domenica 30 marzo 2014

La misteriosa donna del Sussex

Il volto della giovane donna sconosciuta alla quale è stato dato il
nome di Beachy Head Lady (Foto: Graham Huntley)
E' stata la prima residente del Sussex proveniente dall'area del sub-Sahara. Di lei rimane un teschio che, opportunamente studiato e trattato dai ricercatori, ha fornito un identikit di questa antica e misteriosa donna.
La maggior parte degli scheletri e dei resti umani provenienti da due antichi cimiteri anglosassoni sono stati scavati tra il 1992 e il 1996. Gli archeologi ed i paleontologi avevano in mente di restituire, in qualche modo, un'identità ed una nuova "vita" a quelli che, un tempo, erano gli abitanti del Sussex. Durante questo processo di recupero, gli archeologi e gli antropologi si sono imbattuti in due scatole che contenevano dei resti scavati nel 1956. Si trattava di uno scheletro umano, ben conservato, riconosciuto come quello di una donna di piccola statura e di giovane età.
Analizzando il teschio della giovane donna, gli antropologi hanno riscontrato la mancanza dei denti del giudizio. Con l'aiuto delle sovvenzioni per gli studi, i ricercatori hanno potuto effettuare delle analisi costose quali la datazione al radiocarbonio e l'analisi ai radio-isotopi. Analisi che si sono rivelate particolarmente utili per quel che riguarda la misteriosa giovane donna i cui resti erano contenuti in due scatole.
Lo scheletro non era stato etichettato né studiato in precedenza. Si è proceduto, pertanto, alla ricostruzione facciale, profittando della conservazione ottimale dei resti. L'operazione è stata condotta dalla Dott.ssa Caroline Wilkinson, della Dundee University, la quale si è resa immediatamente conto che i tratti somatici della giovane donna rimandavano all'Africa sub sahariana. La ricostruzione del possibile volto della giovane ha dato ragione alla Dott.ssa Wilkinson.
Gli archeologi hanno pensato che poteva trattarsi di una giovane schiava di qualche ricco romano, anche se era da accertarsi il periodo storico in cui era vissuta. La datazione al radiocarbonio ha restituito una data, per la morte della donna, compresa tra il 200 e il 250 d.C., durante, appunto, la dominazione romana.
E' molto raro il ritrovamento, in Gran Bretagna, di resti umani e non che rimandino all'Africa. Ancora più rari sono i resti umani di origine sub sahariana risalenti ad epoca romana. Le analisi sulle ossa hanno permesso di capire che la giovane donna era vissuta nella zona di Eastbourne. Probabilmente fu portata in Gran Bretagna in giovanissima età, ma è altresì probabile che sia nata qui. L'analisi dello scheletro ha rilevato che la giovane donna godeva di buona salute e sembra non aver fatto lavori pesanti. Dunque, non era una schiava. I denti sono in buone condizioni come le ossa.
Alcuni rapporti di scavo risalenti al 1891 parlano di tre scheletri scavati da un cimitero romano sul lato ovest di Beachy Head, nel villaggio di East Dean, nel Sussex, dove si ritiene fosse sepolta la donna. Lo scavo fa cenno al fatto che uno degli scheletri era stato trovato con numerosi braccialetti infilati alle braccia, il che depone positivamente sul fatto che si trattasse di una donna. I braccialetti, custoditi nel museo locale, sono andati dispersi dopo un bombardamento durante la seconda guerra mondiale.
Gli archeologi pensano di aver individuato il luogo dove si trova l'antico cimitero romano da cui provenivano i tre scheletri ritrovati a fine Ottocento. La parte più commovente della ricerca è stata sicuramente la ricostruzione del volto della giovane donna sub sahariana. Non si sa quali siano le cause della morte della donna, ma si sa che morì giovanissima, forse aveva solo 20-21 anni. Lo scheletro non reca tracce di malattie o ferite. Probabilmente l'analisi del Dna potrà rispondere a questo quesito.

venerdì 28 marzo 2014

Un tesoro bizantino ritrovato in Egitto

Solidus dell'imperatore Valentiniano, che faceva parte
del tesoro ritrovato a Luxor (Foto: DAI Cairo)
Ventinove monete d'oro di epoca bizantina sono state trovate sulla riva occidentale di Luxor, durante uno scavo di routine effettuato all'interno di una tomba di un'antica necropoli egiziana nella zona di Deir el-Bakhit del Draa Abul Naga. A fare la scoperta, archeologi tedeschi. Le monete sono ben conservate.
Il tesoro è costituito da due diversi tipi di tagli di monete: 18 di esse sono solidi, mentre 11 sono monete tremisse, pari ad un terzo di un solido. Le monete erano nascoste in una cappella copta installata in una tomba faraonica. Si trovavano nell'alloggio di una delle colonne di arenaria che fungeva da supporto dell'altare della cappella. Il sito faceva parte del monastero di Deir el-Bakhit, il cui antico nome era Monastero di San Paolo.
Le monete ritrovate recano i ritratti degli imperatori bizantini Valentiniano, Valente e Giustiniano. Il deposito può essere datato al 50-60 d.C. e la stessa datazione può essere attribuita alla cappella del monastero.

Una sepoltura pre-incaica ritrovata in Perù

I resti ritrovati nella tomba di Arequipa (Foto: Wilfredo Sandoval/El Comercio)
E' stata scoperta, in Perù, un'antica tomba sotto l'edificio dove nacque lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa. Si tratta di una sepoltura pre-incaica ed il luogo dove è avvenuta la scoperta è la città di Arequipa.
La tomba è profonda 1,5 metri e contiene quattro vasi di ceramica appartenenti alla cultura Churajòn, secondo l'archeologo Marco Lòpez. La cultura Churajòn prosperò prima di quella Inca e si sviluppò su entrambe le sponde del fiume Chili, che attraversa l'attuale città di Arequipa.

giovedì 27 marzo 2014

Claudio d'Egitto

Il bassorilievo raffigurante l'imperatore romano Claudio (Foto: Marleen
De Meyer, disegno di Troy Sagrillo)
Sulle pareti di un tempio egizio, un bassorilievo raffigura l'imperatore romano Claudio vestito alla foggia dei faraoni egizi, con un'elaborata corona. Nel bassorilievo Claudio - che regnò dal 41 al 54 d.C., sembra erigere un gigantesco palo con una falce lunare sulla parte superiore.
I geroglifici che compaiono sulla parete appellano Claudio come "Figlio di Ra, Signore delle Corone" ed affermano che l'imperatore romano era "Re dell'Alto e del Basso Egitto, Signore delle Due Terre". Il palo che sta sollevando, affermano le scritte, appartiene ad una tenda (o una cappella) di culto dedicata a Min, antico dio egizio della fertilità e della potenza. La cerimonia, secondo la data incisa nella pietra, sarebbe avvenuta nel periodo estivo. Essa ebbe luogo anche se Claudio non ebbe mai occasione di visitare il Paese del Nilo.
L'elaborata corona indossata da Claudio è costituita da tre canne fissate su corna di ariete con tre falchi seduti sulla cima. Davanti ai giunchi sono visibili tre dischi solari. I governanti egiziani indossavano corone di questo tipo nel periodo tardo della storia del Paese, soprattutto dopo il 332 a.C..
Nel bassorilievo il dio Min è raffigurato con la corona e il pene eretto, poiché era il dio della fertilità. I geroglifici descrivono Min come "colui che porta il controllo dei cavalli di battaglia, la cui paura è nelle Due Terre". Min consegna a Claudio le terre a sud dell'Egitto, forse un riferimento ai deserti che circondano il Nilo, dai quali si estraevano diversi minerali.
La scena è stata scoperta sul muro occidentale esterno nel tempio di Iside a Shanhur, situato sulla riva orientale del Nilo a circa 20 chilometri da Luxor. Si tratta di un tempio costruito e decorato durante l'occupazione romana sotto Augusto (che regnò dal 30 a.C. fino al 14 d.C.) e fino a Traiano (che regnò dal 98 al 117 d.C.). La stele è stata individuata, per la prima volta, nella stagione di scavo 2000-2001.
Un'altra scena raffigurata sulle pareti del tempio di Shanhur mostra Claudio mentre porge un'offerta al dio Min a simbolo della fertilità dell'Egitto. Tra i due compare il dio bambino Horus.

Ritrovato lo scheletro di Nefer, funzionario del faraone

Lo scheletro del funzionario Nefer (Foto: Consiglio Supremo delle Antichità)
Una squadra di archeologi cecoslovacchi che lavorano in un cantiere di scavo ad Abusir ha riportato alla luce lo scheletro di un funzionario governativo di alto grado di nome Nefer. La sua tomba è stata scoperta lo scorso anno.
Nefer ricopriva diversi incarichi nel palazzo reale del faraone Nefereer-Ka-Re. Era il sacerdote del complesso funerario del re, il supervisore dei documenti reali e il supervisore della casa d'oro. Lo scheletro di Nefer si trovava all'interno del suo sarcofago.
La spedizione archeologica è guidata da Mirislav Barta ed aveva già scoperto la tomba del funzionario, scavata nella roccia ed incompiuta, composta da quattro corridoi. Sono stati trovati cinque pozzi di sepoltura ed una falsa porta in calcare con l'incisione dei diversi titoli del defunto.

La mummia tatuata esposta al British Museum

Immagini della Tac della mummia del tatuaggio (Foto: British Museum)
Le mummie egiziane hanno esercitato, da sempre, un forte fascino sull'immaginazione degli studiosi ma anche della gente comune. Una nuova mostra al British Museum farà conoscere il lato umano di quel che resta degli antichi abitanti della terra del Nilo.
Le mummie sono state sottoposte alle analisi scientifiche più sofisticate che hanno permesso agli studiosi di ricostruire, in modo molto dettagliato, quel che c'è al di sotto delle bende di lino. La mostra che ha al suo centro le mummie, si aprirà a maggio al British Museum.
Le nuove analisi hanno riportato alla luce prove sorprendenti, come il fatto che gli antichi egizi soffrivano di colesterolo al pari degli uomini di oggi e che avevano l'abitudine di tatuarsi il corpo. La più antica delle mummie analizzate risale a 5500 anni fa mentre la mummia più recente, che aveva, al momento della morte, un'età compresa tra i 20 e i 35 anni, risale a circa 1300 anni fa. Alcune delle mummie sono state scoperte più di cento anni fa, altre sono state, invece, ritrovate nel 2005 in Sudan.
Il tatuaggio ritrovato sulla mummia sudanese (Foto: British Museum)
Alcune delle mummie sono talmente ben conservate che la Tac ha potuto rimandare immagini tridimensionali di organi, ossa e tessuti, nonché parti del cervello e di altri organi vitali ancora intatti. Due delle mummie sottoposte ad esame sembrano aver sofferto di problemi cardiaci, causati, forse, da una dieta ricca di grassi o da una predisposizione genetica. La maggior parte delle mummie di defunti adulti, inoltre, mostra di aver sofferto di terribili ascessi. Alcuni di questi potrebbero, addirittura, aver provocato la morte del defunto.
Una delle mummie, trovata sette anni fa, è così ben conservata che gli archeologi sono riusciti a distinguere il tatuaggio che aveva sulla parte interna della coscia destra. La tecnologia a raggi infrarossi ha contribuito a definire meglio i contorni di questo tatuaggio. La mummia è quella di una donna di età compresa tra i 20 ed i 35 anni, sepolta avvolta in un panno di lino e lana. Il tatuaggio, decifrato dai restauratori, è composto di lettere greche che risultano formare il nome MIXAHA. La donna morì nel 700 d.C. ed era vissuta in una comunità cristiana sulle rive del Nilo. Il tatuaggio rappresentava il simbolo di San Michele Arcangelo, trovato nelle chiese più antiche e su tavole di pietra ma mai, prima d'ora, sotto forma di tatuaggio.
La mummia di questa donna è stata rinvenuta nel 2005 in un cimitero del Sudan. I suoi organi interni sono molto ben conservati. Gli studiosi pensano che il tatuaggio avesse la funzione di proteggere la donna dalle forze del male. Anche questa mummia sarà in esposizione al British Museum.

Altre statue di Amenhotep III riemergono in Egitto

La testa di alabastro di Amenhotep III (Foto: AFP)
Altre due statue colossali di Amenhotep III sono state ritrovate a Luxor, in Egitto. I due monoliti di quarzite rossa si trovavano nell'antico tempio funerario del faraone, sulla riva occidentale del Nilo.
Del tempio di Amenhotep III sono rimasti i due colossi detti di Memnone, due statue gemelle raffiguranti il faraone. Queste due statue sono sicuramente più famose di quelle attualmente recuperate, rimaste a lungo esposte, in più pezzi, alle intemperie. Una delle statue raffigura il faraone con le mani poggiate sulle ginocchia. E' alta 11,5 metri con una base di 1,5 metri di altezza e 3,6 di larghezza. Con la doppia corona la statua raggiungeva l'altezza di 13,5 metri. Il re è raffigurato con un gonnellino a pieghe tenuto in vita da una grande cintura decorata. Accanto alla gamba destra è visibile la figura completa della moglie di Amenhotep III, Tiye, con una grande parrucca ed un lungo abito aderente.
La statua raffigurante la regina madre Mutemwya, originariamente posta accanto alla gamba sinistra della statua di Amenhotep III, è scomparsa. Il trono sul quale il faraone è seduto è decorato su entrambi i lati con scene dell'epoca che raffigurano la riunificazione dell'Alto e del Basso Egitto.
Gli archeologi hanno ritrovato anche i pezzi di altre antiche statue del sovrano e dei suoi familiari, tra cui una testa in alabastro ben conservata, pertinente un'altra statua di Amenhotep III. Si tratta di un pezzo piuttosto raro: non ci sono molte statue di alabastro al mondo. Accanto alla testa si trova una statua della principessa Iset, figlia del faraone.

sabato 22 marzo 2014

Tracce di cancro su uno scheletro nubiano

Lo scheletro dell'antico egiziano affetto da cancro scoperto ad Amara e
l'amuleto sepolto con lui. (Foto: PLoS ONE)
Sono state trovate tracce di cancro su uno scheletro di 3000 anni fa ritrovato in Egitto. Oggi il cancro è una delle cause di morte più diffuse, ma è raro trovare tracce della malattia nell'antichità, il che ha portato a pensare che il cancro sia in qualche modo un prodotto dei moderni stili di vita e dell'incidenza dell'inquinamento e del fumo.
Finora erano stati ritrovati solo tre scheletri con tracce di cancro risalenti ad un periodo antecedente al 1000 a.C.. Ora è emerso questo scheletro da una tomba nel nord del Sudan, che potrebbe dimostrare che il cancro esisteva anche in civiltà in cui lo stile di vita era completamente diverso dall'attuale.
Lo scheletro è stato scoperto nel sito archeologico di Amara Ovest, situato sulla riva sinistra del Nilo, a circa 750 chilometri dall'attuale capitale del Suda Khartoum. I ricercatori hanno accertato che si tratta dello scheletro di un uomo tra i 25 ed i 35 anni di età al momento della morte. Venne seppellito sdraiato sulla schiena, con un amuleto di ceramica blu in una bara di legno dipinta, purtroppo deteriorata dal tempo. Con lui sono state sepolte altre 20 persone, forse membri della sua famiglia.
L'insediamento di Amara Ovest venne fondato nel 1300 a.C., quando venne fondata anche la capitale amministrativa di Kush, nella provincia di Nubia. Il vasellame trovato nella sepoltura suggerisce che i resti risalgono alla XX Dinastia, all'incirca intorno al 1187-1064 a.C., quando l'Egitto stava conducendo una campagna militare contro la Libia e faraoni come Ramses III venivano seppelliti nella Valle dei Re. Per gli archeologi Amara rappresenta l'opportunità di disegnare un quadro completo della vita nell'antica Nubia. Qui i nubiani vivevano "all'egiziana", mescolando elementi dell'arte dell'Egitto con quelli tipici dell'arte nubiana e dando vita ad un'architettura ibrida.
Per esaminare lo scheletro appena ritrovato, i ricercatori hanno utilizzato i raggi X ed un microscopio elettronico a scansione. Questo ha permesso di avere immagini molto nitide delle lesioni presenti sulle ossa del defunto, evidenziando le metastasi presenti sulle clavicole, sulle scapole, le braccia, le vertebre, le costole, il bacino e le ossa delle cosce. Questo tipo di cancro, sostengono gli studiosi, si sviluppa da organi molli. Gli scienziati possono solo fare delle ipotesi su quello che ha causato questo tipo di tumore, che può essere stato determinato da fattori genetici o ambientali, quale il fumo che si sviluppa dalla combustione della legna. Altri fattori potrebbero essere stati le malattie infettive, quali la schistosomiasi, causata da alcuni parassiti. La schistosomiasi ha afflitto gli abitanti dell'Egitto e della Nubia almeno dal 1500 a.C. ed è stato scoperto che provoca cancro alla vescica e al seno.
Attualmente ad Amara gli archeologi stanno facendo una corsa contro il tempo, perché da una parte i saccheggi dei ladri di tombe vanno sempre più intensificandosi (recentemente sono state completamente distrutte due grandi tombe a camera), dall'altra vi è l'idea di realizzare delle nuove dighe lungo il corso del Nilo, una delle quali potrebbe distruggere completamente le necropoli di Amara.

Scoperto un sistema di irrigazione romano in Gran Bretagna

Il sistema di irrigazione romano rinvenuto a Cambridge (Foto: Dave Webb)
Gli scavi condotti dalla Cambridge University hanno permesso di scoprire quello che gli archeologi ritengono essere il più antico sistema di irrigazione romana in Gran Bretagna. La scoperta è stata fatta vicino Huntingdon Road, nel nordovest di Cambridge.
L'archeologo Chris Evas, che fa parte degli archeologi che hanno scavato a Cambridge, ha affermato che i resti venuti alla luce risalgono ad un periodo compreso tra il 70 e il 120 d.C.. Oltre al sistema di irrigazione sono stati rinvenuti resti di insediamenti risalenti al Neolitico, all'Età del Bronzo e all'Età del Ferro, ma anche reperti più recenti, come alcune trincee risalenti alla Seconda Guerra Mondiale.
Gli archeologi stanno, ora, studiando come le persone si siano adattate a vivere, nel corso dei secoli, nelle zone interne del Paese, lontano dalle vie fluviali. Il sistema di irrigazione appena scoperto ha sorpreso gli archeologi perché indica una sofisticata conoscenza dell'idrologia e dell'orticultura da parte dei Romani.
Lo scavo interessa circa 150 ettari di terreno agricolo alla periferia nordovest di Cambridge e non si esclude che possa rivelare altri tesori.

giovedì 20 marzo 2014

Lo sciamano-guardiano

Il ritrovamento della statuetta dello sciamano (Foto: Melitòn Tapia/Inah)
Ha custodito la tomba per oltre 1500 anni e solo ora è stato ritrovato da una squadra di archeologi messicani. Si tratta della scultura raffigurante un'antico sciamano, rinvenuta in una camera funeraria sotterranea nello stato di Colima, in Messico.
E' estremamente raro trovare statue intatte nei siti archeologici sudamericani, dal momento che i tombaroli sono molto attivi. La scultura ha un volto allungato e reca con sé un'arma, forse un'ascia, ed era stato posto a guardia di una sepoltura coperta da lastre di roccia vulcanica. A fare la sorprendente scoperta, gli archeologi dell'Istituto Nazionale di Antropologia e Storia (Inah) che sono stati i primi a vedere, a distanza di centinaia di anni, le fattezze dell'antico sciamano.
L'archeologo Marco Zavaleta ha dichiarato che la statuetta è stata ritrovata a Villa de Alverez, in una sepoltura sotterranea. Era in posizione verticale ed è stato collocato esattamente all'ingresso della cripta, quale guardiano del defunto.
La statuetta dello sciamano
(Foto: Melitòn Tapia/Inah)
Vicino a questa sepoltura sono state recentemente ritrovate le deposizioni di 35 adulti e tre bambini, collocati in piccole scatole di pietra. La sepoltura quadrata, situata a circa un metro e mezzo di profondità, è stata datata ad un periodo compreso tra il 300 e il 600 d.C.. Essa contiene un deposito sotterraneo di circa due metri quadrati nel quale sono state deposte le ossa di uno o due individui. Questi erano stati spostati per far posto ad un altro individuo seppellito in un secondo tempo.
Una teoria vuole che le tombe come questa, definite a pozzo, siano state utilizzate come omaggio agli antenati, per questo è stata collocata qui la statuetta dello sciamano. Dalla tomba a pozzo scoperta recentemente sono stati estratti anche sei vasi di diverse dimensioni ed una ciotola detta tecomate. La statuetta dello sciamano è alta circa 51 centimetri. Gli oggetti sono stati accuratamente puliti nel tentativo di recuperare tracce di sementi o altro materiale organico che potrebbe fornire preziosi elementi per far luce sulla vita dell'antico popolo che abitava in questo luogo.
Gli archeologi ritengono che sepolture come quella appena trovata appartengano a membri di una certa levatura sociale, dal momento che solo coloro che possedevano grandi mezzi finanziari potevano farsi costruire simili strutture.

Antiche sepolture in Cornovaglia

Le ossa ritrovate in Cornovaglia
In Cornovaglia è stato scoperto un antichissimo luogo di sepoltura, dal quale sono emerse delle ossa umane. Il sito era, un tempo, uno dei luoghi di sepoltura più importanti della preistoria.
Quella che gli archeologi hanno trovato è una grande cista nella quale sono state deposte delle ossa. La cista era stata sepolta accuratamente nel terreno. Le ossa ritrovate appartengono ad una giovane donna. Si tratta di una sepoltura parziale, non è stato ritrovato alcun corredo, l'unico oggetto rinvenuto nelle vicinanze è un blocco di quarzo.
La sepoltura della giovane donna si trova vicino a numerose altre deposizioni dell'Età del Bronzo ed accanto ad una grande tomba dell'Età del Ferro.

sabato 15 marzo 2014

Bentornato, Little Foot

Il cranio di Little Foot
(Foto: Witwatersrand University)
Uno scavo meticoloso durato ben 13 anni ha permesso di recuperare, in Sud Africa, lo scheletro quasi completo di un Australopithecus che è stato battezzato Little Foot. Lo scavo ed il recupero è stato curato da archeologi e paleontologi francesi e sudafricani.
Little Foot è stato rinvenuto nelle grotte di Steridontein di Gauteng, rese famose nel 1936 per il ritrovamento di un gran numero di fossili di Australopithecus. Per 60 anni, però, sono stati recuperati solo teschi parziali e mascelle, denti isolati e frammenti di ossa degli arti. Sono nate, anche, diverse questioni circa l'età dei fossili, di come fossero arrivati fino a quelle caverne e di come poteva essere lo scheletro completo di questo ominide.
Nel 1997, poi, Ron Clarke, Stephen Motsumi e Nkwane Molefe, della University of Witwatersrand di Johannesburg hanno trovato uno scheletro di Australopithecus quasi completo, con tanto di cranio, in una camera sotterranea delle grotte. E' iniziato, allora, lo scavo accurato del reperto, con particolare attenzione a salvaguardare le ossa dell'ominide e lo strato di sepoltura, che avrebbe permesso di capire quali sono stati i processi che hanno portato alla sua conservazione.
Si tratta della prima volta che viene condotto uno scavo di ominide di Australopithecus in un antico deposito calcificato. E' stato subito chiaro, ai paleontologi, che lo scheletro dell'ominide era stato in parte compromesso dal crollo parziale della volta di una cavità sottostante.
Una squadra di specialisti nello studio delle grotte calcaree, composta da Laurent Bruxelles, Richard Maire e Richard Ortega, con Clarke e Dominic Strafford della Wits University, hanno dimostrato che i crolli della grotta sono andati a riempire i vuoti formati dalle antiche erosioni, il che daterebbe lo scheletro ad un età antecedente a quella che finora gli era stata attribuita.
Little Foot è antico di circa 3 milioni di anni e non di 2,2 milioni, come era stato proposto da altri ricercatori. Teschio, braccia, gambe e bacino dell'ominide sono stati in gran parte ripuliti dai residui della roccia circostante. Il Professor Clarke ha concluso uno studio del cranio che appartiene alla specie Australopithecus Prometeo, così battezzata dal Professor Raymond Dart nel 1948, quando ritrovò fossili di ominide nella provincia di Limpopo.

venerdì 14 marzo 2014

Tracce della cultura Vatya in Ungheria

Frammenti di resti di argilla di pavimento con oggetti
in situ (Foto: M. Jaeger)
Gli archeologi dell'Università di Poznan stanno studiando tre insediamenti di 4000 anni fa nella regione di Kakucs, a circa 40 chilometri da Budapest. I ricercatori polacchi sono interessati alla cultura Vatya (20001500/1400 a.C.), che occupava la parte centrale del bacino del Danubio.
Della cultura Vatya sono poco conosciuti gli insediamenti fortificati ed i luoghi di sepoltura. Alla fine del II millennio a.C., la comunità sviluppò una ricca produzione di bronzo, basata su materie prime provenienti da aree remote delle regioni alpine. Durante gli scavi, gli archeologi hanno ritrovato tracce di un pavimento d'argilla e numerosi oggetti realizzati in materiali diversi, tra i quali l'oro e il bronzo.
L'insediamento esaminato dai ricercatori fu abbandonato intorno al 1500-1400 a.C.. La stagione 2013 ha permesso di raccogliere diversi campioni ora allo studio dei chimici.

mercoledì 12 marzo 2014

Un campo di pallone nel campo di basket...in Yucatan

La struttura ritrovata nello stato dello Yucatan, in Messico
(Foto: Centro Inah Yucatan)
Nello stato dello Yucatan, in Messico, sono stati scoperti finora ben 26 campi per il gioco della palla delle civiltà pre-ispaniche, ma non è stato mai ritrovato uno di questi campi in una scuola. E' questo quello che è accaduto nel comune di Maxcanu.
La ricercatrice dell'Inah, l'archeologa Eunice Uc, ha dato notizia dello straordinario ritrovamento ed ha incaricato di verificare la natura della scoperta. I resti del campo per il gioco della palla sono stati ritrovati durante la costruzione di un campo da basket ai piedi di una collina, in una zona che non era stata mai esplorata dai ricercatori. Il campo da basket è destinato agli studenti di una scuola locale.
La struttura sembra avere le stesse caratteristiche architettoniche degli edifici che compongono i campi per il gioco della palla ritrovati in altre località, per questo gli archeologi dell'Inah hanno iniziato subito il recupero della struttura ed anche perché ritengono che il sito sia stato utilizzato come centro rituale.

martedì 11 marzo 2014

La giovane donna dell'antica Inghilterra...

Parti di una collana e gli orecchini di legno ritrovati nel Dartmoor
(Foto: The Guardian)
Una sepoltura di 4000 anni fa potrebbe riscrivere la storia dell'Età del Bronzo britannica. In questa sepolture vennero deposti i resti, cremati, di una giovane donna con quanto rimaneva del legno utilizzato nel rogo e con il corredo della giovane accuratamente avvolto in una pelliccia. L'involto era stato, a sua volta, deposto in una piccola scatola di pietra.
Fra gli oggetti scoperti vi sono 34 borchie di stagno, che costituiscono la prima prova della lavorazione del metallo nel sudovest dell'Inghilterra, una cintura in fibra d'ortica con una frangia in pelle, gioielli come l'ambra del Baltico e lo scisto di Whitby ed orecchini in legno che sono i primi esempi di tornitura del materiale ritrovati in Gran Bretagna.
La scelta del sito di sepoltura non fu casuale: si tratta della collina di White Horse, a 600 metri sul livello del mare, in un luogo isolato da una palude e da una brughiera di erica. Gli scienziati si stanno, ora, occupando di interpretare questa sorprendente sepoltura. Hanno analizzato alcuni dei reperti, come, per esempio, la pelliccia che accompagnava i resti della defunta. Hanno scoperto che non si trattava di animali quali il cane, il lupo, il cervo, il cavallo o la pecora. Probabilmente si trattava di una pelliccia di orso di una specie estintasi, in Inghilterra, almeno 1000 anni fa.
La giovane donna sepolta aveva un'età compresa tra i 15 ed i 25 anni. Sorprendenti sono gli orecchini a vite quasi identici a quelli che ancora vanno di moda. Questi orecchini erano costellati dalle 34 gocce di stagno che li rendevano estremamente brillanti. Sono stati individuati anche dei resti di un tessuto che potrebbe essere un sudario.
La scatola in pietra in cui era contenuto il corredo della giovane donna è stata trovata più di dieci anni fa, ma lo scavo è iniziato solo tre anni fa, quando gli archeologi hanno capito che il sito si andava erodendo e correva il rischio di scomparire. Il contenuto della scatola è stato, quindi, immediatamente portato al laboratorio di conservazione del Wiltshire, dove c'è voluto un anno per riuscire a pulirla e per rimuoverne il contenuto.

Nuove scoperte a Cuzco, la civiltà di Marcavalle

Una delle sepolture ritrovate a Cuzco di recente
E' stato ritrovato, in Perù, un sito sepolcrale risalente a 3000 anni fa, contenente i resti di individui appartenenti ad una cultura che gli studiosi ritengono abbia preceduto quella Inca. La scoperta è stata fatta a Cuzco. Tra i resti sono stati identificati quelli di un bambino, di un adolescente e due adulti.
Gli archeologi pensano che gli individui sepolti in questo luogo appartenessero alla cultura di Marcavalle. Vi erano, con i resti, anche alcuni antichi manufatti, come degli strumenti in osso ed ossidiana, frammenti di ceramica artistica e collane di perline, tutti associabili alla medesima cultura.
Finora non erano mai stati ritrovati resti umani appartenenti alla cultura di Marcavalle. Il sito appena scoperto contiene due sepolture doppie ed una sepoltura singola ed è emerso in un centro per la riabilitazione giovanile. Si pensa che i primi fondatori di Cuzco siano proprio i contadini della civiltà di Marcavalle. Si spera di trovare altre sepolture che permetterebbero di fornire un quadro completo di questa misteriosa cultura.

domenica 9 marzo 2014

I tesori di Sardi, capitale del mitico Creso

La moneta d'oro ritrovata a Sardi. Visibile l'immagine del leone.
(Foto: Esplorazione Archeologica di Sardi/Harvard University)
Sardi e Creso, due nomi simboli di ricchezza ed opulenza. Le rovine di Sardi, nell'odierna Turchia, sono una fonte piuttosto interessante di notizie in merito alla vita nell'antichità classica, più precisamente nel VII secolo a.C., quando Sardi era la capitale della Lidia.
Sardi ha restituito, in questi giorni, agli archeologi ed alla storia dei reperti interessanti ed enigmatici che potrebbe chiarire le raffigurazioni monetali per cui la città era famosa. I depositi votivi di che trattasi sono costituiti da una piccola pentola con un coperchio, una moneta, un insieme di attrezzi metallici ed un uovo intatto a parte un foro deliberatamente fatto nell'antichità.
Gli scavi di Sardi sono effettuati da una squadra di archeologi dell'Università Madison del Wisconsin e vanno avanti, oramai, da diversi anni. Ultimamente gli archeologi stanno scavando al di sotto di un pavimento di una stanza del I secolo d.C., probabilmente andata distrutta a seguito di un terremoto intervenuto nel 17 d.C.. Proprio al di sotto del pavimento gli archeologi hanno scoperto un vaso dalle pareti sottili in ceramica, quasi del tutto intatto. Continuando lo scavo, gli studiosi hanno individuato una sorta di deposito di riempimento, contenente altri recipienti. I detriti contenuti nei recipienti, accuratamente rimossi, hanno rivelato una serie di piccoli strumenti appuntiti, una moneta con la figura di un leone ed il ritratto dell'imperatore Nerone ed un uovo intatto.
Il recente scavo a Sardi di un deposito rituale. Nelle ciotole
è stata trovata la moneta ed un uovo intatto.
(Foto: Esplorazione Archeologica di Sardi/Harvard University)
Gli archeologi hanno stabilito che si trattava di un'offerta rituale deposta in un piccolo incavo al di sotto del pavimento all'indomani della costruzione della sala. Non si è ancora certi del significato di questi depositi, anche se è accertato che fossero pratica comune, nell'antichità. Si trattava, forse, di un'offerta rituale per la protezione della casa. Ciotole e strumenti simili sono stati scoperti a Sardi quasi cento anni fa, quando il tempio di Artemide venne indagato dagli archeologi della Princeton University.
Sardi è la famosa città dove si ritiene sia stato inventato il primo conio per monete, per le quali si utilizzava l'elettro, una lega di argento ed oro, ed in seguito l'argento e l'oro puri. Le monete dell'antica Lidia sono molto rare, mentre sono piuttosto frequenti, negli scavi, i ritrovamenti di monete greche e romane. La moneta ritrovata negli ultimi scavi a Sardi mostra un ritratto di Nerone sul retto. La parte posteriore, invece, è stata martellata fino a renderla  piatta e vi è stata incisa la figura di un leone. La raffigurazione del leone è molto importante perché era l'emblema dei sovrani della Lidia.

sabato 8 marzo 2014

Ritrovata la principessa Iset

La statua di Iset
(Foto: TMNews)
Una squadra di archeologi egiziani ed europei ha riportato alla luce la statua della principessa Iset, figlia del faraone Amen Hotep III, nonno di Tutankhamon, sovrano d'Egitto 3350 anni fa. La statua si trovava nel tempio del faraone suo padre, sulla riva occidentale del Nilo, nella città di Luxor.
Si tratta della prima rappresentazione statuaria conosciuta di Iset. La statua è alta 1,70 metri e faceva parte di un enorme complesso monumentale di Amen Hotep III, che raffigurava il faraone con un'altezza di 14 metri. La statua di Iset giaceva ai piedi di quella del padre, raffigurato seduto. Il nome della principessa era inciso accanto ai piedi, il volto ha, purtroppo, subito i danni del tempo.
In precedenza Iset era sempre stata raffigurata con genitori e parenti.

Sorprese negli antichi castelli irlandesi...

Gli archeologi al lavoro nel castello di Carrickfergus
(Foto: newsletter.co.uk)
Uno scavo archeologico in un castello di epoca anglo-normanna in Irlanda, ha rivelato un tunnel segreto. A fare la scoperta un gruppo di archeologi che stava lavorando presso il castello di Carrickfergus, nel tentativo di avere maggiori informazioni sulla fortificazione sulle rive del Belfast Lough, risalente ad 800 anni fa.
Il castello venne costruito, nel 1177, dal cavaliere normanno John de Courcy, che aveva da poco invaso l'Ulster. Il castello si trova sul tratto di costa dove Guglielmo III sbarcò prima della battaglia di Boyne del 1690. La fortezza ha visto gli assalti di re Giovanni nel 1210 e di Edward Bruce nel 1315 ed anche la conquista da parte del capitano francese Francois Thurot nel 1760. La struttura venne utilizzata dall'esercito britannico fino al 1928. Durante la seconda guerra mondiale ospitò anche rifugi antiaerei.
Gli scavi avevano già rivelato particolari del suo utilizzo nel corso dei secoli, in particolare durante il periodo vittoriano. Gli archeologi sono rimasti stupiti, pertanto, di aver scoperto parte di un tunnel del XIX secolo, che si estende nella zona dove, in epoca medioevale, doveva sorgere una grande sala.
L'attuale scavo è stato commissionato in vista di lavori di ristrutturazione che devono rendere il castello agibile ai visitatori. Questi ultimi avranno la possibilità di visitare anche gli scavi aperti e di osservare il lavoro degli archeologi.

venerdì 7 marzo 2014

Antiche lettere dal fronte

papiro di 1800-anno-vecchia lettera scritta da uomo egiziano servizio nell'esercito romano.
La lettera di Aurelio Polion alla sua famiglia
(Foto: Biblioteca Bancroft presso la Berkeley University)
Un papiro, un'antica lettera spedita da un soldato alla sua famiglia 1800 anni fa, è stata decifrata. Il giovane soldato che l'ha scritta si chiamava Aurelio Polion ed era, con tutta probabilità, un volontario che prestava servizio in una legione romana.
La lettera è scritta in greco e riporta l'angoscia di Polion nell'apprendere le preoccupazioni della sua famiglia, per le quali il giovane stava cercando di ottenere un permesso per tornare a casa. La lettera era indirizzata a sua madre, a sua sorella ed a suo fratello. In una parte si legge: "Prego (gli dèi) notte e giorno che siate in buona salute e prima di tutto faccio voti a tutti gli dèi a vostro nome. Non smetterò di scrivervi, ma non preoccupatevi per me".
Polion afferma di aver scritto sei epistole alla sua famiglia senza riceverne alcuna risposta, adombrando la presenza di dissidi familiari. "Mentre ero in Pannonia ti ho inviato delle lettere, ma tu mi tratti come se fossi un estraneo", scrive Polion. "Otterrò il congedo dal console e tornerò da voi, in modo che tu sappia che sono tuo fratello".
La lettera è stata trovata nell'area esterna ad un tempio nella città egizia di Tebtunis, nel Fayyum, non lontano dal Nilo, più di un secolo fa, da una spedizione archeologica guidata da Bernard Grenfell ed Arthur Hunt. Recentemente Grant Adamson, un candidato al dottorato presso la Rice University, ha ricevuto l'incarico di tradurre il papiro. Per questo ha utilizzato una tecnica ad infrarossi per rendere il testo più leggibile. Adamson non è sicuro se la famiglia di Polion abbia risposto alle sue incalzanti missive o se il giovane soldato è riuscito ad avere un permesso per raggiungere i suoi familiari.
Polion visse in un periodo storico in cui i Romani controllavano l'Egitto. Il giovane faceva parte della Legio II Adiutrix, di stanza in Pannonia Inferiore (all'incirca l'odierna Ungheria). Pollion inviò la lettera appena decifrata attraverso un veterano che l'avrebbe, a sua volta, trasmessa alla sua famiglia.

Ritrovata, in Egitto, la tomba di Maayi

Uno degli affreschi presenti all'interno della sepoltura di
Maayi a Luxor
Una squadra di archeologi italo-spagnola ha ritrovato, durante alcuni lavori di scavo programmato sulla riva occidentale di Luxor, quella che si crede essere la tomba di Maayi, alto funzionario governativo della XVIII Dinastia. La tomba è stata ritrovata grazie ad un foro praticato nel muro della tomba n. TT109, nella zona di Sheikh Abdel-Gournah.
I dipinti presenti sulle pareti della tomba mostrano Maayi in diverse scene in compagnia dei familiari e durante l'offerta di sacrifici alle divinità. Uno degli affreschi raffigura uomini e donne riuniti di fronte ad una tavola imbandita di ogni ben di Dio. Il sepolcro mostra la ricchezza del suo proprietario.
La sepoltura di Maayi è stata solo in parte esplorata, dal momento che una buona quantità di detriti ne ostruisce in parte l'ingresso. Sono in corso lavori di sterro per rimuovere la sabbia ed i detriti e consentire l'esplorazione della tomba.

Preistoria irlandese

L'archeologa Marion Dowd nella grotta di Knocknarea che ha
restituito ossa umane risalenti al Neolitico
Gli archeologi hanno ritrovato le ossa di un bambino e di un adulto risalenti ad età preistorica nella grotta della montagna di Knocknarea, in Irlanda. La datazione al radiocarbonio ha restituito una datazione risalente a circa 5500 anni fa. Si tratta delle più antiche ossa umane ritrovate finora nella contea.
In totale sono emerse circa 13 piccole ossa e molti frammenti di altre ossa in una grotta quasi inaccessibile. La scoperta è stata fatta nel novembre scorso. Tre delle ossa scoperte appartenevano ad un bambino, le restanti 10 ad un adulto, tra queste ossa del piede e frammenti del cranio. L'adulto aveva, al momento della morte, un'età compresa tra i 30 e i 39 anni, mentre il bambino era intorno ai 4-6 anni. La scoperta è stata fatta per caso da un neolaureato in archeologia, Thorsten Kahlert, mentre stava indagando su una serie di piccole grotte in parte conosciute sulle pendici del Knocknarea.
La grotta in cui giacevano i reperti è un antro particolarmente stretto, difficile da raggiungere. E' una grotta naturale nella quale è quasi del tutto impossibile restare in piedi e bisogna accucciarsi o strisciare. Ad una prima analisi sembra che le ossa dell'adulto siano state deposte 300 anni prima di quelle del bambino, il quale è morto intorno ai 5200 anni fa.
Gli studiosi pensano che la grotta fosse un luogo in cui si deponevano i cadaveri affinché si scarnificassero. Qui venivano deposti i cadaveri e, dopo la loro decomposizione, le ossa erano trasferite in un altro luogo. I frammenti ritrovati potrebbero essere stati persi accidentalmente. I corpi rimanevano nelle caverne da uno a due anni, in modo che la carne e gli altri tessuti molli si decomponessero.

Le tombe di Elefantina

Una delle raffigurazioni parietali di una delle tombe di Elefantina
(Foto: Nevine El-Aref)
Un'altra scoperta in Egitto, una scoperta accidentale, un gruppo di tombe scavate nella roccia dell'isola di Elefantina, con sepolture che vanno dall'epoca preistorica a quella greco-romana.
I primi studi sulle pitture che compaiono sulle pareti delle tombe, rivelano che si tratta di affreschi risalenti al Nuovo Regno. Questa scoperta potrebbe cambiare la storia dell'isola di Elefantina. Una delle tombe appartiene ad un funzionario dell'isola di nome User, principe di Elefantina durante il Nuovo Regno. La tomba di User è decorata in modo accurato, con scene che raffigurano il defunto con la sua famiglia e con diverse divinità. Tra gli affreschi vi è quello che rappresenta User con una pelliccia di leopardo, in compagnia di cinque sacerdoti, di fronte ad un tavolo per le offerte.
Una seconda sepoltura appartiene a Ba-Nefer, supervisore dei sacerdoti di Elefantina. Anche Ba-Nefer è raffigurato con la famiglia e con alcune divinità. Il titolare della terza tomba è un certo Amen Hotep, quello della quarta è User Wadjat. La tomba di Amen Hotep ha una splendida facciata decorata con testi in geroglifico. Le pareti interne contengono rappresentazioni del defunto con la moglie.
Le sepolture sono attualmente in fase di restauro per poter essere presto visitabili dai turisti.

sabato 1 marzo 2014

Altri manoscritti da Qumran

Nel sito di Qumran è stata fatta una scoperta eccezionale, seconda solo a quella dei famosi manoscritti del Mar Morto. Mentre si stava lavorando sui materiali provenienti dagli scavi archeologici del 1950, l'archeologo Yonatan Adler ha trovato tre filatteri, delle pochette utilizzate dai religiosi ebrei per portare piccoli manoscritti tratti dalla Bibbia. Questi tre filatteri risalgono a quasi duemila anni fa.
Sono in totale nove i manoscritti ritrovati dalla Israel Antiquities Authority utilizzando una tecnica nota come immagine multispettrale, che rende possibile scattare foto molto particolari. La scoperta è stata resa nota in occasione della Conferenza Internazionale sulla Terra Santa tenuta nella città di Lugano, in Svizzera

Trovato il palazzo di Dario a Pasargade

La sala delle udienze a Pasargade (Foto: Proprio in questi giorni gli archeologi iraniani stanno riportando alla luce una nuova meravi...