sabato 31 agosto 2013

Scoperta la Venere di Racibòrz

La Venere di Racibòrz (Foto: Piotr Szejnoga)
Una statuetta neolitica (IV millennio a.C.) raffigurante una figura femminile stilizzata è stata ritrovata durante gli scavi di Racibòrz, in Polonia. Finora solo pochi e piccoli frammenti di epoca neolitica sono stati scoperti in Polonia.
La statuina è stata soprannominata Venere di Racibòrz, perché è simile a reperti di questo tipo emersi in altri contesti europei di epoca paleolitica. Sono visibili chiaramente le gambe, i fianchi ampi, il seno, una rappresentazione schematica della testa e delle mani alzate in gesto di adorazione. La Venere di Racibòrz, differentemente da altre figurine coeve, è in argilla. Le statuette femminili sono solitamente associate al culto della fertilità e della Dea Madre e sono segno della grande importanza conferita alle donne in epoca neolitica.

Ritrovato un idolo cananeo in Israele

L'idolo in pietra trovato tra le rovine di un'antica abitazione ebraica
(Foto: Dott. Mordechai Avi'am)
Una spedizione archeologica congiunta di ricercatori dell'Università giapponese di Tenri e del Kinneret Academic College di Galilea ha fatto un'importante scoperta negli scavi di Tel Rechesh, presso la riserva del fiume Tabor, nel nord d'Israele. Gli archeologi hanno riportato alla luce un idolo in pietra cananeo, una sorta di pietra rituale.
Gli scavi, in questa località, sono stati intrapresi sei anni fa. Da essi sono emersi anche i resti di una casa colonica ebraica risalente all'epoca del Secondo Tempio. Gli archeologi sono riusciti ad attribuire i resti ad un abitato ebraico sulla base dei tipici strumenti in pietra che sono stati ritrovati e di lucerne e monete coniate nella città di Tiberiade.
Tra le rovine del secondo piano della casa colonica, però, una grande sorpresa attendeva i ricercatori: una statua di culto cananeo, simile a quella che normalmente viene posta in un tempio. Tempio che, però, ancora non è stato ritrovato. Pietre simili sono state scoperte in alcuni siti cananei, tra i quali Hazor. La stessa pietra è stata, in seguito, utilizzata come parte del telaio di una porta in una delle camere dell'edificio ebraico.

Coltelli di selce e gusci di lumaca ritrovati in Messico

Coltello in selce ritrovato in Messico (Foto: Meliton Tapia/Inah)
Gli archeologi dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) hanno recentemente recuperato un vaso con la forma di Tlaloc, il dio messicano della pioggia, centinaia di conchiglie e gusci di lumaca e 28 coltelli in selce con decorazioni che risalgono a 500 anni fa. Il ritrovamento è avvenuto nella tenuta di Nava Chavez, nella zona archeologica del Grande Tempio e va ad aggiungersi a quello di ben 137 materiali votivi scoperti ad aprile.
Gli oggetti sono stati rinvenuti all'interno di una scatola e sotto lastre di roccia vulcanica, livellati a formare un pavimento per la VI fase costruttiva del Grande Tempio (1486-1502 d.C.). Una volta rimosse le lastre pavimentali è emersa una scultura di 21 centimetri di altezza e di 11,5 di larghezza, rappresentante il dio Tlaloc, con resti di pigmento blu sulla superficie. Proseguendo lo scavo sono emerse quasi 800 tra conchiglie e gusci di lumaca, una figura che rappresenta, probabilmente, una divinità della fertilità e i resti ossei di un pesce palla.
Al di sotto di questi resti sono stati ritrovati i 28 coltelli in selce le cui decorazioni potrebbero rappresentare dei guerrieri. Dei coltelli 27 sono realizzati con selce bianca. Probabilmente si tratta di coltelli sacrificali offerti alla divinità del Tempio Grande. Molti coltelli del genere sono stati ritrovati a partire dal 1978, durante la prima stagione di scavo al Tempio Grande.

Una pelle di pecora di 4000 anni fa in Scozia

Gli archeologi ritengono di aver fatto un'importante scoperta nelle Highlands: si tratta di una pelle di pecora di 4000 anni fa che è, forse, l'esempio di pelle di pecora più antico ritrovato in Gran Bretagna. Il reperto è stato rinvenuto, nel 2011, insieme con una cista sepolta a Spinningdale, sulla costa meridionale del Sutherland. Gli archeologi ed i ricercatori hanno condotto accurate indagini sul reperto e solo ora hanno pubblicato i risultati a cui sono giunti.
Nel luogo dove è emerso il reperto è stata ritrovata una sepoltura dell'Età del Bronzo, contenente uno scheletro in posizione rannicchiata con i resti di una pelle di pecora che, probabilmente, gli avvolgeva il corpo. E' stata ritrovata anche una cista di pietra cavata al centro. Lo scheletro è poi risultato essere quello di una donna di 35-50 anni, con i segni evidenti di una malattia articolare e vertebrale.
E' stata proprio la pelle di pecora, avvolta attorno allo scheletro della donna, ad essere il ritrovamento più importante poiché si tratta del primo esempio del genere in Scozia e del primo esempio conosciuto scoperto in una sepoltura dell'Età del Bronzo in Gran Bretagna. La cista che accompagnava la defunta conteneva delle sostanze di origine non botaniche, un osso cremato non identificato e parte di un piccolo anello.

Un villaggio "galleggiante" scoperto in Scozia

I resti del villaggio lacustre in Scozia
Gli archeologi scozzesi hanno scoperto i resti di un villaggio lacustre dell'Età del Ferro a Wigtownshire. E' il primo del genere ad essere ritrovato in Scozia e già si parla di Glastonbury scozzese.
Lo scavo del villaggio è stato effettuato quest'estate dalla AOC Archaeology Group che spera di poter ampliare la sua attività e il suo programma di scavi. E' uno dei 55 progetti archeologici che ha ricevuto più di un milione di sterline di finanziamento ma è anche uno dei progetti, quello del Wigtownshire, che è stato condotto su piccola scala, dal momento che si riteneva di avere a che fare con un crannog (un'antica isola utilizzata per realizzare un insediamento umano; una piattaforma di legno eretta a più piani. Il crannog era collegato alla riva per mezzo di una rampa in pietra o da una passerella in legno) del Black Loch di Myrton, minacciato di distruzione a seguito delle operazioni di drenaggio del lago.
Proprio durante le operazione per recuperare il crannog, gli archeologi si sono resi conto di trovarsi di fronte ad un piccolo villaggio. Quelli che, inizialmente, erano sembrati dei piccoli gruppi di tumuli, con lo scavo hanno assunto l'aspetto di capanne con tanto di focolare al centro della struttura circolare. Una delle abitazioni aveva la struttura in legno ben conservata, con travi a raggiera ben visibili. L'abitazione non è stata costruita, e questa è stata un'altra sorpresa, sopraelevata rispetto alla palude, ma al di sopra della torba che, con il tempo, ha ricoperto il lago di Myrton.
L'insediamento sembra essere stato formato da sette case ed è attualmente un unicum, in Scozia. Simili villaggi lacustri, tra cui Glastonbury e Meare, nel Somerset, sono stati ritrovati finora solo in Inghilterra. I ricercatori sperano che questa scoperta possa contribuire a migliorare la conoscenza e la comprensione dell'Età del Ferro in Scozia.

giovedì 29 agosto 2013

Augusto, il primo imperatore

(Fonte: Ansa) Segna il via delle celebrazioni per il bimillenario della morte di Augusto, avvenuta il 19 agosto del 14 d.C., la grande mostra che si aprirà il 18 ottobre alle Scuderie del Quirinale. Grazie a opere e reperti archeologici di grande rilevanza storica e artistica, provenienti dalle più prestigiose raccolte di marmi antichi d'Italia e del mondo, l'importante rassegna ripercorrerà le tappe dell'inarrestabile ascesa del primo imperatore di Roma e, in parallelo alla nascita di una nuova epoca storica, degli oltre 40 anni di principato, durante i quali introdusse riforme d'importanza cruciale per i secoli a venire.
Intitolata "Augusto", la mostra è stata organizzata dall'Azienda Speciale Palaexpo, Scuderie del Quirinale e i Musei Capitolini di Roma, in collaborazione con la Reunion des musees nationaux, il Grand Palais e il Louvre. Ideatore dell'iniziativa espositiva è l'ex soprintendente Eugenio La Rocca, che l'ha anche curata supportato da Claudio Parisi Presicce, Annalisa Lo Monaco, Cecile Giroire e Daniel Roger. Insieme hanno selezionato le opere di assoluto pregio artistico tra cui figurano statue, ritratti, arredi domestici in bronzo, argento e vetro, gioielli in oro e pietre preziose e messo a punto un percorso capace di intrecciare la vita e la carriera di Ottaviano con la nascita di una nuova cultura e di un nuovo linguaggio artistico, tutt'ora alla base della civiltà occidentale.
Figlio adottivo e pronipote di Cesare, Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto fu infatti un personaggio dotato di un eccezionale carisma e di uno straordinario intuito politico. Riuscì, laddove aveva fallito persino Cesare, a porre fine ai sanguinosi decenni di lotte interne che avevano consumato la Repubblica Romana e a inaugurare una nuova stagione politica, l'Impero. Il suo principato, durato oltre quarant'anni, fu in assoluto il più lungo della storia di Roma. Sotto il suo dominio, l'Impero raggiunse la massima espansione, abbracciando tutto il bacino del Mediterraneo, dalla Spagna alla Turchia, al Maghreb, dalla Grecia alla Germania.
I particolari della sua vita sono stati trasmessi da lui stesso e da storici quali Svetonio, Tacito, Cassio Dione. Una quantità ingente di fonti scritte che con Augusto solo pochissimi altri imperatori di Roma possono vantare. Ciò consente quindi di ricostruire le fasi salienti della sua carriera politica, nel corso della quale ricoprì tutte le più importanti cariche pubbliche. E al tempo stesso seguire la serie disastrosa di lutti familiari che lo privarono in pochi decenni di Agrippa, suo luogotenente e genero, e degli eredi designati a succedergli: il nipote Marcello, figlio della sorella Ottavia, Gaio e Lucio Cesari, figli di Giulia e di Agrippa. L'impero passò così, alla sua morte, nelle mani di Tiberio, il figlio di Livia, la sua terza e amatissima moglie.
La mostra illustrerà inoltre come allo sforzo politico Augusto abbia affiancato l'elaborazione in tutti i campi di una nuova cultura, di impronta classicistica, che fondesse gli elementi tradizionali in nuove forme più adatte ai tempi. Portavoce del programma civico e politico del princeps furono appunto poeti e intellettuali (riuniti nel circolo di Mecenate), un afflato che però con il tempo venne meno, lasciando subentrare una fase in cui a prevalere fu invece la letteratura accademica, intesa quale mero esercizio retorico, priva degli indispensabili contenuti morali e civili.
Tra le opere esposte in mostra, figurano Augusto capite velato come Pontefice Massimo (Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo), la Statua virile come Hermes, cosiddetto Marcello (dal Louvre), la testa marmorea Ritratto di Marcello (Collezione della Fondazione Sorgente), il rilievo con cinghialessa dalla collezione Grimani (Museo Archeologico Nazionale di Palestrina), il Clipeus Virtutis, uno scudo votivo di Augusto in marmo bianco (Museo di Arles), la Testa di Ulisse, forse appartenente al gruppo dell'accecamento di Polifemo (Museo Archeologico Nazionale di Sperlonga), il Cammeo di Augusto (cammeo Blacas) di età tiberiana (British Museum di Londra).

mercoledì 28 agosto 2013

Le cabezas clavas del Perù

Le due teste ritrovate in Perù (Foto: RPP)
Due sculture in pietra che sembrano risalire al 1200-1500 a.C. sono stati scoperti nel sito archeologico di Chavin de Huantar, nel nord del Perù, da una squadra di archeologi guidata dal Dottor John Rick, un archeologo americano.
Le sculture sono a forma di testa e misurano circa 103 centimetri di lunghezza e pesano 250 chilogrammi. Distavano due metri una dall'altra e non sono le prime teste ritrovate nel sito. Nel 1920 un archeologo, Julio C. Tello, trovò un gran numero di "cabezas clavas" sepolte all'interno delle facciate dei templi. Molte di queste teste sono state spazzate via da un nubifragio del 1940. Oggi solo una di queste antiche sculture si possono vedere nel sito archeologico.
Il Dottor Rick crede che queste teste siano cadute dalla loro posizione originale, in cima ad un muro, forse a causa di un terremoto verificatosi nel 500 a.C.. Entrambe le teste hanno grandi occhi, rughe, narici pronunciate ed almeno una dozzina di serpenti scolpiti a decorarle. Gli occhi ben aperti indicano uno stato di trance, forse indotto da farmaci.

Antichi riti siberiani

L'anello di bronzo ritrovato in Siberia (Foto: Novosibirsk State University)
Uno studente russo ha fatto un'eccezionale scoperta in Siberia: un anello in bronzo di 2000 anni fa, che potrebbe essere appartenuto ad un'antica tribù che aveva gli orsi polari quali animali sacri.
"L'anello è molto piccolo di diametro, probabilmente apparteneva ad una ragazza. Siamo giunti alla conclusione che sia stato utilizzato in un rituale connesso con il culto dell'orso e deve essere stato posto sull'artiglio dell'animale", ha dichiarato l'archeologo Andrey Gusev, del Centro di Ricerca Scientifica nell'Artico.
L'anello è stato ritrovato nei pressi di un antico santuario nel Salechard, sulla riva del fiume Polui. Gli scavi sul posto vanno avanti dal 1932, si ritiene che il luogo sia stato un centro spirituale fino al I secolo a.C.. Gli oggetti che sono stati ritrovati sul luogo sono stati diversi, nel corso degli anni. Le tribù Khanty, che abitavano la zona, non hanno lasciato alcuna prova scritta della loro esistenza.
La testa e le zampe anteriori dell'orso, durante le cerimonie sacre, erano adornate con un fazzoletto e con anelli per onorare la memoria dell'animale. Venivano lasciate in questo modo per un paio di giorni. Questo non è il primo oggetto del genere scoperto nel sito. L'anno scorso gli archeologi hanno portato alla luce un uccello con una maschera sul petto ed un ciondolo che mostra un animale che morde un uccello, entrambi gli oggetti sono stati realizzati in bronzo.
La località sacra siberiana si trovava all'incrocio di zone naturali e di luoghi di tradizione culturali. Qui si incontravano persone di diversa origine e provenienti da diversi territori.

sabato 24 agosto 2013

Alla ricerca della tomba di Alessandro

Un gruppo di archeologi che sta scavando nel nord della Grecia afferma di aver scoperto la tomba di Alessandro Magno. Il presunto sepolcro sarebbe tornato alla luce ad Anfipoli, 600 chilometri a nord di Atene. E' alto tre metri per una lunghezza di 498 ed ha forma di piramide, risalirebbe al IV secolo a.C.
Il capo archeologo Aikaterini Peristeri ha rivelato che la tomba contiene i resti di almeno un individuo importante ma non ha escluso che possano essere ritrovati altri resti umani al suo interno. Gli studiosi pensano che qui possano essere stati sepolti sia la moglie che il giovane figlio di Alessandro.
Il ministro della Cultura greco ha comunque frenato gli entusiasmi e rimandato i festeggiamenti a quando lo scavo in corso sarà terminato. Gli scavi, ad Anfipoli, sono iniziati negli anni '60 del secolo scorso.

Riprendono gli scavi ad Ani, in Turchia

Ani, resti di un antico monastero dedicato alla Vergine
Sono ripresi gli scavi in uno dei luoghi più suggestivi, dal punto di vista turistico, della Turchia: l'antica città di Ani, a cavallo del confine tra la Turchia e l'Armenia, nella provincia orientale di Kars.
Gli archeologi sostengono che quanto è attualmente visibile di quest'antico centro abitato è solo un decimo rispetto a quello che c'è ancora da scoprire. Gli ultimi scavi risalgono al 2010, ad opera di archeologi russi che, sembra, hanno trafugato anche alcuni reperti che attualmente sarebbero esposti al Museo di Mosca.
Ani, in latino Abicum, è una città medioevale, capitale del regno Armeno. E' conosciuta come la "Città delle 1001 chiese", crocevia di intense vie di comunicazione commerciali. I suoi edifici e le sue fortificazioni erano le più avanzate dell'epoca, sia dal punto di vista tecnico che a livello architettonico. Nel momento di massimo splendore, Ani ospitava dai 100.000 ai 200.000 abitanti ed era nota in tutta la regione per il suo splendore, rivaleggiando, per questo, con Costantinopoli, Il Cairo e Baghdad.
Le prime menzioni di Ani sono del V secolo d.C. e la dipingono come una fortezza posta su una collina.

Ricordi di Klazomenai nel mare turco

Resti di una nave di VII secolo a.C. nelle acque turche
Sono iniziati i lavori per riportare alla luce la nave ed altri resti, appartenenti ad epoche diverse, ritrovati durante gli scavi subacquei dell'antica città di Limantepe (in greco Klazomenai), sulla costa occidentale della Turchia.
Gli scavi sono iniziati 13 anni fa ed hanno impegnato molti archeologi subacquei, diretti dal Professor Hayat Erkanal. Limantepe è stato anche un importante insediamento preistorico di comunità di cacciatori-raccoglitori e di agricoltori.
Klazomenai o Clazomenae era un'antica città greca che sorgeva sulle coste della Ionia ed era membro della Lega Ionica. Si pensa che un catastrofico terremoto, avvenuto nel VI secolo a.C., abbia provocato la scomparsa del porto nelle acque antistanti la città.
Gli scavi sono coordinati dall'Università di Ankara e proseguono ad indagare i resti dell'antico porto, che risale al VII secolo a.C.. Gli archeologi hanno scoperto i resti di molte navi di epoche diverse e molti oggetti contenuti nelle stesse che, dopo la necessaria dissalazione, sono stati preparati per un allestimento al pubblico.
Tra i tanti resti di navi individuate, particolarmente interessanti sono quelli di una nave di VII secolo a.C. e di un'altra imbarcazione, ottomana, del XVIII secolo. 

Ritrovato il forte della Cohors II Galatarum

'Ayn Gharandal, la porta crollata del forte con l'iscrizione tardo-romana
(Foto: University of Tennessee at Knoxville)
Nuovi dettagli sul ritrovamento di un antico forte romano nel sud della Giordania. A dirigere il progetto archeologico 'Ayn Gharandal, che ha permesso l'importante ritrovamento, sono i coniugi Robert Darby, docente di storia dell'Arte, ed Erin Darby, professore assistente presso il Dipartimento di Studi Religiosi. I due ricercatori hanno individuato, inoltre, la posizione di quella che era un'unità di fanteria della quale non si sapeva l'esistenza.
Negli ultimi quattro anni i due ricercatori hanno scavato con accuratezza le rovine di 'Ayn Gharandal. Lo scorso giugno hanno scoperto la porta, crollata, del forte ed una grande iscrizione in latino tracciata con vernice rossa. Il blocco inscritto era stato decorato con rami di alloro e una corona, simboli comuni della vittoria nell'iconografica romana. L'iscrizione riporta che il forte era stato dedicato a quattro imperatori romani: Diocleziano, Massimiano, Galerio e Costanzo I, i cosiddetti Tetrarchi, che regnarono tra il 293 e il 305 d.C.
La scritta informa che l'unità di fanteria residente nel forte giordano era la Cohors II Galatarum. Le fonti collocano questa unità in un sito chiamato Arieldela, la cui posizione, prima di questa importantissima scoperta, era sconosciuta. I documenti militari romani provenienti da questa parte dell'impero suggeriscono che la Cohors II Galatarum era stata, in origine, portata in Israele per sopprimere la rivolta di Bar Kokhba nel II secolo d.C. L'iscrizione appena ritrovata indica che questo presidio è stato, in un secondo tempo, trasferito alla frontiera periferica dell'impero, che si trovava in quella che attualmente è la Giordania.
Pochissime iscrizioni sono state ritrovate nelle fortezze tardo-romane della regione. Il reperto è stato rimosso dal sito e inviato al Centro americano di ricerca orientale di Amman per la conservazione.

venerdì 23 agosto 2013

Il lungo cammino della cannella

Rovine di Tel Dor, a 30 Km da Haifa, Israele. Qui sono state
trovate le boccette per la cannella  (Foto: Lang Gito)
In Israele sono state trovate le prove che 3000 anni fa veniva commerciata la cannella. I ricercatori hanno analizzato il contenuto di 27 flaconi provenienti da cinque siti archeologici d'Israele ed ha scoperto che 10 dei flaconi contengono cinnamica, il composto che dà alla cannella il suo particolare aroma, il che indica che, in questi contenitori, è stato conservato il sale.
Finora tracce di cannella sono state trovate in Estremo Oriente, nel sud dell'India e dello Sri Lanka. Tracce ne sono state ritrovate anche in Africa, anche se non corrispondono al materiale ritrovato nei flaconi in Israele.
La recente scoperta fa pensare ad un commercio ad ampio raggio di spezie già 3000 anni fa. Il pepe nero, per esempio, dall'India è stato ritrovato nella mummia di Ramses II, vissuto 3200 anni fa. Al momento in cui è stato commerciata la cannella, la costa d'Israele era abitata dai Fenici, un popolo rinomato per la sua abilità marinara.
Le boccette che contenevano la cannella sono state prodotte nel nord d'Israele, che allora faceva parte della Fenicia. I contenitori sembrano essere stati prodotti esclusivamente per contenere la preziosa spezia, hanno un'apertura piuttosto stretta e le pareti spesse. La cannella arrivava in Israele in forma secca e, raggiunta la Fenicia, veniva mescolata con del liquido e versata in questi contenitori. Dalla Fenicia la cannella in bottiglia veniva spedita in tutto il paese e nelle regioni limitrofe fino a Cipro.
I ricercatori ritengono che la cannella fosse mescolata con il vino. In effetti anche oggi questa spezia è spesso utilizzata in ricette a base di vino, tra le quali il vin brulé o speziato.

giovedì 22 agosto 2013

Un ciondolo di 20.000 anni fa

Il ciondolo ritrovato a PIatra Neamt
Un ciondolo di pietra di 20.000 anni fa, con elementi decorativi unici è stato scoperto a Piatra Neamt, a nordovest di Bucarest, da una squadra di ricercatori di Targoviste.
Il ciondolo è il terzo oggetto del suo genere mai scoperto in Romania. Nella stessa zona sono emerse ossa di renne e bisonti, in quanto l'insediamento venne popolato da cacciatori. Le ricerche, in questa località, sono iniziate venti anni fa ma le scoperte di quest'anno sono senz'altro quelle più importanti.
Sempre nella stessa località è stata ritrovata, negli ultimi anni, una collana fatta di gusci di lumache ben conservati, un oggetto estremamente raro.

Gabii, la nascita dell'architettura monumentale romana

La scalina e parte dell'edificio scoperto in questi anni a Gabii
Gli studiosi si stanno interrogando sul tempo impiegato da Roma per diventare l'Urbe per eccellenza. Per il momento concordano su un punto: Roma non era particolarmente splendida come Alessandria d'Egitto e non poteva neanche essere paragonata con Atene ed i suoi templi.
La costruzione e l'armonia architettonica venne raggiunta molto tardi dalla città imperiale ed i "lavori" durarono sino al Rinascimento. Al momento gli archeologi stanno lavorando al recupero di un edificio monumentale che rappresenta davvero un'eccezionale scoperta, perché documenta l'inizio dell'architettura monumentale romana 300 anni prima della costruzione del Colosseo.
Finora sono stati riportati alla luce i resti di un vasto complesso di muri in pietra e terrazze collegate da una grande scalinata e circondate da molte stanze. Il complesso architettonico si estende e sviluppa su una superficie che, attualmente, è più ampia di metà campo di calcio. Probabilmente si tratta del monumento più importante della città stato di Gabii, forse una dimora privata di eccezionale ricchezza.
La scoperta è stata fatta da un gruppo di archeologi e studenti guidati da Nicola Terrenato, professore di studi classici presso l'Università del Michigan. Attualmente sono stati riportati alla luce almeno i due terzi dell'edificio che possono già cominciare a "parlare" della tecnica costruttiva romana tra il 350 e il 250 a.C.
Il Professor Terrenato ha fatto notare che i risultati degli scavi e degli studi contraddicono l'immagine di una precoce cultura romana così come era stata perpetuata da Catone il Vecchio e Cicerone. Il sito di Gabii è una vera messe per gli archeologi. Innanzitutto Gabii era la città stato più vicina a Roma, con la quale aveva molti legami; ma, soprattutto, la maggior parte dei suoi resti sono stati seppelliti e non vi è mai stato costruito sopra dal momento del declino della città, nel II-III secolo d.C.
Gli scavi del 2007, sempre a cura dell'Università del Michigan, hanno riportato alla luce una parte significativa della città, costituita da case private, sepolture di un certo riguardo, mura ed un tempio, segno che nella cittadina si era messo in pratica una sorta di rudimentale piano edilizio.
Il complesso edilizio che si sta ultimando di scavare ha le mura costruite in blocchi impilati uno sull'altro senza alcuna malta a saldarli tra loro. La malta, infatti, sarà inventata 125 anni dopo la costruzione di questo edificio.
Il Progetto Gabii, sostenuto in parte dal National Endowment for the Humanities e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Italiana, ha permesso l'esplorazione e la mappatura di più di 170 ettari dell'antica città, costruita sulle pendici di un vulcano spento che, nel corso dei millenni, è diventato un lago.

Arsenico e vecchi merletti in Bulgaria

L'anello per veleno visto di fianco
Gli archeologi bulgari che stanno scavando sui resti della fortezza medioevale di Capo Kaliakra, vicino alla città bulgara di Kavarna, hanno trovato un anello per il veleno ben conservato. Il ritrovamento è il primo del suo genere in Bulgaria.
L'anello, realizzato in bronzo, ha una piccola scatola saldata alla lunetta e probabilmente apparteneva ad un uomo che lo indossava, forse, al dito mignolo della mano destra. Il veleno poteva cadere agevolmente dove era destinato.
L'anello visto di fronte
Il ritrovamento prova che il veleno veniva utilizzato regolarmente per gli omicidi a sfondo politico durante il XIV secolo, epoca alla quale appartiene il reperto che, probabilmente, era stato importato dall'Italia o dalla Spagna.
Kaliakra fu la capitale di un principato di breve durata, esteso dal delta del Danubio all'attuale Bourgas. Il principato passò sotto il controllo ottomano nel XV secolo e fu rioccupato dopo la Battaglia di Varna (1444), quando il sultano ottomano Murad II sconfisse le forze crociate guidate da Giovanni Hunyadi d'Ungheria e da re Ladislao III di Polonia, che rimase ucciso nel corso della battaglia.

Antonius, possa tu vivere in Dio

Il disco da anello ritrovato a Norfolk
Un piccolo disco d'argento di epoca romana, rinvenuto a Norfolk, ha rivelato la sua fattura cristiana. Il disco, sostengono gli archeologi, sarebbe stato prodotto in Gran Bretagna tra il 312 e il 410 d.C.. Su di esso vi è l'iscrizione: "Antonius, possa tu vivere in Dio".
Non esiste, a quanto sembra, alcuna altra testimonianza cristiana a Norfolk. L'iscrizione ritrovata sul disco, che era incastrato sulla parte superiore di un anello, è una formula cristiana di cui sono stati ritrovati altri esempi, come la scritta su un anello d'oro rinvenuto a Brancaster. L'anello di Norfolk era, con tutta probabilità, un regalo ad uno sconosciuto Antonio in occasione della sua conversione, avvenuta in concomitanza con il suo fidanzamento o con il suo matrimonio.

mercoledì 21 agosto 2013

I segreti di Villa Adriana

Il Serapeo di Villa Adriana
Gli archeologi italiani hanno scoperto un tunnel sotto gli edifici di Villa Adriana a Tivoli, non lontano da Roma. Il tunnel fa parte di una rete funzionale di gallerie e passaggi che sarebbero stati utilizzati da schiavi a servizio della villa dell'imperatore.
Il tunnel è abbastanza grande per permettere il passaggio di carri per il trasporto di cibo e legna da ardere e di altri beni da una parte all'altra del vasto palazzo imperiale, voluto e fatto edificare dall'imperatore Adriano nel II secolo d.C.. La villa copre circa 250 ettari di territorio ed è composta da più di 30 grandi edifici. Sebbene sia chiamata comunemente "villa", il complesso è molto più simile ad una vasta tenuta di campagna, con biblioteche, bagni riscaldati, teatri, cortili e giardini. C'erano piscine ornate di coccodrilli in marmo verde ed un'isola artificiale nel mezzo del laghetto che orna la villa.
Sotto il complesso di Villa Adriana corrono più di due chilometri di gallerie che venivano quotidianamente percorse dagli schiavi per passare da un edificio all'altro senza essere visti dall'imperatore e dalla sua famiglia. Molte delle gallerie sono note da decenni, ma la galleria appena rinvenuta è molto più grande delle altre. E' stata scoperta quasi per caso, quando gli archeologi sono incappati in una buca nel terreno nascosta tra rovi e cespugli.
La galleria è stata esplorata da una società di archeologi dilettanti, che si sono calati con la corda e con dei robot dotati di telecamere. Gran parte è, però, ostruita dai detriti che si sono accumulati nel corso dei secoli.

lunedì 19 agosto 2013

Riemergono le antiche fortificazioni di Ashdod

Resti delle antiche fortificazioni di Ashdod
(Foto: Philip Sapirstein/TAU)
Un gruppo di archeologi guidati dal Dottor Alexander Fantalkin, della Tel Aviv University, ha annunciato la scoperta di un sistema di fortificazioni dell'VIII secolo a.C. che potrebbe essere il più grande del Mediterraneo. Con il sistema di fortificazioni sono emerse monete, pesi e parti di edifici di epoca ellenistica. La scoperta è stata fatta a Tel Ashdod Yam, dove si trovava, un tempo, il porto della città palestinese di Ashdod (l'attuale Ashdod è poco distante dall'antico sito).
Le tracce di fortificazioni emerse sono in mattoni di fango e sono il cuore di un sistema di dighe che, insieme, formavano una fortificazione a forma di ferro di cavallo a protezione di un molo artificiale.
Gli archeologi sono rimasti sorpresi del grado di conservazione di queste strutture, che risalgono a 2750 anni fa. I testi assiri descrivono una ribellione contro il dominio assiro in Palestina risalenti proprio a quel periodo storico. Probabilmente le fortificazioni sono legate, in qualche modo, a quegli eventi. Per ora non è ancora chiaro se queste rudimentali difese siano state edificate dagli Assiri o dai locali.
Dopo la ribellione da parte dei Filistei, antichi abitanti dell'allora Palestina, gli Assiri, nel 712 a.C., inviarono nella regione un esercito. Il re filisteo che si era ribellato fuggì, allora, in Egitto. Queste vicende sono narrate sia nella Bibbia che nelle fonti assire.

Gobekli Tepe e l'adorazione di Sirio

La possibile rappresentazione di Sirio a Gobekli Tepe
(Foto: Vincent J. Musi/National Geographic)
Il più antico tempio del mondo, quello di Gobekli Tepe, nella Turchia meridionale, potrebbe essere stato edificato per adorare Sirio, la stella della costellazione del Cane.
Il complesso religioso, antico di 11.000 anni, è formato da almeno 20 recinti circolari, ognuno circondato da un anello di enormi colonne di pietra a forma di T, alcune delle quali decorate con altorilievi di animai feroci. Non ci sono prove di insediamenti agricoli o di coltivazione del terreno, attorno al sito.
Finora nessuno è riuscito a capire quale religione sia stata praticata nel complesso sacro. Giulio Magli, archeoastronomo al Politecnico di Milano, ha cercato una risposta tra le costellazioni. Lo scienziato ha riprodotto quello che doveva essere il cielo in Turchia quando Gobekli Tepe fu costruita. Nel corso dei millenni le posizioni delle stelle sono mutate a causa dell'oscillazione della terra sul proprio asse.
Oggi Sirio può essere ammirata in quasi tutto il mondo, è la stella più luminosa del cielo, sole escluso, ed è il quarto oggetto più luminoso nel cielo notturno dopo la luna, Venere e Giove. E' talmente evidente, Sirio, che il suo sorgere e il suo tramontare sono stati presi a cardine del calendario egizio. Alla latitudine di Gobekli Tepe, Sirio sarebbe comparsa all'orizzonte fino al 9300 a.C., quando sarebbe improvvisamente scomparsa. Magli ritiene che l'area templare di Gobekli Tepe sia stata costruita proprio in concomitanza con il nascere della stella di Sirio. Tre degli anelli che costituiscono il tempio sembrano essere allineati con i punti dell'orizzonte in cui Sirio sarebbe sorta nel 9100 a.C., nell'8750 a.C. e nell'8300 a.C.
Ci sarà bisogno di fare ulteriori calcoli, con maggiore accuratezza ed utilizzando altri strumenti per confermare queste prime osservazioni, ma sembra proprio che sia stato fatto un importante passo in avanti per capire la religione degli uomini di Gobekli Tepe.

Scudi sciamanici in Cina

Gli scudi in pietra ritrovati in Cina (Foto: Xinhua)
Gli archeologi hanno scoperto, nella Cina nordorientale, un insieme di scudi di pietra che credono siano stati utilizzati nei sacrifici delle popolazioni nomadi di 3000 anni fa.
Gli scudi sono stati scoperti sul Lago Huahaizi, nelle montagne Altai, al confine con la Mongolia. Le rive del lago hanno restituito numerosi reperti in pietra, tra i quali vi sono i resti di quello che gli archeologi ritengono essere il più grande tempio dedicato al Sole della stessa eurasiatica.
Gli scudi sono pietre pentagonali con un cerchio scolpito al centro. Le prime analisi hanno restituito una datazione risalente a 3000 anni fa. Si tratta, con tutta probabilità, di oggetti utilizzati per importanti rituali destinati a scacciare gli spiriti maligni. I moderni sciamani indossano spesso degli scudi come oggetti rituali.

domenica 18 agosto 2013

Un anello contro gli incantesimi

L'anello ritrovato in Croazia (Foto: Volte Crvati)
Gli archeologi hanno ritrovato, in Croazia, un interessante anello di III secolo d.C., sepolto a due metri di profondità nella città di Vinkovci. L'anello reca una sorta di occhio che, secondo gli esperti, era utilizzato per proteggere dagli incantesimi.
Nello stesso luogo gli archeologi hanno ritrovato molta ceramica databile ai primi decenni del VI secolo d.C.. L'anello reca inciso un coniglio che mangia dei fiori, simbolo della felicità.

Un disastro climatico di 3200 anni fa

Il Lago Salato di Cipro, dove sono stati effettuati prelievi di terreno
che hanno restituito pollini e fossili marini (Foto: David Kaniewski)
Per decenni gli archeologi hanno dibattuto sulla causa che ha portato al collasso le fiorenti civiltà della costa orientale del Mediterraneo. Sono stati chiamati in causa la guerra, i disordini politici e le catastrofi naturali. Ora un nuovo studio ha aperto le porte ad una nuova teoria che vede nel cambiamento climatico il responsabile di quell'antico disastro.
Analizzando antichi pollini provenienti da Cipro, i ricercatori hanno scoperto che la regione fu colpita da una devastante siccità circa 3200 anni fa. Gli scritti antichi riportano di cattivi raccolti, carestie e invasioni che si verificarono all'incirca nello stesso periodo, suggerendo che il cambiamento climatico abbia portato, come conseguenza, il crollo generalizzato della società dell'Età del Bronzo.
Prima che ciò accadesse, i popoli dell'Egeo, gli Ittiti, gli Egiziani e i Siro-Palestinesi avevano dato vita ad una fitta rete di legami economici e commerciali che si dipanava su tutto il Mediterraneo orientale. Intorno al 1200 a.C., però, questa complessa rete di scambi scomparve improvvisamente dalla storia. Per capire cosa fosse successo 3200 anni fa, gli studiosi di più discipline hanno effettuato approfondite ed estese ricerche nel Lago Salato di Larnaca, sull'isola di Cipro, un importante scalo commerciale nell'antico Mediterraneo orientale. I reperti recuperati durante la ricerca sono stati datati al radiocarbonio, in modo da determinare l'età di ogni strato di sedimento. In seguito i ricercatori hanno esaminato 84 grani di polline contenuti nei sedimenti estratti dal lago ed hanno identificato le specie arboree dalle quali provenivano. Hanno così scoperto che 3200 anni fa i boschi lussureggianti che circondavano il Lago Salato furono soppiantati da un'arida distesa di prateria, segno di uno dei periodi più aridi degli ultimi 5000 anni della storia del Mediterraneo orientale.
Le analisi dei fossili marini contenuti nei prelievi effettuati sul fondo del lago, hanno rivelato che il sito era, un tempo, un vivace porto le cui acque si prosciugarono riducendosi ad un lago salato senza sbocco sul mare, contribuendo definitivamente al crollo del commercio e dell'agricoltura. Del resto esistono diverse testimonianze scritte di un evento traumatico che colpì le regioni del Mediterraneo orientale durante la Tarda Età del Bronzo. Si tratta di testi in geroglifico e cuneiforme che descrivono carestie e ondate migratorie dei misteriosi "popoli del mare", che effettuarono raid in Egitto, in Turchia, in Siria e sulle coste della Palestina all'incirca in concomitanza con il peggioramento climatico. Gli archeologi pensano che questi "popoli del mare" non fossero altro che profughi in fuga dalle loro terre oramai divenute inospitali e in cerca di nuove aree da abitare.

Eccezionale scoperta a Basur Hoyuk, in Turchia

Il sito di Basur Hoyuk, in Turchia, nel quale sono ritornate alla luce
le pedine da gioco
In Turchia, in una sepoltura di 5000 anni fa, sono state ritrovate delle piccole pietre scolpite che, a detta degli archeologi che scavano il sito, potrebbero essere le più antiche pedine da gioco mai ritrovate. A fare l'eccezionale scoperta sono stati gli archeologi turchi della Ege University di Izmir.
I reperti sono stati rinvenuti in una sepoltura a Basur Hoyuk, nel sudest della Turchia. Si tratta di 49 piccole pietre scolpite in forme diverse e dipinte in verde, rosso, blu, nero e bianco. Alcune raffigurano maiali, altre cani e piramidi, altre hanno una semplice forma tonda o a proiettile. Sono stati ritrovati anche dadi e gettoni circolari ricavati da gusci e sormontati da una pietra rotonda e nera.
Pezzi simili sono stati ritrovati a Tell Brak e Jemdet Nasr, due tumuli posti, rispettivamente, nel nordest della Siria e in Iraq. Là sono stati ritrovati isolati, come singoli oggetti e, pertanto, ritenuti solo delle pietre utilizzate per calcoli.
Le pedine ritrovate nel tumulo di Basur Hoyuk
Le pietre ritrovate in Turchia, invece, sono state poste tutte nella medesima sepoltura. Si pensa che possano essere state impiegate in un gioco molto simile agli attuali scacchi, del quale, però, non si conoscono ancora le regole. Questa scoperta conferma ulteriormente che i giochi da tavoli erano nati e si erano diffusi dalle regioni della Mezzaluna Fertile fino all'Egitto già più di 5000 anni fa (il gioco del senet dell'Egitto Predinastico è considerato il gioco da tavolo più antico del mondo).
A giudicare dalla forma e dal numero dei pezzi di pietra, gli archeologi hanno azzardato l'ipotesi che il gioco di cui facevano parte le pedine ritrovate fosse basato sul numero quattro. Gli scavi archeologici effettuati in Mesopotamia hanno spesso restituito tavole da gioco, alcune delle quali sono degli splendidi lavori artigianali, come quello ritrovato dall'archeologo inglese Leonard Wooley nel cimitero della città reale di Ur, antica città sumera che sorgeva accanto alla moderna città irachena di Nassiriya.
Il "Gioco delle Venti Piazze" da Ur, in Iraq
La tavola da giochi ritrovata ad Ur, risalente al 2550-2400 a.C., è stata associata al "Gioco delle Venti Piazze", un gioco da tavolo ideato nel 3000 a.C.. Delle bellissime pedine legate a questo gioco sono state ritrovate, disposte in fila con i colori alternati, in un'altra sepoltura di Ur.
Il gioco a cui appartenevano le pedine ritrovate a Basur Hoyuk era, però, molto più complicato. Basur Huyuk è stato abitato fin dal 7000 a.C. ed era situato su una rotta commerciale che univa la Mesopotamia all'Anatolia orientale. Oltre alle preziosissime pedine da gioco, il sito ha restituito dipinti e ceramiche non verniciate, punte di lancia in bronzo, vari manufatti rituali, sigilli con motivi geometrici e circa 300 manufatti amorfi in bronzo ben conservati.

I Romani in Galles

Gli scavi a Llwydfaen, in Galles
Resti di quello che potrebbe essere un tempio romano sono stati recentemente riportati alla luce dagli archeologi che stavano cercando, in Galles, una chiesa normanna dell'XI secolo.
Gli archeologi stanno cercando di capire se i resti di mura che hanno trovato nello scavo appartengano ad un tempio utilizzato dai soldati Romani di stanza del Galles.
Si pensa che i reperti finora ritrovati appartengano al II-IV secolo d.C.. Si tratta di sei monete romane in bronzo, diversi pezzi di ardesia, chiodi e frammenti di ceramica.

Il passato di Liverpool Street

Il cimitero dell'ospedale Bedlam a Liverpool Street
(Foto: Reuters/Andrew Winning)
Dopo duemila anni da che era stato perduto, gli archeologi hanno ritrovato un antico ferro di cavallo negli scavi di Liverpool Street a Londra. Qui i ricercatori avevano già individuato il percorso di un'antica strada romana.
Il ferro di cavallo veniva fissato agli zoccoli da cinghie di cuoio. Sembra che ai tempi dei Romani Liverpool Street sia stata una via trafficata quanto lo è ora. Questa strada, infatti, veniva percorsa dai contadini con le loro cavalcature, che portavano i prodotti della campagna da vendere ai residenti dell'antica Londinium.
In un altro settore dello scavo sono stati ritrovati reperti risalenti a 9000 anni fa, nonché una sorta di officina per la fabbricazione di utensili dell'epoca Mesolitica, con 150 pezzi di selce. Gli archeologi ritengono che gli uomini che vivevano in questo luogo in epoca primitiva, utilizzavano il sito per provare e predisporre i ciottoli fluviali che sarebbero stati utilizzati nella fabbricazione degli utensili in selce, prima di trasportarli nel luogo in cui sarebbe stato ultimato il processo.
Moneta d'oro veneziana utilizzata come pendente e ritrovata
a Liverpool Street (Foto: Reuters/Andrew Winning)
Sempre a Liverpool Street e tornata alla luce una moneta d'oro veneziana di XVI secolo utilizzata come pendente e, forse, indossata da qualche ricco aristocratico dell'epoca. Non si sa come sia arrivata qui questa moneta, dato che nel XVI secolo Liverpool Street era considerata una zona di Londra piuttosto malfamata.
Liverpool Street è anche il luogo dove era situato il cimitero dell'ospedale Bethlehem (Bedlam), fondato nel 1247 accanto all'attuale stazione della metropolitana. Il cimitero fu il primo cimitero municipale di Londra del XVI-XVII secolo e vi vennero seppellite 20.000 persone.
Gli archeologi sperano di poter presto rimuovere la maggior parte degli scheletri dal sepolcreto per poter proseguire l'indagine sulla strada romana e sulle fondamenta degli edifici romani che sorgevano lungo di essa.

Prossima riapertura della Tenuta di S. Maria Nova

L'area archeologica della tenuta di S. Maria Nova
(Foto: So.La.Spe.)
Al V miglio dell'Appia Antica, a Roma, gli archeologi stanno lavorando per aprire, quest'autunno, la tenuta di S. Maria Nova, un complesso archeologico esteso su 4 ettari acquisito nel 2006 dalla Soprintendenza Archeologica di Roma.
Il complesso di Santa Maria Nova confina con la villa dei Quintili alla quale, un tempo, apparteneva. La villa venne destinata a presidio militare dall'imperatore Commodo, che fece uccidere i proprietari, i fratelli Sestio Quintilio Condiano Massimo e Sesto Quintilio Valeriano Massimo. All'interno del complesso di Santa Maria Nova è stata riportata alla luce una residenza del II secolo d.C., con due ambienti termali rivestiti di marmi e dotati di pavimenti musivi. Uno dei mosaici rappresenta un combattimento gladiatorio con un retiarius (il gladiatore dotato di rete e tridente) di nome Montanus o Monianus e un arbitro di nome Antonius, con in mano una bacchetta. Una terza figura, il contraretiarius, caduto, è visibile solo frammentariamente. Il secondo mosaico raffigura una scena circense con quattro cavalli disposti attorno a quella che sembra essere una palma. I mosaici sono stati portati in un laboratorio per la conservazione e lo studio.
Al centro della tenuta di Santa Maria Nova vi è un casale duecentesco adattato da un precedente edificio romano di II secolo d.C.. Dalla fine del '300 il casale appartenne, assieme alla tenuta agricola, ai monaci olivetani del monastero di S. Maria Nova, meglio nota, oggi, con il nome di Santa Francesca Romana, al Palatino.
In zona, nel 1490, venne ritrovato un sarcofago contenente il corpo incredibilmente ben conservato di una ragazza, identificata con la Tulliola, figlia di Cicerone, che qui aveva dei possedimenti. Fu portata in Campidoglio ed esposta al pubblico, ma presto si polverizzò.
La tenuta di Santa Maria Nova non è lontana dalle cosiddette tombe degli Orazi e dei Curiazi, dove gli archeologi hanno già effettuato degli scavi. E' anche vicina agli ustrina di età repubblicana ed imperiale, con accanto le acque cluilie, che erano utilizzate per le aspersioni prima dei riti crematori. In sostanza si trova su quello che era l'antico limite di Roma, prima che iniziasse l'Ager Albense.
Dalla tenuta proviene il mosaico con lo scheletro conservato nel Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano.

giovedì 15 agosto 2013

Le rivoluzionarie prime donne cristiane

Tecla di Iconio, affresco russo di XI secolo
Uno studio ha rivelato la grande importanza di un gruppo di donne nella nascita del cristianesimo. Il loro contributo, ha affermato la Professoressa Kate Cooper, dell'Università di Manchester, è stato trascurato dalle chiese tradizionali.
Lo studio della Professoressa Cooper ha rivelato che decine di donne cristiane, a lungo dimenticate, avevano una notevole influenza nel I e nel II secolo d.C., quando il cristianesimo primitivo era, in un certo senso, più progressista e aperto verso le donne rispetto alla fede attuale.
La Professoressa Cooper afferma che le donne hanno contribuito in modo notevole al diffondersi del cristianesimo attraverso i legami amicali e le reti familiari diffuse. La loro autorità, all'interno delle prime comunità cristiane, era notevole. Esse organizzavano e dirigevano con successo piccole comunità. Una di queste donne, Lidia, venditrice di porpora di Filippi ricordata negli Atti degli Apostoli, fu la prima a "sponsorizzare" San Paolo.
Un'altra donna, Perpetua, di Cartagine, alla fine del II secolo d.C., era diventata "famosa" per la scelta di non rinunciare alla sua fede e di andare incontro al martirio, contrariamente ai desideri di suo padre. Il diario che scrisse in carcere, in attesa dell'esecuzione, è un documento radicale anche per uno sguardo moderno e mostra la donna di fede cristiana assai diversa da come ci si immagina.
Tra le donne cristiane delle prime comunità era molto famosa Tecla di Iconio, al punto che la si riteneva una dei discepoli di San Paolo. La Professoressa Cooper, facendo riferimento agli "Atti di Paolo e Tecla", un testo anonimo di II secolo d.C., dipinge la figura di una Tecla ribelle contro la sua famiglia e contro il matrimonio che le era stato imposto. Un comportamento impensabile, all'epoca. Anche se gli storici non sono certi della reale esistenza di una donna di nome Tecla, la sua storia resta comunque emblematica per il secolo in cui fu composta.
La Professoressa Cooper ha affermato che nei tempi antichi le donne predicavano il Vangelo con regolarità e in alcune comunità alle donne era permesso persino battezzare gli adepti. Quando, nel 313 d.C., la religione cristiana venne istituzionalizzata da Costantino, le donne vennero sostituite dagli uomini nei vari incarichi all'interno delle comunità cristiane. La loro presenza venne accuratamente rimossa persino dai documenti, come se non fossero mai esistite.

Lineare A a Zominthos

La pietra iscritta d'altare scoperta a Zominthos
(Foto: To Vima)
Gli archeologi che stanno scavando a Zominthos, un piccolo altopiano sulle pendici settentrionali del Monte Ida, nell'isola di Creta, hanno riportato alla luce una rara pietra da libagione per altare, inscritta con l'enigmatico alfabeto Lineare A minoico.
L'altare è stato ritrovato in ottimo stato di conservazione e si compone di tre livelli che si innalzano verso l'alto da una base a gradini. Una piccola cavità si trova sulla superficie altrimenti piatta dell'altare. Ciascuno dei dodici lati o registri dell'altare è inciso con i simboli del Lineare A.
L'ara rituale ha dimensioni ridotte, 20 x 20 centimetri, ha spiegato l'archeologo Effi Sapouna-Sakellarakis, che ha scoperto il manufatto durante lo scavo di un grande complesso edilizio a Zominthos. Certamente lo studio dell'iscrizione richiederà molto tempo e sarà condotta da specialisti dell'interpretazione del minoico, nella speranza che l'iscrizione possa rivelare particolari dei rituali che qui si svolgevano 3500 anni fa.

Ritrovata una "dea madre" in Turchia

La statuetta ritrovata in Turchia
E' stata ritrovata, durante gli scavi di un tumulo di Smirne, la testa di un idoletto femminile di 8000 anni fa. Durante gli scavi di quest'anno, ha affermato il Professor Zafer Derin, sono stati ritrovati molti pezzi importanti.
La testa è di circa quattro centimetri di altezza e doveva avere un significato particolare. Si tratta del primo reperto del genere trovato in Turchia. Il Professor Derin ha affermato che le donne e la fertilità erano molto sacri nella cultura dell'Anatolia occidentale. La zona di Smirne era il centro della cultura della dea madre. Le statuine simili a quella trovata venivano poste nelle case private per avere figli sani. Raffigurazioni di una divinità femminile sono state individuate anche su alcuni vasi ritrovati nella regione.

mercoledì 14 agosto 2013

Antico guerriero pagano ritrovato in Germania

Il guerriero ritrovato in Germania con la sua spada (Foto: Felix Biermann)
E' stato ritrovato, in Germania, dagli archeologi tedeschi, una splendida tomba di un guerriero medioevale, completa di scheletro che ancora tratteneva nelle mani una spada e recava una fibbia a forma di serpente sulla cintura. Gli studiosi stanno esaminando il luogo di sepoltura che sembra contenere i corpi di altre otto persone.
Due delle sepolture, affermano gli archeologi, appartengono sicuramente a nobili. Si tratta di sepolture del tardo periodo slavo, tombe pagane, in un contesto che era già stato cristianizzato in epoca antica.
Lo scheletro ritrovato appartiene ad un uomo di circa 40 anni di età, sepolto con una spada con lama a doppio taglio ed una ciotola di bronzo ai suoi piedi. Queste ciotole erano usualmente utilizzate per immergervi le mani prima dei pasti e proprio la presenza di questa ciotola è indicativa dell'alto lignaggio del defunto.
La fibbia a forma di serpente presente sulla cintura dell'uomo proveniva, con tutta probabilità, dalla Scandinavia. All'interno della tomba vi era anche una punta di freccia. Le tracce sullo scheletro e le fratture presenti agli arti, mostrano che il guerriero era stato colpito da lance e spade e che, probabilmente, aveva avuto una brutta caduta da cavallo.
La seconda sepoltura, relativa anch'essa ad un guerriero, era stata già depredata mentre un'altra sepoltura conteneva uno scheletro femminile con una moneta inserita in bocca, il pegno per pagare Caronte, il terribile traghettatore pagano.

Ritrovata una chiesa bizantina intatta in Turchia

La chiesa bizantina ritrovata a Tripolis, Turchia (Foto: AA)
Nella città di Tripolis, nella provincia turca di Denizli, è stata ritrovata una chiesa costruita 1500 anni fa.
Gli scavi archeologici sono stati condotti per due anni dall'Università di Pamukkale. L'antica Tripolis si trova nel punto di incontro delle antiche regioni ellenistiche di Frigia, Caria e Lidia. La città era circondata da mura del periodo romano.
Negli scavi dello scorso anno, il georadar ha rivelato una piaza di mercato ancora in buone condizioni. Quest'anno, invece, accanto alla piazza del mercato, è stata rinvenuta una chiesa in ottime condizioni fino al livello del tetto. Quest'ultimo verrà presto ricostruito in legno, come era l'originale, e l'edificio sarà presto aperto ai visitatori.
Il Professor Bahadir Duman, responsabile degli scavi a Tripolis, ha affermato che la storia della città è cominciata in pieno periodo ellenistico, nel III secolo a.C.
La chiesa appena ritrovata risale al periodo bizantino (VI secolo d.C.), ma gli affreschi e le icone sulle pareti attestano che che il culto continuò fino al X secolo. Le dimensioni della chiesa sono di 21 per 5 metri e le sue mura raggiungono i 7 metri di altezza. Per realizzare l'edificio, gli antichi costruttori sono ricorsi a pietre locali, rivestite di travertino. La planimetria mostra la presenza di un nartece, un naos ed un atrio. Tutto è rimasto intatto tranne il tetto. Quest'ultimo, come gli antichi tetti, era in legno e non aveva protezione contro gli eventi naturali.
La chiesa sorge su un'importante via di comunicazione che da Tripolis portava a Philadelphia a Manisa Alasehir. Si tratta, inoltre, di una delle sette chiese menzionate nella Bibbia. Un'altra di queste chiese si trova a Laodicea, 40 chilometri a sud di Tripolis che, in passato, era un vivace luogo di pellegrinaggio.

Cuba prima della storia

Un censimento archeologico effettuato dall'Istituto di Antropologia del Ministero della Scienza e Tecnologia cubano ha scoperto che la presenza umana sull'isola risalirebbe ad un periodo compreso tra gli 8.000 e i 10.000 anni fa.
La ricerca ha utilizzato mappe precise con l'obiettivo di fornire un'idea generale della situazione degli antichi abitanti dell'isola. Gli aborigeni cubani sono stati inseriti in tre periodi: Periodo Pre-Agricolo (prima del III secolo a.C.), Proto-Agricolo (II secolo a.C.) e della Ceramica Agricola (V secolo d.C.).
L'archeologo Josè Jimenez Santander, che si sta occupando del censimento dei siti archeologici di Cuba, ed Alfonso Cordova, responsabile del Dipartimento di Archeologia dell'Istituto Cubano di Antropologia, hanno affermato che sono stati finora localizzati più di 3.200 siti archeologici sull'isola. Alcuni siti ospitavano vere e proprie dimore umane, con resti di cibo e camini. Altri, invece, hanno avuto la funzione di aree di sosta, come, per esempio, delle grotte.
Gli archeologi hanno affermato che non sono stati trovati, finora, segni dell'utilizzo delle grotte per cerimonie, sepolture oppure a scopo artistico.

lunedì 12 agosto 2013

Le colonne ritrovate di Laodicea

Le colonne ritrovate a Laodicea (Foto: AA)
Gli scavi nell'antica città di Laodicea al Lico, nell'odierno distretto di Denizli, in Turchia, hanno rivelato la presenza, a sette metri di profondità, di enormi colonne risalenti a 1900 anni fa. Il ritrovamento è avvenuto nell'agorà settentrionale, una delle più grandi ed antiche dell'Anatolia.
Il responsabile degli scavi, professor Celal Simsek, ha affermato che l'agorà settentrionale era stata messa in luce lo scorso anno ed i lavori sono andati avanti per permetterne il restauro e la conservazione. Si tratta, infatti, della più grande agorà dell'Anatolia, con portici colonnati che si estendevano su una superficie di 35.000 metri quadrati.
Le colonne ritrovate furono abbattute da un terremoto. Laodicea al Lico (fiume affluente del Meandro, ora chiamato Curuksu) era un centro religioso molto importante. La sua storia è molto antica, risale al VI millennio a.C., e deve il suo nome a Laodice, moglie di re Antioco II di Siria.

Tombe sulla via Prenestina

Il cantiere e le sepolture sulla via Prenestina
Una famiglia di nobili romani sepolti alle porte di Roma, sulla via Prenestina, tra il I e il II secolo d.C.. Questi sono i reperti ritrovati recentemente in un cantiere per la costruzione di un autosalone, dagli operai. Si tratta di ben sei mausolei ben conservati.
La notizia è stata tenuta riservata dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici, che ha provveduto ad allertare i vigili urbani dopo che erano stati notati alcuni reperti accatastati accanto al gabbiotto dell'impresa impegnata nei lavori di scavo.
Il tratto della via Prenestina nel quale è avvenuto il ritrovamento è ricco di tombe e mausolei, appartenenti alle nobili famiglie romane. Già in passato, proprio sulla via che porta a Palestrina, sono state portate alla luce necropoli nelle quali sono state trovate sia ossa che oggetti di valore appartenenti al corredo dei defunti.

Sacrifici umani nell'Irlanda del 2000 a.C.

Il corpo ritrovato nella torbiera irlandese (Foto: Alan Betson/The Irish Times)
I resti di un corpo mummificato ritrovato, due anni fa, nella palude di Laois, in Irlanda, risalirebbero al 2000 a.C. e sarebbero i più antichi resti riemersi, al mondo, da una palude.
I resti umani sarebbero più antichi dei resti del faraone Tutankhamon ed appartengono ad un giovane maschio che, molto probabilmente, ha subìto una morte violenta nell'ambito di un sacrificio rituale. Il corpo è stato riportato alla luce nella palude di Cul na Mòna, a Cashel, nel 2011. Inizialmente gli archeologi pensavano che risalisse all'età del ferro (500-400 a.C.), come molti altri corpi emersi dalle torbiere irlandesi. I test al radiocarbonio, invece, ed un palo di legno trovato accanto al corpo, hanno permesso di datare i resti del giovane al 2000 a.C.
Questo ritrovamento permette di aprire un nuovo capitolo nella storia dell'archeologia dell'Età del Bronzo in Irlanda.
Il braccio del giovane uomo è stato rotto da un colpo, sono stati riconosciuti tagli profondi inferti sulla schiena da una lama. Purtroppo non è stato possibile verificare la presenza di colpi sul collo e sul petto, risultati danneggiati da una fresatrice al momento della scoperta. Comunque gli studiosi pensano si tratti, senza ombra di dubbio, di un omicidio rituale.

Un tesoro neolitico nel mare di Capri

Ossidiana nel mare di Capri
Nel mare di Capri giace un carico di ossidiana risalente a oltre 5000 anni fa, secondo il sub Vasco Fronzoni. A settembre si effettueranno dei rilievi e si preleverà del materiale per accertare l'età dei reperti.
Fronzoni ritiene che il carico sia legato alla presenza, nei fondali dell'isola campana, di un relitto neolitico che trasportava, lungo le coste italiane, l'ossidiana adoperata come materia prima per la fabbricazione di armi, utensili e altri manufatti e che, in un'era precedente all'avvento dei metalli, era un materiale preziosissimo.
Quello di Capri è, dunque, con tutta probabilità, uno dei più antichi carichi marittimi ritrovati nel bacino del Mediterraneo. Si attendono, ora, i rilevamenti geodetici e geofisici per inquadrare il reperto dal punto di vista storico ed archeologico.

sabato 10 agosto 2013

Side tornerà a farsi ammirare

La zona dei templi di Side, in Turchia (Foto: AA)
Continuano gli scavi archeologici, per il quinto anno consecutivo, nell'antica città greca di Side, nella provincia meridionale turca di Antalya. Quest'anno i templi della zona sono stati oggetti di scavo per trasformare l'area in un museo a cielo aperto, che potrà diventare un polo turistico di notevole rilievo.
Presto i visitatori potranno ammirare i tempi di Apollo e di Athena, costruiti 1800 anni fa, nonché la Chiesa Basilica di 1300 anni fa. Gli scavi coinvolgono 92 persone tra volontari e archeologi, guidati dal Professor Peter Scherrer del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Graz, in Austria.
I lavori proseguiranno attorno alla porta orientale dell'antica città e nella zona dei templi. Si presume che tra lavori e scavi, il sito sarà pronto ad essere visitato tra circa due anni.

Rilievo votivo di Zeus scoperto in Bulgaria

La fortezza di Kozi Gramadi, dove è stato scoperto il rilievo
di Zeus (Foto: Museo Nazionale di Storia Bulgaro)
Gli archeologi bulgari, guidati dal Dottor Ivan Hristov, hanno scoperto un grande rilievo votivo riferibile a Zeus vicino al villaggio bulgaro di Starosel. Il rilievo è molto più grande rispetto a rilievi simili e fa pensare che appartenesse alla parte centrale di un antico tempio.
La scoperta è avvenuta durante lo scavo del monte Kozi Gramadi, nella catena montuosa della Sredna Gora, nella Bulgaria centrale. La fortezza che si sta scavando fu costruita nel VI-V secolo a.C. ed apparteneva all'antica capitale della tribù tracia che viveva nella Bulgaria centrale.
Gli archeologi ritengono che proprio questa cittadella e il territorio limitrofo fossero il centro del potere dell'antica Tracia nel IV secolo a.C.. L'abitato venne distrutto quando Filippo II ascese al trono e promosse l'espansione dell'antica Macedonia.

Scoperto un granaio medioevale in Inghilterra

Foto aerea che mostra i resti del granaio medioevale di
Southam (Foto: Ariel-cam)
Gli archeologi hanno scoperto quello che sembra essere un granaio medioevale nello Warwickshire, in Inghilterra. Lo scavo è in corso dove è prevista la costruzione di una casa di riposo per anziani.
Andrew Mann, un archeologo che lavora sul posto ha affermato che i granai erano molto importanti nella vita di una cittadina medioevale, quello trovato a Southam forse era il più importante edificio della città. Con il tempo è stato demolito, al punto che, nel XVIII secolo, non risulta più nelle mappe.
Le fondamenta degli edifici sono state riportate alla luce per 18 metri di lunghezza e 10 di larghezza. Si pensa che la lunghezza originaria fosse di circa 40 metri.

giovedì 8 agosto 2013

Nuove scoperte in Israele

Le lampade ritrovate sul sito di Arsuf
(Foto: Pavel Shargon)
Gli scavi archeologici condotti dalla Tel Aviv University e dalla Israel Antiquities Authority, hanno permesso il recupero di 400 monete bizantine, 200 lampade, un antico anello in oro e diversi gioielli.
Sono numerosi i reperti risalenti al tardo periodo bizantino (V-VII secolo d.C.) scoperti negli scavi condotti nel retroterra agricolo dell'antica città di Apollonia-Arsuf, situata ad est del sito. Tra gli edifici scoperti, vi sono impianti per la trasformazione di prodotti agricoli, come i torchi, i resti di un frantoio e quelli di alcune mura pertinenti parte di altri edifici.
Tra i rinvenimenti più interessanti vi è quello di un certo numero di pozzi per i rifiuti di epoca bizantina. Uno di questi, il più grande con circa 30 metri di diametro, conteneva frammenti di vasi in ceramica, stoviglie, posate, lampade, frammenti di vasi in vetro ed ossa di animali. Tra i resti vi erano anche le 400 monete d'oro, oltre 200 lampade conservate per intero e mai utilizzate, anelli d'oro e gioielli.
Anello ottagonale ritrovato in un pozzo bizantino ad Arsuf
Tra i gioielli emerge un anello ottagonale con iscritti versetti del Pentateuco su ciascuno dei suoi lati. Per secoli il sito fungeva da entroterra agricolo di Apollonia-Arsuf. Gli scavi, in questa località, sono iniziati dal 1950 ed hanno provato che il sito fu abitato ininterrottamente per 1500 anni, dal periodo persiano alla fine del VI secolo a.C., fino al termine del periodo crociato nel XIII secolo d.C.
Tra i più importanti ritrovamenti vi è una villa che si affaccia sul mare, con un cortile peristilio e stanze disposte lungo tutti i lati di un corridoio. E' stata poi individuata una chiesa e quartieri industriali, piscine intonacate e forni per la produzione di vetro grezzo. La popolazione era composta da cristiani e samaritani. Durante il regno del califfo omayyade Abdul al-Malik (685-705 d.C.), Arsuf è stata protetta da una cinta  muraria. In seguito venne trasformata in fortezza.
il sito venne conquistato dai cavalieri crociati nel 1101 e venne consegnato agli esponenti di famiglie aristocratiche crociate. Nel 1261 il controllo sulla fortezza e sulla città di Arsuf venne dato ai Cavalieri Ospitalieri. nel marzo-aprile 1265 la città fortificata e la fortezza furono distrutte dai mamelucchi.

La signora di San José de Bruno

La maschera di rame trovata accanto alla defunta a San José de Moro
(Foto: Luis Jaime Castillo Butters)
Circa 1200 anni fa, una donna della tribù Moche fu sepolta con una grandiosa cerimonia. Gli archeologi, ora, ne hanno scoperta la tomba ed hanno trovato le prove dello status sociale eccezionale della defunta e del potere che, in vita, aveva esercitato. La scoperta è stata effettuata nel sito di San José de Moro, nel nord del Perù.
Questa donna visse nel 750 d.C., era molto venerata e venne sepolta a circa sei metri di profondità. Le pareti di terra della sepoltura erano dipinte di rosso e le nicchie che vi erano state scavate ospitavano offerte in vasi di ceramica. Con la defunta sono state sepolte due donne, probabilmente si tratta di due sacrifici umani, e ben cinque fanciulli.
Lo scheletro della donna riposava su una piattaforma bassa ed era ornato con una collana di perline di pietre locali. Accanto al corpo era stato deposto un alto calice d'argento che, nell'arte Moche, accompagna le scene di sacrifici umani e il consumo di sangue. Questi oggetti sono stati ritrovati, prima, solo nelle sepolture di potenti sacerdotesse-guerriere.
La sepoltura femminile di San José de Moro
(Foto: Luis Jaime Castillo Butters)
Anche l'elaborata decorazione del sarcofago costituisce un indizio dello status sociale della donna sepolta. Il sarcofago è stato fatto in legno o canna che, con il tempo, si è deteriorato. Placche di rame disegnavano, un tempo, i motivi tipici della cultura Moche. Accanto alla testa della defunta è stata deposta una maschera funeraria in rame ed ai suoi piedi due sandali in rame.
Gli scavi a San José de Moro sono iniziati nel 1991. Le prove che, in questi anni, sono state raccolte hanno convinto gli archeologi che il sito è stato un importante centro cerimoniale, meta di pellegrinaggi, tra il 600 e l'850 d.C. e che le sacerdotesse-regine hanno giocato un ruolo importantissimo nella politica e della religione di questa cultura. Non era infrequente, tra i Moche, che una donna rivestisse un'alta carica religiosa. Una mummia femminile ricoperta di tatuaggi è stata scoperta nel sito di El Brujo nel 2005, sepolta con i tradizionali simboli del potere: enormi mazze da guerra cerimoniali e anelli nasali.

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