolo. Questo fa pensare agli studiosi che sia stata costruita prima l'abside e poi lo sviluppo perimetrale in senso orientale dei muri dall'aula ecclesiale. Notizie in merito alle modificazioni dell'apparato ecclesiale, si hanno da fonti del XIII secolo. Una carta del 1221 cita la vendita, da parte del vescovo Rao, a S. Maria del Gualdo del casale S. Laurentii de Rivo Mortuo, per la raccolta del denaro necessario per riedificare la chiesa di Montecorvino, che era crollata.
Attualmente la torre di Montecorvino è suddivisa in tre piani visibili, dei quali il primo è coperto da una poderosa volta. Gli archeologi ritengono che l'impianto del corpo di fabbrica sia di epoca normanna o sveva, ulteriormente modificato nel corso del medioevo. Una fonte del 1309 riferisce un progetto di restauro del castrum di Montecorvino e della sua grande torre, probabilmente danneggiata (discoperta).

venerdì 30 luglio 2010

Il Papiro della congiura


Il Museo Egizio di Torino custodisce diversi papiri, tra i quali due pezz, in particolare, lunghi complessivamente 5 metri e scritti in ieratico, e che compongono un testo noto come il "Papiro della congiura dell'harem".
Questo papiro racconta una storia di quasi tremila anni fa, di cui la vittima designata era il faraone Ramses III (XII secolo a.C., XX Dinastia). Ramses III aveva appena respinto i Libici ed i cosiddetti Popoli del Mare, aveva costruito templi e palazzi a Tebe e Karnak, ad Heliopolis, Menfi, in Nubia e Siria. I suoi rapporti con il clero di Amon, però, non erano dei migliori e la crisi economica che si abbatté sul regno (vi fu il primo sciopero conosciuto nella storia, quella degli operai di Deir el-Medina, anch'esso documentato in un papiro custodito nel Museo Egizio di Torino), dovevano dare dei seri grattacapi al sovrano.
Ma era nell'harem che si tramavo gli intigri più letali al regno ed alla vita di Ramses III. Il faraone non aveva designato ufficialmente una Grande Sposa Reale, lasciando aperta ogni ipotesi in merito e suscitando una pericolosa gara per inserirsi nella linea di successione. L'erede che Ramses III aveva indicato era il figlio maggiore, Amonhirkhopshef, che aveva avuto da Ise Ta-Hemdjert. Un'altra sposa, però, Teye, tramava per avere sul trono il proprio figlio Pentaur.
Il resoconto di quanto accadde viene illustrato dettagliatamente nel "Papiro della congiura", anche se lo scritto rivela che i giudici dovevano aver ritenuto opportuno nascondere od omettere particolari che potevano essere pericolosi e compromettenti per qualcuno. Nel papiro il faraone parla in prima persona. Spiega ai lettori che ha istituito un tribunale composto da dodici alti funzionari, poi fa il nome dei congiurati e delle punizioni alle quali sono stati sottoposti. Tra i congiurati vengono nominati Pabakkamen, il maggiordomo di corte, Mesedsure, il coppiere, Panik, direttore della camera del re dell'harem, Pendua, uno scriba che avevano fatto combutta con Teye per eliminare il faraone. Attorno a costoro roteavano molti altri congiurati, anche di altissimo livello, come il comandante degli arcieri di Kush.
Il faraone, nel documento custodito all'Egizio di Torino, tace sulle punizioni comminate ai colpevoli più importanti, ma si sa, attraverso altre fonti, che essi, dopo la morte per squartamento, vennero bruciati e le loro ceneri sparse al vento, in modo da negar loro anche la vita nell'aldilà che, secondo i riti, spettava solo se si erano accuratamente rispettati i riti di conservazione del corpo attraverso la mummificazione.
I colpevoli meno importanti, invece, finirono, pare, per suicidarsi. I più fortunati poterono uccidersi a casa loro, tra questi proprio quel Pentaur che avrebbe dovuto essere chiamato al trono al posto dell'erede ufficiale. Pentaur, tra l'altro, è ricomparso recentemente sulla scena sotto forma di mummia. La scansione ai raggi X e l'esame del Dna su un delle 40 mummie reali rinvenute nel 1881 da Gaston Maspero a Luxor, un giovane che appariva privo di titolatura, ha svelato il mistero: la mummia reale senza titolatura era proprio Pentaur. Il giovane aveva mani e piedi legati ed un'espressione di terrore dipinta sul volto.
Secondo i piani dei congiurati, il complotto doveva scattare durante la celebrazione della Festa della Valle a Medinet Habu. A Ramses III finì per succedere, nel 1154 a.C., l'erede designato che mutò il suo nome in Ramses, come tutti i faraoni della XX Dinastia. Se Ramses III sia morto di morte naturale o sia stato ucciso, è un dilemma che gli studiosi non sono ancora riusciti a risolvere. La sua mummia mostra un uomo di circa 65 anni di età senza apparenti segni di violenza. Ma nulla esclude che possa essere morto soffocato.

mercoledì 28 luglio 2010

Una civiltà da conoscere nella regione di Houran


Gli scavi archeologici che sono tuttora in corso nella regione di Houran, nel sud della Siria, hanno rivelato che gli abitanti del luogo padroneggiavano molto bene l'arte della ceramica già 5000 anni fa. Gli scavi, infatti, hanno riportato alla luce un gran numero di ceramica nota come "ceramica nera" che sta a comprovare gli stretti contatti tra gli abitanti della regione di Houran e la gente della Valle del Nilo.
Gli artefatti in ceramica estratti da Houran e databili al 3000 a.C., provengono soprattutto dalle sepolture, le più importanti delle quali risalgono all'Età del Bronzo (3100-2100 a.C.), ed indicano che gli abitanti di Houran credevano in una vita dopo la morte, sotterravano, con i defunti, ciò che era loro necessario nell'aldilà al pari degli antichi Egizi.
I manufatti artigianali scoperti sono per la maggior parte lanterne, recipienti, piatti, giare, bicchieri e bottiglie di varie dimensioni, adatti a diversi utilizzi. L'archeologo Yasser Abu Nuqta ha fatto notare che la ceramica dell'Età del Bronzo si distingue per le impurità ed i frammenti di pietra contenuti nell'impasto grossolano utilizzato per plasmarla. Con il tempo, la popolazione di Houran apprese l'arte di purificare l'argilla e farla cuocere al forno ad alte temperature.
In epoca romana, la ceramica di Houran divenne estremamente raffinata e ben fatta grazie all'utilizzo di stampi in pietra, osso e legno. In questo periodo compare, per la prima volta, un particolare tipo di argilla di colore rosso denominata "terra sigillata". Inoltre, sempre nel medesimo periodo, si presta più attenzione ai modelli ed alle decorazioni dell'oggetto.
L'era Islamica vide, invece, l'emergere di una nuova tecnica, in cui la ceramica era dipinta con metallo ossidato in aggiunta a cercamica di diversi colori. Le ceramiche di questo periodo paiono fortemente influenzate dall'arte Cinese ed Iraniana.
Ayham al-Zoubi, curatore del Museo Nazionale di Daraa afferma che il governatorato di Houran è conosciuto per le ceramiche ottenute con l'argilla scura, decorata utilizzato dei nodi. Al-Zoubi fa notare che questo tipo di ceramica è propria della regione del Sinai, mentre studi recenti portano a credere che Houran sia stata, in realtà, il suo luogo di origine, a dimostrazione che le due civiltà erano in contatto sia attraverso i commerci che a causa dei conflitti. A tutto ciò va aggiunto che le recenti scoperte indicano l'esistenza di tipologie proprie dell'antico Egitto in alcune aree della regione di Houran.
Al-Zoubi afferma che la ceramica offre uno sguardo d'insieme allo sviluppo della scienza, dell'economia e della religione, facendo notare che la popolazione di Houran utilizzava in modo sistematico giare di argilla per seppellire i defunti e conosceva il concetto di proprietà e della sua protezione, dimostrato attraverso l'applicazione di specifici stampi a ciascuna merce esportata, al fine di proteggerla dai furti e dagli smarrimenti. Lo studioso ha affermato che i frammenti color bianco di ceramica cipriota comprovano l'esistenza di commerci tra Houran e Cipro.
La curatrice del Museo di Bosra, Iman al-Mafaalani, ha detto che nel Museo di Bosra sono presenti 435 pezzi in ceramica che risalgono ad un periodo compreso tra la tarda Età del Bronzo e l'era Islamica, i più notevoli dei quali sono le lanterne che le famiglie utilizzavano per illuminare le tombe più grandi, secondo la tradizione dell'epoca, ed i piccoli dispositivi esplosivi risalenti all'epoca ayyubide. La dottoressa al-Mafaalani ha fatto notare che diverse spedizioni che hanno lavorato a Bosra, hanno scoperto reperti in ceramica sui banchi dei mercati, nell'anfiteatro e nelle terme costruite dagli antichi Romani.

martedì 27 luglio 2010

Le navi di Panarea


Attraverso un sonar di nuova generazione, la Soprintendenza del mare della regione Sicilia, coadiuvata dalla fondazione no profit americana Aurora Trust hanno individuato i relitti di ben quattro navi greco-romane integre, ed il relitto di una quinta.
La tecnologia ha permesso anche di individuare, con estrema chiarezza, il carico trasportato dalle navi nelle anfore, ancora compostamente addossate alle pareti delle navi. L'osservazione della forma delle anfore ha permesso anche di datarle al II-I secolo a.C.. Si è, inoltre, accertato che la lunghezza delle navi variava dai 13 ai 15 metri.
L'uso della tecnologia non ha solo permesso il ritrovamento dei relitti e delle anfore pressocchè intatti, ma ha anche offerto l'opportunità agli studiosi di indagare sulle rotte seguite dalle navi commerciali dell'epoca.
(Fonte: Newnotizie.it)

Ars gladiatoria


Fino al 30 settembre 2010 sarà possibile ammirare armi ed armature dei gladiatori dell'antica Roma, esposte nella sede naturale del Colosseo.
L'esposizione propone, assieme ai reperti originali, delle repliche forgiate da artigiani contemporanei, che si sono avvalsi delle descrizioni, talora estremamente dettagliate, contenute negli scritti degli antichi autori.
I reperti autentici vengono da Pompei.


Fino al 31 agosto: 8.30 - 19.15 (ultimo ingresso 18.15)
dal 1° al 30 settembre: 8.30 - 19.00 (ultimo ingresso 18.00)
Biglietto: € 12,00 e consente l'accesso al Colosseo, al Palatino ed al Foro Romano
Info e visite guidate: 06.39967700 - http://www.pierreci.it/

sabato 24 luglio 2010

I mosaici di Aquileia


Aquileia non cessa di stupire. Nell'autunno scorso era stata parzialmente portata alla luce una pavimentazione musiva, quasi intatta, con motivi figurativi che si rifanno a quelli presenti nel mosaico teodoriano della basilica (IV secolo d.C.).
Ora le indagini successive a quel ritrovamento hanno permesso di stabilire le dimensioni del mosaico, veramente ragguardevoli, e della sala di cui quel mosaico costituiva il pavimento. Il lato corto misura poco più di 8 metri, quello lungo supera di molto i 4,5 metri finora scoperti. Sul lato breve occidentale è stata, poi, scoperta un'abside semicircolare con raggio di 3,33 metri, sopraelevata di venti centimetri rispetto alla sala. Il mosaico dell'abside presenta, racchiuso in un bordo a rami d'edera, una serie di fasce parallele nei toni sfumati dei rossi e del grigio blu, evocanti la testa stilizzata di un uccellino, un motivo frequente nei secoli successivi.
Ad una prima analisi, il mosaico absidale può essere ascritto alla prima metà del IV secolo d.C., come il pavimento musivo della sala. Sulle pareti di quest'ultima è stato individuato un rivestimento pittorico a fondo rosso ornato da rami di vite e volatili. I lacerti pittorici sono stati recuperati e predisposti per la pulizia ed il consolidamento.
Una delle ipotesi più suggestive, in merito al complesso appena ritornato alla luce, è che possa trattarsi di un ambiente legato alla dimora del vescovo Teodoro.

Una Stonehenge in legno


Servendosi di un radar simile ad un taglia-erbe, gli archeologi inglesi hanno, forse, fatto la scoperta più eclatante degli ultimi 50 anni: una nuova Stonhenge a soli 900 metri da uno dei siti più famosi al mondo.
Autori della scoperta i ricercatori delle università di Birmingham e dell'Istituto Ludwig Boltzamann austriaco. I radar di cui la spedizione è dotata, sono in grado di penetrare il terreno ed hanno individuato una fossa circolare con due aperture, le entrate. All'interno, a distanza regolare, buche rotonde di circa un metro di diametro, dove erano piantati enormi pali di legno.
La struttura risale al Neolitico ed è stata costruita 5000 anni fa. La teoria più accreditata vuole che queste strutture circolari siano state utilizzate come luoghi funebri, per celebrare i funerali e seppellire i morti. La fossa di legno appena scoperta, invece, doveva servire ai vivi. Anni fa, nei dintorni sono stati scoperti altri circoli ornati con il legno, il più famoso dei quali è Durrington Walls. Le strutture in legno, secondo l'archeologo Mike Parker Pearson, servivano per allestire banchetti e festeggiamenti.
Altri studiosi affermano che proprio nei pressi della fossa appena individuata potrebbero essere stati celebrati i riti dei solstizi d'estate e d'inverno.

mercoledì 21 luglio 2010

Una città e le sue basiliche, Classe


La città di Classe si trova a pochi chilometri a sud di Ravenna. Un tempo Classe, costruita praticamente in funzione del porto sull'Adriatico, era circondata da mura in laterizio con torri.
Il porto di Classe era uno dei più importanti di tutto l'Adriatico nonchè una delle principali sedi della flotta romana. Il porto, da alcuni documenti, appare dotato di due alte torri in pietra con il compito di proteggerlo.
I sondaggi archeologici nell'area dove sorgeva l'antica Classe hanno permesso di identificare una porta attraversata da una strada proveniente da sud. Le strade di Classe, è stato appurato, seguivano l'andamento ricurvo del porto.
Con l'avvento dei bizantini, il porto finì per interrarsi, la città fu, a poco a poco, abbandonata e gli edifici demoliti per riutilizzare i materiali. Le uniche cose a sopravvivere furono le basiliche, collegate ai conventi. Il terreno, poi, finì per impaludarsi ed abbassarsi e fu praticamente dimenticato fino al 1800, quando iniziarono i lavori per la linea ferroviera e le relative bonifiche.
Nel 2005, le campagne di scavo a Classe furono incredibilmente fruttuose, restituendo tesori inestimabili per l'interpretazione del ruolo del territorio e per lo studio degli usi degli abitanti antichi: un tesoretto d'argento di epoca bizantina, una stele che ritrare un classiario con completo militare, un capitello corinzio. Il tesoretto bizantino rinvenuto consiste in oggetti d'argento da tavola, formato da sei cucchiai ed una coppa. I sei cucchiai sono l'uno diverso dall'altro, uno riporta inciso il nome RVTA, forse il nome del proprietario.
Il cippo marmoreo, invece, era stato riutilizzato, durante l'epoca tardo imperiale, per risistemare una parte della volta di un edificio che stava crollando. La stele era alta più di un metro, con una incavatura nella parte superiore, per deporre le ceneri del defunto. La facciata anteriore reca un'iscrizione e la figura di un militare che si chiamava, forse, Moniatus o Monietus Capito. Il monumento gli era stato dedicato da un certo Cocneus, erede e collega. L'iscrizione informa che il graduato aveva funzioni prevalentemente amministrative, che svolgeva su una liburna di nome Aurata, cioè Dorata. Il ritratto è a figura intera e mostra il soldato che impugna, con la destra, il pilum, una specie di giavellotto. L'uomo indossa una corazza anatomica con gonnellino, alla cintura gli pende un gladium ed ai piedi porta le caligae, i tipici sandali militari. La stele risale, con tutta probabilità, alla prima metà del I secolo d.C. ed è la prima ed unica, per il momento, raffiguarzione rinvenuta in zona di un soldato perfettamente abbigliato.
Per quanto riguarda la basilica di San Severo, parzialmente riportata alla luce negli anni Sessanta, le prime tracce di abitato nella zona in cui sorgeva risalgono ad una villa suburbana, un complesso di notevole ampiezza, di cui facevano parte diversi ambienti con pavimento musivo ed in cocciopesto, vasche rivestite in marmo ed un impianto termale. La fase più antica risale, probabilmente, all'epoca di Augusto. Non lontano dall'impianto residenziale vi è una necropoli.
L'antica villa fu occupata sin dall'inizio del VI secolo, epoca al quale si data il mosaico più tardo. Nella prima metà del V secolo vi fu costruito un piccolo edificio rettangolare absidato, un monasterium di S. Ruffillo, nel quale venne traslato il corpo del vescovo Severo. Verso gli ultimi decenni del VI secolo, il monastero fu affiancato da un altro edificio a pianta rettangolare, di uguali dimensioni.
La basilica si configurava come un edificio a tre navate preceduto da un nartece e concluso da un'unica abside, semicircolare all'interno, poligonale all'esterno. Accanto all'abside fu costruita un'aula quadrata con pavimento in laterizio risalente al VII secolo. Proprio in questo lasso temporale si può collocare la formazione della necropoli che andò coagulandosi, inizialmente, attorno all'abside e poi attorno ai muri perimetrali.
Il campanile della basilica, invece, fu costruito nel XII secolo, in laterizio ed a pianta quadrata. A sud della basilica, nel corso della campagna di scavi del 2008, sono stati ritrovati i resti di un chiostro bassomedioevale pertinente al monastero. La basilica, che subì un lungo periodo di abbandono, fu ricostruita successivamente con dimensioni inferiori alle precedenti una prima volta nel XV secolo ed una seconda nel XVIII.
La basilica Petriana prende il nome dal suo fondatore, il vescovo Pietro Crisologo (432-450), che è vescovo di Ravenna, non di Classe, che non possiede un vescovo. La basilica è stata identificata con non poca difficoltà in un edificio a tre navate con abside ad est. Purtroppo l'edificio è parso subito non ben conservato, danneggiato pesantemente dai lavori agricoli. L'abside è stata riconosciuta solo in traccia e dagli oltre 10.000 tubi in terracotta che costituivano l'ossatura della volta. Sono stati ritrovati anche i tasselli marmorei del pavimento musivo della chiesa e molti frammenti di capitelli e decorazioni architettoniche.
*Fonti*
www.archeobo.arti.beniculturali.it
www3.unibo.it/archeologia/

martedì 20 luglio 2010

La residenza imperiale di Novae


L'archeologa Pavlina Vladkova, del Museo di Storia Regionale di Veliko Tarnovo, in Bulgaria, ha effettuato delle ricerche su una residenza piuttosto importante, localizzata dove un tempo sorgeva la città di Novae. L'archeologa ha studiato, in particolare, delle stanze che risalgono al II, III e IV secolo d.C..
Una delle prime stanze che la dottoressa Vladkova ha studiato era una stanza da pranzo, lunga 12 metri e larga 4,5, con le tubazioni per il riscaldamento collocate nel pavimento e nei muri. La stanza era divisa in due parti e la studiosa si è imbattuta, quasi immediatamente, in un notevole affresco su una delle due pareti divisorie.
Uno dei muri era ricoperto di pittura colorata, mentre l'altro conservava anche delle pitture che sono apparse subito ben conservate. La casa, dove sono stati trovati questi affreschi, era utilizzata per alloggiare i rappresentanti della famiglia imperiale.
Continuano, intanto, i lavori di scavo del team di archeologi polacchi sul sito di Novae. Gli studiosi hanno intenzione di studiare l'ospedale militare, mentre i loro colleghi bulgari studieranno gli alloggi degli ufficiali in Novae.
Novae è collocata sulla riva meridionale del Danubio, vicino all'attuale villaggio di Svishtov. Anticamente era la base di un corpo di legionari romani. Durante il regno dell'imperatore Traiano, vi stazionò la I legione Italica, che aveva il compito di sorvegliare i confini dell'impero Romano. Attorno al campo base dei legionari si stabilì presto un insediamento abitativo.

lunedì 19 luglio 2010

Il misterioso re dal gonnellino di conchiglie


Gli archeologi che stanno scavando nella giungla del Guatemala, hanno scoperto una tomba reale Maya stipata di sculture, ceramiche ed ossa di bambini. La tomba è stata datata al 350 o 400 d.C. e giaceva nascosta sotto la piramide di El Diablo, nella città di El Zotz.
Gli archeologi, guidati da Stephen Houston, professore di antropologia alla Brown University di Providence, stavano indagando il luogo in cui sorgeva un piccolo tempio, quando si sono imbattuti in alcune ciotole color rosso sangue che contenevano i resti di denti e dita umane. Scavando tra pietre e fango, alla fine gli studiosi sono riusciti a trovare un buco nel terreno. Quando hanno proiettato, all'interno della cavità, un fascio di luce, gli archeologi sono stati colpiti da una fantasmagoria di colori: rossi, verdi, gialli.
Perfettamente conservata per oltre 1600 anni, nella profonda cavità c'era una tomba riempita di pezzi di legno, tessuti e dipinta di stucco. La sepoltura conteneva i resti di un maschio adulto, un re conosciuto solamente grazie ad alcuni testi geroglifici. Gli archeologi ritengono che sia stato il fondatore di una vera e propria dinastia.
Il sovrano è stato sepolto in un costume tradizionale da danzatore, adorno di campanelline fatte con conchiglie. Probabilmente il corpo del re, che era stato sepolto su una sorta di portantina collassata in seguito al crollo del pavimento, aveva un elaborato copricapo con piccoli glifi. Gli archeologi hanno anche ritrovato una lama, che pensano sia stata utilizzata per tagliare ed incidere le ossa oppure un altro tipo di materiale resistente. La superficie della lama era ricoperta di residui organici di color rosso. Questi residui corrispondono a resti di sangue.
La tomba contiene, anche, le ossa di sei bambini, che, probabilmente, sono stati sacrificati nel momento in cui il re sconosciuto morì.

domenica 18 luglio 2010

Il palazzo di Hammurabi ad Ebla


Il prossimo obiettivo del professor Paolo Matthiae, scopritore della città di Ebla, è quello di riportare alla luce il palazzo e gli archivi reali di Hammurabi. Questo è quello che il famoso archeologo ha dichiarato all'Adnkronos.
La scoperta di Ebla data al 1964. La città si trova a nord della Siria, a sud ovest di Aleppo e godeva del privilegio di trovarsi, anticamente, in una posizione intermedia tra Mesopotamia, Anatolia e Palestina. Nel corso degli ultimi scavi Matthiae e la sua equipe hanno rinvenuto una grande stele in basalto, con rilievi sui quattro lati che rappresentano la dea Ishtar, assimilata ad Afrodite.
Ishtar, oltre ad essere la dea della fertilità, era anche un versione al femminile di Marte, in quanto appellata come "dea della guerra". Ishtar proteggeva Ebla e la dinastia che regnava sulla città ed era conosciuta anche in Occidente.
Matthiae ritiene che la scoperta di questa stele sia molto importante, perchè mostra diverse raffigurazioni di Ishtar, tra le quali quella della dea sospesa in una sorta di circonferenza celeste, identificata come il pianeta Venere. Inoltre, sempre sulla stele rinvenuta di recente, sono presenti rilievi con scene musicali riguardanti i riti in favore della divinità che comprendevano anche sacrifici di prigionieri.
Il palazzo di Hammurabi, che Matthiae si prefigge di ritrovare, fu costruito tra il 2000 ed il 1600 a.C., prima che la zona in cui sorge Ebla divenisse un insediamento rurale di scarsa importanza. Nel 1600 Ebla viene distrutta per la terza volta dagli Ittiti che pongono fine, in tal modo, al periodo aureo della città. Matthiae ha ricordato che Ebla fu citata per l'ultima volta in riferimento alle crociate, quando la zona in cui sorgeva divenne, per un breve periodo, un accampamento di soldati cristiani.
Il palazzo reale, a detta dell'archeologo, potrebbe coprire un'area di 15.000 metri quadri ed era sicuramente il fulcro dell'antica città. Ma le operazioni di scavo saranno, inevitabilmente, piuttosto lunghe e faticose. E', quella che si andrà ad aprire, la 47ma campagna di scavi ad Ebla

sabato 17 luglio 2010

Chi è sepolto nel sarcofago Strozzi?


Dinnanzi alla facciata della chiesa di San Francesco si trova un sarcofago oggetto, recentemente, di un intervento di restauro. Proprio questo restauro, che ha comportato l'apertura del sarcofago, ha permesso di scoprire la presenza, nella sepoltura, di numerose ossa umane, nessuna delle quali in connessione anatomica.
La Dott.ssa Maria Grazia Maioli, Direttrice del Centro Operativo di Ravenna della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, ha accertato che il sarcofago è composto da una cassa e da un coperchio fabbricati in epoche diverse: la cassa nell'antichità, il coperchio in epoca altomedioevale.
Nei primi anni del Cinquecento i due reperti sono stati assemblati per contenere i resti di Martino Strozzi (o Astozi), che visse nella seconda metà del Quattrocento, notaio ed anche politico. Martino Strozzi ebbe due mogli, la prima delle quali era sorella di Guidarello Guidarelli, celebre uomo d'armi, che nominò Martino Strozzi tra i suoi eredi.
Le indagini condotte sui resti contenuti nel sarcofago, condotte dai medici riminesi Stefano De Carolis ed Elena Rastelli, hanno permesso di accertare che le ossa appartengono a sette individui adulti, uno dei quali morto in tarda età, ed a quattro bambini. Probabilmente questa sepoltura collettiva era dovuta alla volontà di riutilizzare più volte il sepolcro per la famiglia Strozzi, che è attestata a Ravenna fino ai primi anni del Settecento. Si pensa anche, però, che tale sepoltura multipla possa essere il frutto di una contaminazione avvenuta ai primi anni dell'Ottocento, quando il sarcofago, che si trovava nella piazzetta degli Ariani, fu momentaneamente svuotato. Le spoglie degli Strozzi furono collocate nelle tombe terragne nella chiesa dello Spirito Santo e da qui traslate, negli anni successivi, nuovamente nel sarcofago. Non è da escludere che, proprio in questo frangente, ci siano state delle confusioni tra le spoglie degli Strozzi e quelle di altri defunti.

Il Principe delle Arene Candide


Il comune di Finale Ligure, unitamente alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria, intende aprire una nuova campagna di scavi nella Caverna delle Arene Candide dove, nel 1942, fu rinvenuta la sepoltura di un giovane chiamato il Principe delle Arene Candide, risalente a 24 mila anni fa, che rappresenta la più importante sepoltura del paleolitico superiore europeo.
La caverna si trova a circa 90 metri sul livello del mare. Le arene candide erano una duna di sabbia quarzosa che i venti dell'ultima glaciazione addossarono al promontorio. Gli scavi furono qui effettuati tra il 1940-1942 e tra il 1948 ed il 1950 e permisero di scoprire 19 sepolture paleolitiche, tra cui quella del Principe, custodite ora nel Museo Archeologico di Genova Pegli.
Gli scavi non sono stati mai portati fino in fondo alla caverna, dove si spera di poter rinvenire tracce del passaggio e della successiva sostituzione dell'Homo Sapiens all'Homo Neanderthalensis.

I tesori sepolti di Coseano


Il "Messaggero Veneto" dà notizia della scoperta di 23 sepolture di epoca romana, attestanti l'utilizzo sia della cremazione che dell'inumazione durante la campagna di scavo a Coseano, nel Friuli Venezia Giulia. Il cimitero, probabilmente, era pertinente ad un insediamento che sorse e prosperò nei pressi nel lasso di tempo intercorrente tra il I ed il IV secolo d.C..
L'area di Coseano è ricca di memorie del popolamento romano: ben 32 siti archeologici. Le strutture moderne, inoltre, ricalcano in molti casi le antiche persistenze romane. La strada Rodeano-Coseano ripercorre, ad esempio, la pianificazione adottata dai Romani durante la loro occupazione del territorio.
Le 23 sepolture ritrovate contengono un corredo piuttosto ricco, costituito di reperti in ceramica e vetro. Nel settore centro settentrionale dell'area sepolcrale, è stato attestato l'utilizzo di sepolture a cremazione, inquadrabili nella prima metà del II secolo d.C.. Si tratta di 19 tombe che contengono i resti di defunti cremati, deposti in fosse quadrate.
Le tombe ad inumazione, invece, risalgono al II-III secolo d.C.. E' stata ritrovata, inoltre, una struttura in muratura, in cui giacevano i resti di ben quattro inumati deposti in momenti successivi, a dimostrazione che la tomba è stata riutilizzata nel tempo.

Un vascello del Settecento a Manhattan


Gli operai al lavoro nel cantiere di Ground Zero, a New York hanno ritrovato un vascello risalente al Settecento che, duecento e più anni fa, è stato utilizzato, molto probabilmente, per allungare la penisola di Manhattan.
Il relitto giaceva a dieci metri di profondità ed ora sono in corso le analisi degli specialisti, che sono in lotta contro il tempo, visto che il legno del vascello ha iniziato a deteriorarsi non appena è venuto in contatto con l'aria. Nei pressi del vascello è stata anche rinvenuta un'ancora di 50 chilogrammi di peso che, però, non è ancora chiaro se sia appartenuta o meno all'imbarcazione.
Il vascello è riemerso dalla fossa che è stata aperta nel luogo in cui sorgevano, un tempo, le torri gemelle. Il terreno che circondava il reperto è quello di riporto utilizzato nel Settecento per estendere quella che oggi si chiama Battery Park, nell'estuario del fiume Hudson.
Quel che è emerso del battello è lungo dieci metri. L'area in cui giaceva non è stata esplorata sin dagli anni Settanta del secolo scorso, quando furono costruite le torri gemelle

Un Caravaggio sconosciuto


Un nuovo Caravaggio, un quadro rappresentante il Martirio di San Lorenzo è stato rinvenuto a Roma, tra le proprietà della Compagnia di Gesù. Si attende che siano completati gli esami per attribuirlo definitivamente al grande pittore. La notizia è stata data da "L'Osservatore Romano".
Stilisticamente il dipinto, riporta il giornale del Vaticano, è impeccabile come impeccabile è l'utilizzo della luce che avvicina il quadro ai grandi capolavori caravaggeschi come la "Conversione di San Paolo". San Lorenzo è disteso a pancia in giù sulla graticola, con le braccia in avanti, quasi a cercare la salvezza. Il suo volto è profondamente umano, come in tutte le opere del Caravaggio.
Foto di Zeno Colantoni in esclusiva per "L'Osservatore Romano".

giovedì 15 luglio 2010

Ritrovato a Roma un tempio completo di marmi

(Ansa) Un'intero tempio romano, completo di colonne in marmo, statue e frontoni è stato riportato alla luce in un'area intatta e ben conservata. La scoperta è stata annunciata dal sottosegretario ai Beni Culturali, Giro, il quale ha annunciato che l'area potrà diventare parco archeologico. Gli scavi sono in un terreno sulla via consolare Flaminia, all'altezza di via Vitorchiano. "Sono stati ritrovati 3 mausolei - dice Giro - quest'ultimo è il più spettacolare. Era del generale Marco Nonio Macrino.

Affreschi minoici in Israele


Lo scorso anno, nella regione di Tell Kabri, sono stati riportati alla luce i resti di un affresco minoico, il primo di tal genere scoperto in Israele. Gli affreschi di tipo minoico sono caratterizzati da elementi ricorrenti, come, per esempio, lo sfondo azzurro.
Il Dott. Assaf Yasur Landau, dell'Università di Haifa, sostiene che l'adozione di questo determinato tipo di affresco è stata un decisione consapevole da parte degli antichi governanti, che volevano ispirarsi alla cultura mediterranea, piuttosto che alle culture dei paesi confinanti.
Tell Kabri si trova vicino al kibbutz Kabri, non lontano da Nahariya e mostra i resti di una città cananea del Bronzo Medio (2000-1550 a.C.). Al centro vi è il luogo di residenza fortificato dei governatori dell'antica città. Gli scavi in questo sito sono iniziati negli anni '80 del secolo scorso e sono stati interrotti nel 1993.
Tell Kabri è stata oggetto di particolare attenzione, da parte degli archeologi, perchè venne abbandonata senza che un altro insediamento ne prendesse il posto. Questo permette agli studiosi di scavare una città del Bronzo Medio di area cananea praticamente in condizioni ideali. L'ottima conservazione del centro abitato potrà fornire, poi, una visione completa della vita politica e sociale dell'epoca.

martedì 13 luglio 2010

Frammento di antica scrittura a Gerusalemme

A Gerusalemme è stato trovato il frammento di una tavoletta di circa 3400 anni fa, contenente il più antico esempio di scrittura mai trovato nell'antica città.
Il reperto è veramente molto piccolo, 2 centimetri di larghezza, e reca, incisi, simboli cuneiformi. Gli studiosi lo hanno fortunosamente ritrovato durante il lavoro di setaccio della terra rimossa dallo scavo di una torre del X secolo a.C., a sud delle mura della Città Vecchia, nella parte controllata da Israele.
Gli archeologi della Hebrew University pensano che il frammento possa riferirsi ad un documento degli archivi reali, forse una parte di una missiva reale inviata da un re cananeo di Gerusalemme ad Amen Hotep IV/Akhenaton. Il reperto, infatti, ha una datazione analoga alle tavolette ritrovate nel sito di Tell el-Amarna che si ritiene facessero parte dell'archivio reale di Akhet-Aton, l'antica capitale di Akhenaton.

lunedì 12 luglio 2010

L'anfiteatro di Artù


Il prossimo 19 luglio verrà trasmesso, da History Channel, un documentario sulla storia di re Artù. Molte sono le ipotesi formulate su questo personaggio semileggendario. Alcuni vogliono che sia solamente, appunto, un personaggio di fantasia, mentre altri studiosi lo hanno identificato con un condottiero romano-britannico, vissuto tra il V ed il VI secolo d.C..
Sembra, ora, che alcuni archeologi abbiano individuato la posizione precisa in cui si trovava la roccaforte di Artù. Dunque Camelot, pare, è veramente esistita, solo che non è la Camelot alla quale siamo abituati. Non è un tavolo rotondo di legno attorno al quali si riunivano i famosi cavalieri, quanto, piuttosto, uno spazio circolare all'interno dell'anfiteatro di Chester, una costruzione in pietra e legno di 12 metri di altezza, risalente all'epoca romana, capace di ospitare ben 10.000 persone.
Queste nuove teorie saranno presentate proprio su History Channel, nello speciale dedicato ad Artù. La struttura circolare, pensano gli studiosi, ben si adatta alle gerarchie dell'epoca, senza pensare che Chester è il luogo in cui si dice che Artù abbia riportato una delle sue maggiori vittorie durante le 12 battaglie, combattute in 40 anni contro i pagani Sassoni. Artù avrebbe, pertanto, utilizzato per la sua "assemblea" nobiliare, una struttura preesistente, costruita dai Romani. Nell'anfiteatro, inoltre, è presente un santuario dedicato ai martiri cristiani, citato nei resoconti dell'epoca proprio come presente nel luogo in cui si svolse una delle maggiori battaglie di Artù.

domenica 11 luglio 2010

Tuvixeddu, una necropoli punica in Sardegna


La necropoli di Tuvixeddu è la più grande necropoli fenicio-punica ancora presente nel Mediterraneo e nel mondo. Si trova all'interno della città di Cagliari ed il nome sta a significare "colle dei piccoli fori", a causa della presenza di numerose sepolture scavate nella roccia. Fu, sicuramente la necropoli più grande del centro di Krl (Karel, Città di Dio, antico nome della città di Cagliari) e comprende più di 1100 sepolture.
I Cartaginesi scelsero questo colle per seppellirvi i loro defunti in un periodo compreso tra il VI ed il III secolo a.C.. Le sepolture si potevano raggiungere per mezzo di un pozzo scavato nella roccia calcarea e profondo dai due metri e mezzo agli undici. Il pozzo, attraverso una piccola apertura, immetteva nella camera funeraria, solitamente decorata, dove erano riposte ampolle per essenze profumate.
Alle pendici del colle di Tuvixeddu è tuttora presente anche una necropoli romana, che si affacciava un tempo sulla strada e che è composta da tombe ad arcosolio e colombari.
Tra le tombe puniche più interessanti vi è quella dell'Ureo e la Tomba del Combattente, decorate con palme e maschere.
La Grotta della Vipera è un ipogeo funerario che si trova non lontano dalla necropoli di Tuvixeddu. Venne costruito dal romano Lucio Cassio Filippo per sua moglie Atilia Pomptilla, nel II secolo d.C.. La tomba ha una facciata con due colonne, di cui è superstite solo un capitello. E' composta da un pronao e due camere funerarie. Le iscrizioni metriche, in latino e greco, riportano la storia dei due coniugi, esiliati in Sardegna. Atilia sarebbe morta dopo aver offerto agli dei la sua vita in cambio di quella del marito. Nella decorazione del frontone compaiono anche due serpenti, simbolo del genius di Cassio Filippo, dai quali prende nome l'ipogeo.
Il monumento fu preservato grazie all'intervento dello studioso Alberto Della Marmora che, durante i lavori per la costruzione della Strada Reale Cagliari - Porto Torres (1822), ne impedì la distruzione.

venerdì 9 luglio 2010

Le sorprese di Saqqara

Le tombe di un padre e di un figlio sono state scoperte a Saqqara, in Egitto. Le sepolture datano alla VI dinastia (2374-2191 a.C.) e pare che una delle due sia pervenuta intatta.
Le tombe si trovavano ad ovest della piramide di Djoser a Saqqara ed appartengono a Shendwa, capo degli scribi del Faraone, ed a suo figlio Khonsu. Ad essere intatta è la tomba di Shendwa, sulla cui falsa porta è raffigurato il defunto, di cui sono stati riportati anche i titoli onorifici, seduto ad un tavolo per offerte. Il corredo è composto di vasi in calcare e cinque recipienti a forma di anatra, che contengono i resti dei volatili che rappresentano. L'umidità e l'erosione non hanno permesso la conservazione del sarcofago in legno.
Nella tomba di Shendwa è stato anche trovato un piccolo obelisco in calcare di 30 centimetri di altezza, che rappresentava Ra.
Khonsu, figlio di Shendwa, pare aver ereditato i titoli del padre. Anche nella sua sepoltura è stata trovata una falsa porta, sul cui architrave è un colorato rilievo raffigurante il defunto.

giovedì 8 luglio 2010

De...profumis!


"Il profumo nel mondo antico", di Giuseppe Squillace, ricercatore in Storia Greca del Dipartimento di Storia dell'Università di Calabria, svela i segreti dei profumi nella vita quotidiana dei nostri antenati.
Tra gli ingredienti fondamentali per le antiche ricette vi erano incenso, mirra, nardo, rosa, zafferano, maggiorana, cardamomo, cinnamomo, cassia, alloro, radice di iris. Le profumazioni avevano nomi esotici ed evocativi, quali Aegption, Megalleion, Panathenaicum, Kypros ed erano costosissime, al punto che potevano permettersele quasi esclusivamente le famiglie benestanti dell'antica Grecia.
Nel libro del professor Squillace è contenuta anche la prima traduzione italiana del trattato "Sugli odori", del botanico e filosofo Teofrasto (IV-III secolo). Sono ben 21 gli ingredienti individuati dal professor Squillace che, inoltre, è riuscito a ricostruire anche i metodi di estrazione delle essenze.

martedì 6 luglio 2010

La reggia dei Tarquini a Gabii


Nella cittadina di Gabii, a circa 20 chilometri da Roma, la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Roma e l'Università di Roma Tor Vergata, unitamente alla Scuola di specializzazione in archeologia di Matera, hanno effettuato una scoperta piuttosto importante.
Su un'altura antistante il vulcano di Castiglione sono state riportate alla luce le mura di un edificio arcaico in eccezionale stato di conservazione. Il complesso sembra attualmente composto da tre ambienti allineati, in cui quello centrale pare essere stato intenzionalmente riempito e seppellito da un alto tumulo di pietre. In ciascuna stanza, poi, sono state ritrovate sepolture di bambini appena nati che, probabilmente, sono inerenti a cerimonie di sacralizzazione degli spazi.
Questo ha fatto pensare agli studiosi di essere in presenza di una regia. Una lastra del fregio, ritenuta integra, raffigura il Minotauro associato a felini che rimanda alla leggenda di Teseo, utilizzata dal re Servio Tullio per legittimare e circondare di un'aura leggendaria il suo potere. I dati stratigrafici sembrano indicare che l'edificio sarebbe stato volutamente distrutto ed obliato alla fine del VI secolo a.C..
Una delle ipotesi più probabili è che qui abbia avuto dimora Sesto Tarquinio, uno degli ultimi Tarquini residenti a Roma, che venne ucciso quando Tarquinio il Superbo venne cacciato da Roma.
Nel 2008 era stato già identificato un vano di un edificio frequentato in età arcaica, ma solo quest'anno è stato possibile liberare i tre vani - di cui quello centrale è quello più ampio - dell'edificio gabino. Il tumulo di pietre che, nel VI secolo a.C., nascose completamente l'edificio è stato, paradossalmente, la causa del suo eccezionale stato di conservazione. Le mura sono visibili per un'altezza di quasi due metri. Sono stati anche recuperati resti della decorazione acroteriale dell'edificio, tra i quali la lastra integra con la raffigurazione del Minotauro.

Le tombe dimenticate di Bonorva


I dipinti delle tombe neolitiche della valle di Bonorva, in Sardegna, d'ora in poi saranno visibili solo in foto, poichè saranno sepolti sotto un bel pò di terra fino a data da destinarsi. Così ha deciso la Soprintendenza Archeologica di Nuoro e Sassari, che ha finanziato la campagna di scavi che, per due anni, ha interessato il sito e che è stata condotta dall'archeologo Francesco Sartor. L'intento della Soprintendenza è quello di salvaguardare questi preziosi reperti dalle infiltrazioni di acqua salmastra e dai malintenzionati.
La Soprintendenza ritiene che questa decisione sia la migliore da prendersi, per il momento, al fine di tutelare gli eccezionali ritrovamenti archeologici, come la Tomba n. 7 "Sa Pala Larga", dipinta con sette spirali color rosso ed ocra che, per quasi un metro, si rincorrono sulle pareti ed il cui soffitto è una sorta di scacchiera bianca e blu.
La necropoli di Bonorva si trova a 10 chilometri dal centro abitato.

Liternum e l'obliata memoria di Scipione l'Africano


Stanno andando avanti gli scavi nell'antica città di Liternum, durante i quali sono stati rinvenuti frammenti ossei umani. Ora la Soprintendenza Archeologica di Napoli sta pensando ad un museo che raccolga i reperti che sono venuti alla luce.
I lavori si sono svolti nei pressi dell'antico criptoportico, nell'area del foro, ed hanno permesso di recuperare frammenti di vasellame di buona fattura e, appunto, frammenti di resti umani. La zona di Liternum era abitata già in epoca preistorica e fu poi occupato da popolazioni di lingua osca che vi costruirono una città che fu, poi, occupata dai Romani nel 194 a.C..
La città romana si trovava vicino alle sponde del Lago di Patria (Literna Palus), presso il fiume Clanis. La città fu assegnata ai veterani dell'esercito romano che avevano combattuto con Scipione l'Africano, che si era ritirato a vivere proprio a Liternum, dove morì nel 183 a.C..
La città si sviluppò tra il I ed il II secolo d.C., quando fu attraversata dalla via Domiziana che la collegava ai centri della costa campana, in particolare a Puteoli (Pozzuoli). La via fu costruita nel 95 d.C. dall'imperatore Domiziano ed origina dall'antica Appia, all'altezza di Sinuessa (attuale Mondragone).
Nel V secolo d.C. le fortune della città cominciarono a venir meno, a causa dell'impaludamento dell'area che portò, inevitabilmente, alla scomparsa del centro di Liternum.
Nel Medioevo l'area fu frequentata dai Benedettini di S. Lorenzo di Aversa che la utilizzavano come riserva di pesca.

lunedì 5 luglio 2010

Un mistero egizio in terra israeliana?


Tredici anni fa fu trovato, in Israele centrale, un antico artefatto che ha alimentato la teoria che il sito fosse stato abitato da un re biblico.
Gli esperti dell'Università di Haifa hanno finalmente identificato il reperto, antico di 3200 anni, un oggetto circolare in bronzo recante il ritratto di una donna, come il perno della ruota di un carro da guerra. Questa scoperta non fa che confermare che il luogo in cui è stato trovato lo straordinario reperto è il sito su cui sorgeva la città biblica di Harosheth Haggoyim, capitale di Sisera, un re Canaanita menzionato nel libro dei Giudici, che attaccò Israele.
Alcuni studiosi, però, ritendono che il luogo fosse, in realtà, una fortezza di passaggio ed il reperto circolare sia un caso unico nella regione e sia il segno della residenza di un ufficiale egiziano (od un ufficiale Shardana, la truppa scelta del faraone Ramses II) di alto rango.
Il perno da ruota fu scoperto nel 1997, in una struttura denominata Casa del Governatore. Tra i tanti reperti ritrovati, il perno bronzeo risalente al XIII-XII secolo a.C., del diametro di 2 centimetri e dello spessore di 5 millimetri, rimane un mistero. Gli studiosi sperano di ricavare qualche risposta dallo studio dei rilievi raffiguranti carri egiziani ed, in particolare, le ruote di questi carri, che avevano i fulcri che recavano i volti dei prigionieri, nemici o stranieri, con un volto femminile sulla parte superiore del perno.
Il Prof. Adam Zertal ritiene che il luogo in cui è stato rinvenuto il prezioso reperto sia realmente la città di Sisera, che fu ucciso da una donna ebrea di nome Yael, mentre dormiva nella sua tenda.

Gladiatrice o...?


E' stata scoperta, vicino Hereford, in Inghilterra, una misteriosa sepoltura di epoca romana. Si tratta di una sepoltura femminile, risalente al I-II secolo d.C.. La donna sepolta era di corporatura piuttosto robusta ed è stata inumata in una bara di fattura accurata.
Robin Jackson, che da tre mesi sta scavando nel luogo per conto del Worcestershire Council's Historic Environment and Archaeology Service, ha dichiarato di aver scoperto, sinora, quattro sepolture al di sotto di un edificio. Una di queste, appunto, è quella della misteriosa donna che, a giudicare dal fisico, deve aver lavorato piuttosto duramente, in vita. Jackson pensa che possa aver svolto lavori pesanti, anche se resta misterioso il motivo per il quale sia stata sepolta in una bara riservata, solitamente, a personaggi di alto rango.
Dapprincipio si è pensato che la sepoltura appartenesse ad un individuo di sesso maschile, a causa della lunghezza del femore. Ma un esperto di osteologia applicata all'archeologica ha esaminato le pelvi ed il teschio dello scheletro, che sono risultate possedere caratteristiche nettamente femminili.
La defunta, dunque, appare essere una donna fisicamente molto forte, soprattutto a giudicare dalla spina dorsale e dalle increspature sulla parte delle ossa dove muscoli e tendini erano una volta attaccati, e dove hanno lasciato la loro impronta.
Le ossa, ovviamente, dovranno essere analizzate in un laboratorio per fornire una data più precisa alla quale riferire la sepoltura, nonchè l'età della donna ed altre informazioni come l'altezza, lo stato di salute, la razza o la provenienza. Si pensa che sia necessario, per questo, almeno un anno di studio.
Lo scavo si trova alla periferia di Credenhill, a circa 6 chilometri ad ovest di Hereford, sul luogo dove sorgeva un villaggio romano chiamato Magnis, ora conosciuto come Kenchester, che era un importante mercato della tribù Dobunni. Il luogo è vicino, anche, ad una strada romana costruita nel I secolo d.C., che oggi corre tra Stretton Sugwas e Burcott.
La donna giaceva in posizione fetale ed i resti di tre stringhe di metallo e di legature decorative in bronzo suggerisce che la bara doveva essere molto larga. I modi di sepoltura, durante i quattro secoli di occupazione romana della Britannia, erano diversi. Cremazione, sepoltura in vasi, bare lignee o cadaveri avvolti in teli sono ugualmente attestati. Robin Jackson sostiene che era molto comune essere seppelliti, in epoca romana, in una bara di legno, ma questa sepoltura era solitamente appannaggio dei più abbienti.
Nella sepoltura di Hereford sono stati trovati anche vasellame ed ossa animali, il che suggerirebbe che la donna sia stata inumata con un'offerta di carne di manzo, cosa piuttosto comune.
A proposito di questo misterioso ritrovamento, la BBC ha parlato della possibilità che si tratti di una gladiatrice, ma Robin Jackson non è d'accordo, dal momento che non ci sono armi, disposte nella sepoltura, accanto al corpo della donna e non ci sono nemmeno altri oggetti caratteristici con i quali, normalmente, venivano sepolti i gladiatori. Per cui non ci sono che pochissime somiglianze tra la donna sepolta ad Hereford ed il corpo della gladiatrice ritrovato vicino il circo romano di Londra. Quest'ultima scoperta è stata fatta nel Sothwalk nel 2000, dall'equipe del British Museum.
La sepoltura animò molte discussioni, perchè era abbastanza chiaro che si trattava dell'ultima dimora di un grande gladiatore. Le gladiatrici erano una rarità in un mondo, quello dei gladiatori, esclusivamente riservato agli uomini. Queste donne, che svolgevano un lavoro tipicamente maschile, spesso pagavano questa loro "passione" non solo con la vita, ma soprattutto con la loro rispettabilità. Riguardo alla sepoltura londinese, che apparteneva, appunto, ad una di queste gladiatrici, si è pensato che la donna avesse raggiunto il successo nelle arene dell'Europa del nord. Sicuramente fu molto onorata in vita, ma poichè era "solo" una donna, non poteva mostrarsi dinnanzi alla folla che animava i circhi dell'antica Roma, che l'avrebbe sicuramente insultata. Così combattè e fu sepolta in qualche parte dell'impero, lontano dalle "luci dei riflettori".
Al British Museum è possibile ammirare un bellissimo rilievo raffigurante due gladiatrici che combattono. Questo rilievo fu fatto in occasione dell'affrancamento con onore di due combattenti dell'arena, Amazon ed Achilla, che probabilmente si guadagnarono la libertà con una serie di eccezionali performance. Questo rilievo è sicuramente la prova che anche le donne scendevano nell'arena per affrontarsi in ludi gladiatori. Non indossavano elmetti, come si deduce osservando il rilievo custodito al British, presumibilmente per far vedere che avevano capelli e fattezze femminili, e pare che combattessero preferibilmente di notte.

Come morì Cleopatra?


Uno studio recente sostiene che Cleopatra sia morta dopo aver bevuto un cocktail di droghe letali. E' quanto sostiene Christoph Schafer, storico e professore dell'Università di Trier. "Cassio Dione, che scrisse circa 200 anni dopo la morte di Cleopatra, affermò che ella ebbe una morte tranquilla ed indolore. E questo non è compatibile con il morso di cobra. Il veleno del serpente avrebbe, in fatti, causato una dolorosa e deturpante morte", afferma Schafer.
Cleopatra si suicidò nel 31 a.C., all'età di 39 anni, dopo la morte di Marco Antonio, che si era suicidato in seguito alla sconfitta durante la battaglia di Azio.
Gli antichi papiri riportano che gli Egizi conoscevano numerosi veleni. Schaefer sostiene che Cleopatra li avesse provati tutti, come aveva fatto, a suo tempo, il re Mitridate VI. La miscela più probabile, proposta dallo studioso, è un cocktail di oppio, aconitum e cicuta che avrebbe provocato una morte indolore. L'oppio aveva funzioni analgesiche, la cicuta avrebbe paralizzato il sistema nervoso e l'aconitum era noto per la sua alta tossicità. Alain Touwaide, un'autorità internazionale in fatto di veleni, cosmetici e farmaci, ritiene altamente probabile l'effetto letale di questa miscela, anche se, ai tempi della regina egiziana, non era cosa comune mescolare tra loro i veleni.

Nuove sull'Uomo di Altamura


Il Neanderthal italiano è un uomo caduto in un crepaccio. E' il famoso scheletro di Altamura, che è stato ritrovato in Puglia nel 1993, che sta rivelando sorprendenti notizie sull'antropologia italiana e del sud Europa.
Il fossile d'uomo ha una particolarità che lo rende davvero unico in Italia ed in Europa: è intatto, pur se disarticolato, a differenza di altri "colleghi", italiani ed europei. L'Uomo di Altamura è stato scoperto da due speleologi che stavano esplorando, da due anni, un ipogeo molto esteso. Gli studiosi scoprirono una volta cranica rovesciata e ricoperta di concrezioni calcaree.
Due anni fa sono ripartiti gli studi sull'Uomo di Altamura ed hanno determinato che si trattava di un ominide di 160 centimetri di altezza, vissuto in un arco temporale piuttosto ampio, che va dai 250 mila ai 50 mila anni fa. Inoltre sono state condotte, dagli studiosi, delle indagini sul dna mitocondriale dell'Uomo di Altamura, che hanno dimostrato che il gruppo di Neanderthal poteva essere suddiviso in tre gruppi distinti a seconda della loro distribuzione geografica.
L'Uomo di Altamura è geneticamente compatibile con i gruppi neanderthaliani dell'Europa meridionale ed è affine con i reperti umani ritrovati in Spagna ed in Croazia. Si tratta di un soggetto maschile ed il suo scheletro è, al momento, inamovibile, situato nelle viscere di una grotta a dieci metri di profondità. L'inamovibilità è una condizione posta dal Ministero per la sua tutela.
I primi studi sulla grotta che "ospita" il prezioso reperto, hanno fatto pensare che la sala principale della stessa, un tempo, fosse dotata di diverse aperture che funzionavano come trappole per animali e che ora sono occluse da detriti.

giovedì 1 luglio 2010

Il cimitero dei bambini


Nel Buckingamshire, Inghilterra, presso il sito di Hambleden, è stato scoperto un sepolcreto romano in cui sono stati rinvenuti i resti di 97 bambini.
Gli archeologi ritengono che la villa romana che sorgeva accanto al cimitero doveva essere un bordello. Le prime analisi, infatti, hanno permesso di appurare che i bambini morirono appena nati. L'archeologo Jill Eyers ha affermato che, nel mondo romano, non esisteva una contraccezione efficace e che l'infanticidio non destava molta riprovazione. Del resto i romani consideravano i bambini delle persone solo una volta che essi avessero raggiunto il secondo anno di età.
L'area archeologica di Hambleden fu scoperta circa cento anni fa e la villa che fu individuata già all'epoca, si ritiene sia appartenuta ad un cittadino romano di alto lignaggio. Gli scavi, però, ora sono praticamente abbandonati.

Il mistero non svelato del tunnel di Sethi


Dopo circa quarant'anni, gli archeologi sono riusciti ad arrivare alla fine del tunnel scoperto nella tomba del faraone Sethi I. Il tunnel si interrompe dopo 147 metri.
L'ultima dimora terrena di Sethi I fu scoperta da Giovanni Battista Belzoni nel 1817. Dopo diversi tentativi, avvenuti nel corso degli anni ad opera di diversi studiosi, nel 2007 Zahi Hawass ha utilizzato dei carrelli da miniera per rimuovere i detriti dal tunnel. Durante gli scavi e gli sgomberi del tunnel sono stati scoperti diversi ushabti e frammenti di ceramica della XVIII Dinastia (1569-1315 a.C.), nonchè tracce di materiale con il nome di Sethi I ed il modellino di una barca fatta con la faience egizia. Su tre gradini della scala di pietra che immette nel tunnel sono stati trovati anche dei graffiti.
La squadra di Zahi Hawass ha trovato un corridoio di 25,60 metri al cui inizio vi era una falsa porta con un testo in ieratico, praticamente delle istruzioni per gli operai. Una volta pulito il passaggio, gli archeologi si sono trovati di fronte una scala di 54 gradini, lunga 6 metri, che, però, termina bruscamente, assieme al tunnel.
Hawass ritiene che gli operai terminarono la camera funeraria del faraone durante l'ultimo ventennio del suo regno. Ramses II, però, alla morte del padre ne terminò la sepoltura.

La nave di Panarea


Ad oltre 100 metri di profondità, nel mare di Panarea, si trova un relitto di epoca romana, che trasportava un carico di anfore di frutta secca.
La nave risale al I secolo d.C. e trasportava circa cento anfore, disposte in posizione leggermente diversa da quella in cui furono collocate originariamente il che ha fatto pensare, agli studiosi, che la nave, affondando, sia scivolata e si sia adagiata su un fianco.
E' stato anche individuato un altro relitto, sempre a cento metri di profondità, che dovrà essere studiato ed esplorato.

Continuano le scoperte ad Aquileia

Gli scavi di via delle Vigne Vecchie ad Aquileia (Foto: messaggeroveneto.it) In via delle Vigne Vecchie , ad Aquileia , lo scavo archeo...