domenica 29 giugno 2014

Resti di un tempio romano trovati in Turchia

I resti del tempio romano ritrovati nel distretto di Amasra, in Turchia
(Foto: DHA)
I resti di un tempio romano sono stati scoperti durante i lavori per la costruzione di una scuola nella provincia settentrionale del distretto di Amasra in Turchia. La scuola, si è stabilito, sarà costruita altrove per consentire la prosecuzione dello scavo.
Il direttore del museo di Amasra, Baran Aydin ha affermato che sono stati riportati alla luce una colonna, dei piedistalli e la pavimentazione in marmo del tempio. Aydin sostiene che il tempio risalga all'epoca romana, dal momento che reperti analoghi sono emersi in diverse zone del distretto di Amasra, anticamente chiamata Amastris.

sabato 28 giugno 2014

Le due vite dell'Anfiteatro Flavio

Nuove, interessanti scoperte a Roma, in un monumento che si credeva non potesse più nascondere segreti: il Colosseo. Nuovi scavi hanno accertato che gli ambienti che sorreggevano le tribune degli spettatori divennero, nel medioevo, tra il IX e il XIV secolo, delle abitazioni private in cui trovavano posto anche merci ed animali.
La scoperta si deve agli studenti dell'Università Roma Tre, cattedra di Archeologia Medioevale, che hanno lavorato in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Archeologici di Roma. Un cantiere didattico interessante che ha visto, sul campo, aspiranti archeologi italiani e nove ospiti stranieri provenienti dall'American University of Rome. L'operazione di scavo si è concentrata nel cosiddetto Cuneo 9, un ambiente che si apre sul lato meridionale del Colosseo.
Gli studenti, guidati dal Professore Riccardo Santangeli Valenzani, in collaborazione con la direttrice del Colosseo Rossella Rea, hanno individuato i piani di calpestio con i segni incisi sulle pietre che fanno pensare ad un passaggio frequente dall'esterno all'interno proprio in questo ambienti. E' stato poi ritrovato un muretto di XII secolo, alzato sotto la galleria, che presenta degli attacchi per animali ed una mangiatoia. Sotto il muro gli archeologi hanno scoperto un condotto fognario di età flavia perfettamente integro, realizzato con spallette di laterizio e un fondo in bipedali. Il condotto è ampio circa 30 centimetri ed è in posizione radiale, riceveva acqua da una fontana posta all'interno di uno degli ambulacri del primo ordine e la svuotava nel grande canale perimetrale che percorreva l'ovale del Colosseo.

Un tempio romano in Francia

L'enorme orecchio ritrovato in Francia
(Foto: Inrap)
Un mucchio di pietre calcaree al bordo di una strada statale; forme scolpite, animali, vegetali e geometriche, un enorme orecchio umano, un corno, un cavallo; il busto di una donna inginocchiata sepolto nell'erba. E' quello che si può vedere nello scavo di Pont-Sainte-Maxence, in Francia, in un sito che doveva essere destinato all'edificazione di un centro commerciale.
I ritrovamenti fanno parte di un santuario della seconda metà del II secolo d.C., con una facciata di 90 metri di lunghezza e di 9,5 metri di altezza. Questo muro era composto da 13 o 17 arcate e crollò subito dopo la sua costruzione, forse per la natura sabbiosa del suolo. Si tratta di un edificio unico nel suo genere per questa parte d'Europa.
Delle iscrizioni in bronzo che ornavano la facciata è rimasta solo la barra di una lettera. L'edificio templare era parallelo alla via romana che collegava Senlis a Beauvais ed era riferibile ad un agglomerato urbano gallo-romano di cui non si conosce il nome. A Pont-Saint-Maxence sono stati scoperti anche dei bacini di scarico antichi che possono illuminare gli studiosi sull'esistenza di altri edifici.
Il volto di una delle statue del tempio trovato in Francia
(Foto: Inrap)
Gli archeologi pensano che l'edificio monumentale sia stato commissionato da alcuni ricchi proprietari che abbiano voluto dimostrare la loro devozione al pantheon greco-romano. La qualità delle statue porta a pensare che alcuni artisti si siano trasferiti qui da Roma per collaborare alla decorazione dell'edificio, dal momento che quel che resta delle statue rispetta i canoni delle statue ellenistiche.
Sono ancora visibili tracce di pittura: dal rosso cinabro al verde pastello a diverse sfumature di giallo. Lo scavo deve terminare il mese prossimo per lasciar posto alla costruzione del centro commerciale. 

Scoperta una tomba di accompagnamento a Luxor

Uno degli archeologi polacchi nei pressi
della "tomba di accompagnamento"
(Foto: M. Sieradzka)
Un team di studiosi dell'Istituto di Archeologia dell'Università polacca di Breslavia ha scoperto una cappella sepolcrale di 4000 anni fa nei pressi di Luxor, in Egitto. La cappella si trova nel cortile di una tomba scavata nella roccia, appartenente ad un importante funzionario vissuto durante il regno dei faraoni Amenemhat I  e Senweseret I, XII Dinastia. Si tratta di Horhotep, sepolto nella necropoli di Asasif, adiacente al famoso tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahri.
All'interno della tomba di Horhotep sono stati recuperati frammenti di una parete costruita in mattoni di fango essiccato, frammenti in calcare di un altare per sacrifici, decine di pezzi di ceramica che, probabilmente, appartenevano alle suppellettili donate al defunto dai suoi familiari.
La cappella ritrovata dagli archeologi polacchi era circondata interamente dalle mura in mattoni di cui si sono ritrovate le tracce ed è stata già saccheggiata nell'antichità. Era posta a 15 metri di profondità sotto la facciata della tomba di Horhotep, sulla parete ovest del cortile di quest'ultima. Si tratta di una sorta di tomba di accompagnamento, dove venne seppellito uno dei collaboratori più stretti di Horhotep. E' il terzo esempio di struttura simile ritrovata nella necropoli tebana ed il primo che ancora conserva resti delle offerte portate al defunto dopo la sua deposizione nella sepoltura. L'edificio non venne mai completato, come testimoniano i mattoni accatastati ad una certa distanza.
Tra gli oggetti ritrovati vi sono anche diversi ushabti, bende, un martello in selce utilizzato - probabilmente - per i bassorilievi della tomba e resti umani.

Scoperta una ricca sepoltura nel Caucaso

Il tetto della sepoltura ritrovata in Georgia
(Foto: Zurab Makharadze)
In Georgia, nel Caucaso meridionale, è stata scoperta un'antica sepoltura contenente carri, manufatti in oro e resti di un probabile sacrificio umano. La sepoltura apparterrebbe ad un capo guerriero e risale a circa 4000 anni fa, a quella che gli archeologi chiamano prima Età del Bronzo.
La sepoltura, in legno, di quest'antico capo giace all'interno di una camera sepolcrale chiamata kurgan, a forma di monticello, alta 12 metri. All'interno del kurgan vi erano i resti di due carri, ciascuno con quattro ruote in legno, vasi in argilla e in legno, punte di freccia in selce ed ossidiana, tessuti e manufatti in pelle, una sorta di trono in legno, perle di corniola ed ambra e ben 23 manufatti in oro, tra i quali alcuni rari gioielli artigianali.
La tomba, purtroppo, era stata già saccheggiata in epoca antica e conteneva, oltre ai resti del capo guerriero anche quelli di altre sette persone, forse membri della sua famiglia, schiavi o servi sacrificati alla morte del loro padrone. Poiché la sepoltura risale ad un periodo precedente all'addomesticamento dei cavalli, gli archeologi ritengono che i carri ritrovati in essa fossero trainati da buoi. Altre ricche sepolture in kurgan sono state ritrovate nel Caucaso meridionale.
La comparsa di queste ricche tombe sembra essere collegata alle interazioni esistenti tra le popolazioni nomadi delle steppe euroasiatiche e le comunità agricole all'interno e nei pressi del Caucaso meridionale. Queste interazioni hanno portato alcuni individui, soprattutto gli esponenti più in vista delle comunità, a costruirsi tombe fastose.
Resti dei due carri ritrovati nella sepoltura a kurgan in Georgia (Foto: Zurab Makharadze)

Risolto il mistero dell'armata scomparsa di Cambise?

Geroglifici egizi (Foto: Università di
Leida)
E' uno dei più grandi misteri archeologici degli ultimi tempi: 50.000 uomini letteralmente scomparsi nel deserto egiziano nel 524 a.C.. Ora, forse, il Professor Olaf Kaper, dell'Università di Leida, potrebbe aver scoperto il mistero.
Lo storico greco Erodoto racconta la storia del re persiano Cambise che affrontò il deserto con un'armata di 50.000 uomini, svaniti nel nulla forse, ipotizza lo storico greco, inghiottiti da una duna sabbiosa. Cambise, figlio di Ciro il Grande, aveva sconfitto, a Pelusio, il faraone Psammetico. Arrivato a Tebe divise l'esercito in due: una parte venne inviata a sud per sottomettere gli Etiopi, l'altra parte si addentrò nel deserto occidentale per raggiungere l'oasi di Siwa, distante 800 chilometri. Non si conosce il motivo di questa "spedizione". Erodoto afferma che dopo sette giorni l'armata raggiunse una località a 200 chilometri da Tebe, l'"isola dei beati" (forse El Kharga). Poi puntò a nord dove, appunto, venne sommersa da un vento carico di sabbia, il Khmsin.
L'egittologo Professor Olaf Kaper non ha mai creduto a questa ipotesi ed ha avanzato un'ipotesi diversa. Egli sostiene che l'esercito non è scomparso, ma sia stato semplicemente sconfitto in battaglia.
La ricerca del Professor Kaper dimostra che la destinazione dell'armata era l'oasi di Dachla, dove erano attestate le truppe del faraone ribelle Petubastis III. L'esercito di Cambise, praticamente, cadde in una vera e propria imboscata nel tentativo di riconquistare parte dell'Egitto che era stata sottratta al dominio persiano.
La vicenda dell'armata "scomparsa" nel deserto si è ammantata di mistero anche perché Dario I, re dei persiani, alla fine risolse la rivolta egiziana in un bagno di sangue che vendicò la terribile sconfitta inflitta a Cambise. Dario attribuì quest'ultima, in seguito, ad eventi naturali e questa "spiegazione" fu quella che, per secoli, venne ritenuta credibile.
Il Professor Kaper ha fatto questa scoperta in modo accidentale. Negli ultimi dieci anni è stato coinvolto in una ricerca condotta congiuntamente dalla New York University e dall'Università di Lecce nell'oasi di Dachla. Quest'anno, poi, il Professor Kaper ha decifrato l'elenco completo dei titoli di Petubastis III presenti sui templi antichi. Questi titoli gli hanno confermato che l'oasi di Dachla doveva essere un'importante roccaforte già all'inizio del dominio persiano in Egitto.
In un documentario di qualche anno fa, i fratelli archeologi Alfredo e Angelo Castiglioni hanno girato un documentario che riassume più di 40 anni di esplorazione nelle lande più desolate poste tra Libia, Egitto e Sudan. I fratelli Castiglioni sono diventati celebri per la scoperta della città d'oro Berenice Panchrysos. Nel documentario i due archeologi espongono quelle che ritengono essere le prove definitive per la soluzione del mistero dell'armata scomparsa.
I fratelli Castiglioni hanno puntato su una strada carovaniera che da Tebe puntava verso nord, esistente già ai tempi della XVIII Dinastia. Per verificare la loro ipotesi, i Castiglioni hanno cercato i punti di rifornimento di acqua e, attraverso indagini geologiche, hanno ritrovato le tracce di sorgenti ora disseccate ed hanno riportato alla luce i resti di numerose anfore sepolte ai piedi di una collina a formare un'oasi artificiale, predisposta in attesa dei 50.000 uomini di Cambise. Le indagini hanno confermato che le anfore risalivano all'epoca della conquista persiana. Sulle antiche mappe, hanno scoperto i fratelli Castiglioni, Siwa era indicata nel posto sbagliato, a un centinaio di chilometri più a sud di quanto non fosse in realtà. Probabilmente, secondo i due archeologi, fu proprio questo errore a determinare la tragedia dell'armata scomparsa. I soldati, convinti di essere vicini alla meta, vennero seppelliti da una tempesta di sabbia.
I fratelli Castiglioni hanno ritrovato resti di quelli che ritengono essere gli uomini di Cambise ai piedi di una falesia nel deserto. Accanto ai resti umani hanno trovato punte di freccia che ritengono appartenere alle armi dei soldati persiani. In una caverna non lontano dalla falesia, lunga circa 35 metri, hanno ritrovato altre punte di freccia, un pugnale, parte dei finimenti di un cavallo, frammenti ossei e ceramici.
Non lontano dalla caverna, poi, grazie all'aiuto di un beduino che aveva "esplorato" già in precedenza il luogo, i fratelli Castiglioni hanno ritrovato altri resti umani, un orecchino d'argento, le perle di una collana ed una fossa comune nella quale ritengono siano stati ammassati i resti di alcuni uomini dell'armata di Cambise.

Teatro romano scoperto a Izmir (Smirne)

I resti appena scoperti (Foto: DHA)
Le pareti della scena e l'ingresso di un anfiteatro di epoca romana sono stati scoperti a Smirne (Izmir), nella zona di Kadifekale, grazie agli sforzi della Izmir Metropolitan Municipality. Il Comune ha emesso un ordine di esproprio su una vasta area al fine di riportare alla luce i resti. Questo ha portato, finora alla liberazione di 11.115 metri quadrati di superficie e all'abbattimento di 175 edifici. Gli archeologi cominceranno a lavorare nella zona non appena sarà tutta liberata.
Il teatro romano di Izmir è stato studiato dagli architetti ed archeologi austriaci Otto Berg ed Otto Walter, che hanno condotto uno studio in loco tra il 1917 e il 1918. I resti del teatro, che si pensa avesse una capacità di 16.000 persone, presentano caratteristiche proprie dell'epoca romana. Fonti antiche riportano che in questo teatro venne ucciso San Policarpo di Smirne, durante i primi secoli del cristianesimo.

Ritrovati reperti di Ur nell'Università di Bristol

Parte del materiale ritrovato nei laboratori di Bristol,
custodito in una scatola (Foto: Bristol.ac.uk)
Una misteriosa scatola contenente frammenti di ceramica e di ossa di animali ed anche semi è stata scoperta presso il Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell'Università di Bristol. La scatola è letteralmente saltata fuori mentre i ricercatori stavano liberando gli spazi del laboratorio destinati ad un nuovo macchinario per la datazione al radiocarbonio.
Nella scatola, oltre agli antichi resti, sono state ritrovate delle schede che hanno, in parte, risolto il mistero. Sulle schede le parole chiave "predinastico", "Sargonide" e "tombe reali" suggeriscono che i resti provengono dagli scavi del famoso archeologo Sir Leonard Woolley, che operò in Iraq, nel sito di Ur, dagli anni '20 agli anni '30 del secolo scorso. La scoperta è particolarmente importante perché era raro, all'epoca, raccogliere simili reperti, soprattutto nella regione di scavo interessata.
Le analisi alle quali i resti ritrovati nella scatola sono stati sottoposti, hanno permesso di far risalire gli oggetti a 4500 anni fa. Probabilmente si tratta di offerte di cibo depositate in una sepoltura reale. Lo scavo di Woolley venne sponsorizzato, oltre che dal British Museum, dall'Università della Pennsylvania ed i reperti raccolti sono sparsi tra Londra, Philadelphia e Baghdad.
Il mistero, però, rimane sul come il materiale sia arrivato a Bristol.

lunedì 23 giugno 2014

Le terme di via del Tritone...

I ritrovamenti del cantiere della Rinascente a Roma
(Foto: Corsera.Roma.it)
(Fonte - Corsera Roma) - Mosaici raffiguranti figure mitologiche, sirene, pesci e nodi di Salomone; pavimentazioni in marmi policromi; capitelli; iscrizioni. Un intero tratto di città romana, con la strada che l'attraversa lunga 200 metri, è stato scoperto durante gli scavi per la costruzione della nuova Rinascente fra via del Tritone e via Due Macelli: i ritrovamenti abbracciano un'area di 4000 metri quadri e sono già stati fotografati e catalogati dalla Sovrintendenza Archeologica di Roma. Con tutta probabilità erano delle sontuose terme, allora assai diffuse, in un luogo che doveva essere ricco di acque.
Sempre durante i lavori per la costruzione di questa nuova "shopping mall", infatti, nell'agosto di due anni fa erano già state rinvenute le arcate dell'acquedotto Vergine, uno degli acquedotti più importanti dell'antica Roma. Le arcate - che fanno parte dell'opera la cui costruzione risale ai tempi dell'imperatore Augusto, quando nel 19 a.C. suo genero, il console Marco Vipsanio Agrippa fece arrivare l'acqua corrente fino al Pincio, al Pantheon e alle sue terme - interessano solo il muro di cinta del palazzo dalla parte interna, la zona del cortile.
Adesso, invece, con i nuovi ritrovamenti delle terme e della strada romana, l'area da preservare si è allargata: se per le arcate si era pensato ad una musealizzazione, in questo caso ci si trova di fronte ad un vero e proprio progetto di conservazione, se sarà possibile rendendo almeno in parte visibile questo antico tratto della città. I ritrovamenti, inoltre, hanno bloccato da ottobre i lavori: 9 mesi durante i quali nel cantiere sono rimasti solo i guardiani, mentre le 350 persone ce dovranno essere assunte secondo l'accordo di programma rischiano di aspettare anni.

venerdì 20 giugno 2014

Un parassita antico e moderno ritrovato in Siria

Il parassita Schistosoma visto al microscopio
(Foto: Pan Xunbin/Shutterstock.com)
Tracce di infezione dovute ad un parassita sono state rinvenute in un'antica sepoltura in Siria. L'uovo di un parassita che ancor oggi infetta la popolazione è stata trovata nell'ultima dimora di un bambino vissuto 6200 anni fa, in una comunità prevalentemente dedita all'agricoltura. Si tratta del parassita che provoca, negli esseri umani, la schistosomiasi. In precedenza tracce di questo parassita erano state ritrovate in alcune mummie egiziane risalenti a 5200 anni fa.
Il parassita proviene dalla regione conosciuta, anticamente, come Mezzaluna Fertile, gravitante attorno al Tigri e all'Eufrate, dove furono inventate le prime tecniche di irrigazione 7500 anni fa. Proprio la presenza di queste tecnologie per l'epoca avanzate, suggerisce l'aumento delle infezioni causate da parassiti d'acqua.
I parassiti che provocano lo Schistosoma vivono nelle lumache di acqua dolce e quando vengono a contatto con gli esseri umani, scavano nella loro pelle per deporvi le uova. Il parassita finisce per infettare i vasi sanguigni dei reni e porta sangue nelle urine, anemie e cancro alla vescica. In Africa questo parassita infetta, invece, le viscere. Gli esperti sostengono che la diffusione del parassita è dovuta alle tecnologie agricole.
La necropoli dove è stato ritrovato il corpo del bambino infettato dal parassita, contiene 26 scheletri e viene chiamata Tell Zeidan. Il sito è stato occupato sin da circa 7800 anni fa e potrebbe aver ospitato fino ad alcune migliaia di perone. I ricercatori hanno raccolto campioni di terreno provenienti dalla parte addominale dei resti umani, dove ci si aspetta che possa trovarsi il parassita.
Nel sito di Tell Zeidan sono stati ritrovati anche resti di frumento e di orzo. Quest'ultimo, in particolare, a causa della scarsità delle piogge della regione, veniva alimentato proprio attraverso l'irrigazione del terreno.

giovedì 19 giugno 2014

Tombe della cultura Tiahuanaco riemergono in Perù

Lo scavo che ha restituito le sepolture della cultura di
Tiahuanaco
Gli archeologi che lavorano nella Valle del Tambo, nella regione meridionale di Arequipa, hanno da poco scoperto una tomba appartenente alla cultura Tiahuanaco. La scoperta è stata fatta dagli archeologi polacchi.
Purtroppo la tomba era stata già saccheggiata in passato. Malgrado questo i ricercatori sono stati in grado di recuperare alcuni reperti. Tra questi delle offerte cerimoniali in ceramica. Oltre alle sepolture della cultura Tiahuanaco sono state scoperte tombe di altre culture che hanno abitato gli stessi luoghi in anni successivi.
Le genti di Tiahuanaco vivevano nel sud del Perù e della Bolivia e prendono nome dalla loro città più famosa, che si trova in Bolivia. Le sepolture da poco scoperte risalgono ad un periodo compreso tra il 600 e l'800 d.C.

Resti della peste ritrovati in Egitto

I resti ossei delle vittime della "peste di Cipriano"
(Foto: N. Cijan, Associazione Culturale per lo
Studio dell'Egitto e del Sudan Onlus)
Sono stati scoperti, in Egitto, i resti di una terribile epidemia nei pressi del complesso funerario di Harwa e Akhimenru, nell'odierna Luxor. A fare la scoperta sono stati gli archeologi della Missione Archeologica Italiana a Luxor.
Sono emersi, dal terreno resti di corpi coperti da uno spesso strato di calce, tradizionalmente utilizzata come disinfettante. Sono tornati alla luce anche tre forni dove la calce veniva prodotta ed i resti di un antico rogo dove furono bruciati i corpi degli appestati.
La ceramica ritrovata nelle fornaci ha permesso di datare i reperti al III secolo d.C., un periodo in cui imperversò l'epidemia chiamata "peste di Cirpiano", che devastò molte zone dell'Impero Romano, tra cui l'Egitto. Cipriano era vescovo di Cartagine e fu lui a descrivere la terribile epidemia di cui fu testimone e che definì "la fine del mondo".

sabato 14 giugno 2014

A Maryport riprendono gli scavi

Gli scavi nel sito romano di Maryport
(Foto: Popular Archaeology)
E' appena iniziato il quarto anno di un programma di ricerca condotto da un team di archeologi, studenti e volontari sul sito romano di Maryport, dove sorgeva uno dei forti romani del Regno Unito. Lo scavo si concentrerà soprattutto sui resti di un tempio romano e sulle strutture ad esso associate.
A dirigere gli scavi il Professor Ian Haynes, della Newcastle University, che spera di fare ulteriori scoperte per quanto riguarda le strutture del sito. Quest'anno lo scavo interesserà il margine orientale di Maryport, dove si trova almeno un tempio, già scavato nel 1880. Al disotto di questo edificio sono stati ritrovati i resti carbonizzati di un agnello e di ossa di uccelli.
E' stata anche intercettata, negli scavi precedenti, una misteriosa struttura circolare, posta accanto ad un tempio rettangolare che sarà indagata quest'anno per capire quali fossero le loro funzioni. Importante sarà cercare di scoprire più notizie in merito all'importanza delle pietre di altare del forte romano di Alauna Carvetiorum, oggi Maryport. Gli altari qui ritrovati, infatti, sono numerosi. Le iscrizioni che vi sono incise restituiscono informazioni sulla vita dei comandanti del forte. Gli archeologi vogliono saperne di più sulla collocazione di questi altari.
La fortezza di Maryport venne fatta costruire da Adriano. Era una sorta di quartier generale da dove partivano anche i rifornimento per i fortini e le torri che si estendevano lungo la costa occidentale del Vallo di Adriano.

Un'antica sepoltura riemerge in Oman

La sepoltura ritrovata in Oman (Foto: Ministero dei Beni e delle Attività
Cutlurali dell'Oman)
Gli archeologi hanno riportato alla luce in Oman, in un sito non lontano da Sinaw, una struttura che potrebbe rivelarsi importantissima per lo studio della civiltà della valle dell'Indo. Si tratta della tomba di un uomo sepolto con spada e pugnali in ferro e acciaio, acciaio che - secondo alcune fonti - sarebbe stato invento nella valle dell'Indo.
La sepoltura risalirebbe a 2300 anni fa, è sotterranea e il defunto che vi riposava doveva avere intorno ai 50 anni di età. Accanto alla sua tomba erano stati sepolti anche due cammelli, un maschio e una femmina, sacrificati dopo la morte dell'uomo. Le pareti della sepoltura degli animali sono in pietra. L'uomo è stato deposto poco lontano dagli animali. La sua spada era di 88 centimetri di lunghezza ed i pugnali erano stati posti a destra ed a sinistra dei fianchi. Una tunica ed un berretto di lana sono stati deposti insieme al defunto.
Il manico della spada era coperto con avorio lavorato a formare il becco di un'aquila. Gli archeologi pensano che l'uomo fosse il capo di una tribù e basano le loro convinzioni sia sulla spada che era sepolta con lui che con il mantello che faceva parte del suo corredo funebre. Sotto la testa aveva anche un cuscino ed indossava scarpe in cuoio.
La scoperta è stata effettuata durante uno scavo di salvataggio voluto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali in collaborazione con il Ministero dei Trasporti e delle Comunicazioni, che stavano operando sul progetto di costruzione del percorso stradale Sinaw-Mahout-Duqm.
Insieme alla tomba di quello che sembra essere un capo tribù, è emerso anche un cimitero che contiene circa 35 sepolture appartenenti a due periodi diversi: una parte delle sepolture risale al III millennio a.C., un'altra al I millennio a.C.

I grandi balnea di Laodicea

Le terme centrali di Laodicea (Foto: Turchia Centrale)
Hanno 2000 anni i balnea dell'antica città di Laodicea, in Turchia. Secondo il Professor Celal Simsek, Responsabile del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Pamukkale, la città aveva, anticamente, la stessa importanza di Efeso per quanto riguarda il commercio, l'arte e la cultura.
A dargli ragione un edificio termale che si estende su 12.000 metri quadrati, il più grande dell'Anatolia, posto nella parte sud di Laodicea. I balnea venivano utilizzati di mattina per le abluzioni e il pomeriggio dagli studenti. Potevano anche ospitare, nelle sale adatte, riunioni di 20-30 persone. Erano, certamente, luoghi di incontro molto importanti, una sorta di centri commerciali dell'epoca.
Laodicea aveva quattro grandi balnea, alcuni dei quali sono lievemente danneggiati. Qui gli archeologi dell'Università di Pamukkale stanno lavorando da undici anni per la conservazione e il restauro delle importantissime strutture. Duemila anni fa Laodicea si stima avesse 150.000 abitanti, una città popolosa, per gli standard dell'epoca.

Un'antica "stazione di servizio" in Inghilterra

Archeologi al lavoro nel sito mesolitico scoperto nello Yorkshire
(Foto: express.co.uk)
Grande sorpresa per gli archeologi inglesi: hanno scoperto le prove dell'esistenza di un insediamento mesolitico accanto ad un percorso autostradale che da Londra porta ad Edimburgo. Il sito si trova nei pressi di Catterick, nel North Yorkshire e si pensa sia stato utilizzato, come succede per le moderne stazioni di servizio, per il pernottamento di coloro che viaggiavano da nord a sud del paese.
Tra gli oggetti recuperati nel sito vi sono strumenti in selce risalenti ad un periodo compreso tra l'8000 e il 6000 a.C.. Gli archeologi hanno ritrovato una piccola struttura molto simile ad un rifugio dove, pare, si forgiassero gli strumenti in selce ritrovati nel sito.
La sorprendente scoperta è stata fatta durante lo scavo di insediamenti romani noti al fine di migliorare le giunzioni autostradali. Si tratta di una cittadina romana, in particolare, situata lungo la strada che corre vicino al fiume Swale, in antico chiamato Catarctonium.

Il guerriero di Bognor Regis

Le decorazioni in bronzo sbalzato
trovate nella sepoltura
(Foto: Thames Valley Archaeological Services)
Gli archeologi inglesi hanno riportato alla luce, a Bognor Regis, in Inghilterra, la sepoltura di un guerriero morto, si pensa, intorno al 50 a.C., quando Giulio Cesare redigeva il suo famoso De Bello Gallico. A guidarli l'archeologo Andy Talor.
Lo scavo ha interessato l'area di un complesso residenziale di nuova progettazione. Sono emerse fosse di confine risalenti all'Età del Bronzo Medio, una fossa circolare datata all'Età del Ferro ed i resti di un edificio romano. L'interesse degli archeologi, però, si è concentrato su una ricca sepoltura isolata da una necropoli.
Il defunto era un uomo di circa 30 anni di età e giaceva nella tomba con gli oggetti del suo corredo, tra i quali spiccavano tre grandi vasi di ceramica posti sul limitare della sepoltura e contenenti, forse, offerte agli dèi o cibo per il viaggio del defunto nell'aldilà. Sono stati recuperati anche un coltello in ferro e diversi oggetti in bronzo. Sono stati ritrovati anche due "fogli" decorati a sbalzo in bronzo, probabilmente utilizzati per ricoprire uno scudo, oppure come paragnatidi per l'elmo.
Sia la sepoltura che gli oggetti di corredi erano contenuti in una ulteriore struttura lignea rinforzata con il ferro. Gli oggetti in bronzo appaiono piuttosto ben conservati. La datazione, ovviamente provvisoria, della deposizione è stata identificata con la tarda Età del Bronzo, intorno al 50 a.C.
Visione d'insieme della sepoltura appena ritrovata(Foto: Thames Valley Archaeological Services)
La tomba condivide alcune particolarità con tombe più note della tarda Età del Ferro, come quelle di Welwyn e St Albans, di Colchester, nell'Essex, e di Aylesford, nel Kent. Tutte sono potenziali sepolture di personaggi di un certo rango sociale, principi o comandanti in capo o sacerdoti, anche se queste ultime sepolture sono più tarde rispetto a quella appena scoperta. Non è ancora ben chiaro se chi vi era sepolto proveniva dalle Gallie o le suppellettili in ceramica ritrovate accanto ai suoi resti fossero frutto di commerci.

martedì 10 giugno 2014

Scoperto un terzo mosaico, colorato, a Bedriacum

Il mosaico colorato rinvenuto a Bedriacum (Foto: Corsera)
A Cremona è stato scoperto il terzo mosaico dell'antica Bedriacum. Il ritrovamento è dovuto a dei giovani archeologi dell'Università degli studi di Milano. Si tratta di un mosaico policromo pertinente un grande ambiente.
Il mosaico è stato datato al III secolo d.C. e presenta cinque colori: bianco, nero, rosa, viola e giallo. Al centro spicca una treccia che inquadra un motivo figurato. Bedriacum ora si chiama Calvatone e si trova nel Cremonese. Era un vicus di età romana in Lombardia e i suoi resti sono in fase di scavo da 28 anni. Quello appena ritrovato è il terzo mosaico emerso dagli scavi diretti dalla Professoressa Maria Teresa Grassi, ad oltre 50 anni dalla scoperta del Mosaico del Labirinto ed a sei anni da quella del mosaico del Kantharos.
L'area in cui si sta così proficuamente scavando fu acquistata nel 1964 dalla Provincia, dietro suggerimento dell'allora soprintendente Mirabella Roberti. Qui venne presto in luce la Domus del Labirinto e recentemente sono emersi ambienti artigianali e case del I secolo d.C.. Il settore scavato quest'anno era ancora ignoto.
Archeologi e visitatori sul luogo del ritrovamento del mosaico
(Foto: Corsera)
La scoperta rivoluziona le idee finora maturatesi sullo sviluppo urbanistico di Bedriacum. Finora i mosaici ritrovati erano bicromi, in bianco e nero, ed appartenevano a case della prima metà del I secolo d.C.. Il mosaico ora ritrovato è posteriore, appartenente quasi sicuramente al III secolo d.C., periodo durante il quale non si hanno notizie di insediamenti di lusso nel vicus, ma solo di edifici artigianali, commerciali e di servizio.
Bedriacum era un piccolo centro della Cisalpina romana fondato nel II secolo a.C. nel territorio di Cremona, lungo l'asse della via Postumia, presso un guado dell'Oglio e frequentato fino al V secolo d.C.. Questa posizione fece di Bedriacum un importante nodo stradale e fluviale nell'area medio-padana. Nel 69 d.C., l'anno dei quattro imperatori, si affrontarono, in scontri successivi, dapprima Otone contro Vitellio, poi quest'ultimo contro le truppe di Vespasiano.

Periferia romana delle meraviglie

L'ambiente riscaldato rinvenuto a Tor Vergata
(Foto: Quotidiano.net)
A Tor Vergata, nella periferia est di Roma, è stata fatta una scoperta straordinaria dagli studenti dell'Università di Tor Vergata. Si tratta del complesso termale di quella che promette di essere una grande villa suburbana.
Dallo scavo sono emersi centinaia di frammenti provenienti da pavimentazioni musive e da stucchi dipinti e affreschi figurati. Gli archeologi hanno potuto ipotizzare che le stanze fossero dipinte di celeste, blu, verde acqua, giallo, rosso e nero. E' stata rintracciata anche un'ampia cisterna sotterranea a bracci, nonché un ambiente con piccoli pilastri a base quadrata (suspensurae) e un sistema di coibentazione delle pareti mediante tegulae mammatae, tutti elementi tipici degli ambienti destinati ad essere riscaldati contenendo al massimo la dispersione termica.
Le strutture sono state datate ad un ambito cronologico che gravita attorno al I secolo d.C. e si estendevano, è stato stimato, su una superficie di almeno 5000 metri quadrati. Nello scavo è tornata alla luce anche una moneta di età giulio-claudia che è, al momento, all'analisi degli esperti. Si cercano ulteriori reperti che possano identificare il proprietario di questa villa sontuosa. Sicuramente si tratta di un facoltoso romano.

Nuova scoperta a Vulci

Gli archeologi sul luogo dello scavo (Foto: Ansa)
(Fonte: Ansa) - Un nuovo sepolcro appartenente a un bambino di 10 anni e oggetti risalenti al VI secolo a.C., due coppe, una piccola ascia, un coltello: sono le scoperte effettuate a Vulci, Viterbo, durante i lavori per la valorizzazione della necropoli dell'Osteria. Il tutto è riemerso vicino alla tomba della sfinge. Adiacente a questa, infatti, è stato trovato un dromos su cui si prospettano due camere, una delle quali contenente oggetti che fanno parte di un corredo del bambino morto all'età di 10 anni.

lunedì 9 giugno 2014

Scoperta una tomba dell'XI Dinastia a Luxor

L'interno della sepoltura dell'XI Dinastia
ritrovata a Luxor
(Foto: Luxor Times Magazine)
E' stata scoperta, a Luxor, la tomba di un personaggio di rilievo vissuto durante l'XI Dinastia, forse un membro della casa reale o un alto funzionario. La tomba appare ben conservata e si trovava a sei metri di profondità.
Il corridoio di accesso alla sepoltura è alto 20 metri per due metri di larghezza. Si tratta, infatti, di una tomba a pozzo utilizzata, ritengono gli archeologi, anche come cachette, visti il gran numero di resti umani ritrovati: ceramiche e strumenti della XVII Dinastia, soprattutto, segno che durante quell'epoca la tomba venne sicuramente riaperta e utilizzata nuovamente.

domenica 8 giugno 2014

La via dell'agricoltura attraverso il Dna

(Foto: Alejandro Pérez-Pérez)
Per la prima volta è stato sequenziato il Dna mitocondriale dei primi agricoltori che abitarono il Vicino Oriente. Gli esperti hanno analizzato campioni provenienti da siti ubicati nel luogo dove si ritiene siano nate le pratiche agricole neolitiche: il bacino dell'Eufrate e l'Oasi di Damasco, che si trova nell'attuale Siria.
Lo studio, condotto da ricercatori Spagnoli, si è concentrato sull'analisi del Dna mitocondriale, ereditato da parte materna. Il fenomeno neolitico si stima abbia avuto inizio circa 12000 anni fa nella regione del Vicino Oriente conosciuta come Mezzaluna Fertile. Il Neolitico portò una profonda trasformazione nella società, nella cultura e nell'economia delle popolazioni umane.
La ricerca ha coinvolto studiosi in diversi campi che spaziano dall'antropologia, all'archeologia, alla linguistica fino alla paleogenetica. Finora, infatti, la composizione genetica delle prime popolazioni neolitiche è stata un mistero. Secondo le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori Spagnoli, vi sono somiglianze tra il Dna mitocondriale delle prime popolazioni neolitiche e il Dna dei primi agricoltori catalani e tedeschi. Questo sembra suggerire che l'espansione dell'agricoltura è avvenuta grazie a piccoli gruppi di popolazione su due principali rotte di migrazione, quella mediterranea e quella europea.
Tra i risultati più importanti raggiunti dagli studiosi, vi è la rilevazione della somiglianza genetica tra le popolazioni della Mezzaluna Fertile e quelle di Cipro e di Creta. Il che ha portato a pensare che l'agricoltura sia arrivata in Europa tramite vie diverse da quella anatolica. Recenti ricerche hanno dimostrato che il Neolitico è arrivato a Cipro circa 10600 anni fa, qualche anno dopo che sono documentate pratiche agricole nel Vicino Oriente. Le sepolture e le architetture civile ritrovati nei siti ciprioti sono molto simili a quelle che si trovavano nel bacino del Medio Eufrate.
Gli archeologi, ora, si propongono di analizzare maggiori campioni di Dna neolitici provenienti da altre regioni della Mezzaluna Fertile.

Un vascello arabo in Thailandia

I resti del veliero arabo ritrovati in Thailandia
(Foto: Bangkokpost.com)
Sepolti a diversi metri di profondità sotto il fango in un ex allevamento di gamberetti, nella provincia di Samut Sakhon, in Thailandia, c'erano i resti di una nave vecchia di migliaia di anni, che un tempo ha sicuramente percorso i mari di tutto il mondo. La nave, lunga 25 metri, era arrivata da terre lontane per trasportare qui prodotti "esotici".
L'antica imbarcazione costituisce uno dei reperti più preziosi della Thailandia, anche perché si è conservata quasi intatta. E' stata scoperta verso la fine dell'anno scorso in un sito a 8 chilometri di distanza dal mare. A dicembre del 2013 è cominciato lo scavo che, al momento, è avanzato del 10%. La nave era coperta di terreno fangoso, adagiata su un fianco. La prua e la poppa giacevano, rispettivamente, a sud e a nord. I parapetti in legno erano tenuti insieme tramite delle corde, ma sia la struttura in legno che le corde sono marciti nel tempo. Nella sezione centrale della nave si trovava un pezzo di legno rettangolare lungo 17,65 metri, probabilmente una parte della chiglia. Sul lato ovest del relitto è stato ritrovato un palo di legno di 17,37 metri di lunghezza che si ritiene sia uno degli alberi della nave.
Alcuni degli oggetti ritrovati sul vascello (Foto: Bangkokpost.com)
Una delle caratteristiche di questa nave è l'assemblaggio degli elementi lignei con corda. Ognuna di queste corde ha un'anima ugualmente in corda all'interno, per garantire la durata nel tempo, il che rende il vascello simile alle antiche navi arabe. All'interno sono stati ritrovati diversi reperti, per la maggior parte in terracotta, ma anche reperti in vetro provenienti dalla Cina e resti di palme da cocco, noci di betel, resina di legno, corno, lische di pesce, ossa di animali e semi di piante. Alcuni oggetti in terracotta non sono mai ritornati alla luce in Thailandia, si tratta di anfore solitamente comuni in Europa, in Medio Oriente e in India. Le anfore hanno l'interno foderato di resina, con spesse macchie marroni. Gli archeologi ritengono che la resina sia stata utilizzata per impedire che la merce contenuta andasse perduta. Potrebbe anche essere, però, che la resina sia la merce commerciata.
Sula nave sono stati ritrovati diversi pezzi cinesi risalenti alla Dinastia Tang (VIII-IX secolo d.C.). Uno di essi conteneva noci di betel. Si stima che la nave risalga all'VIII-IX secolo d.C. ed è fondamentale per lo studio del trasporto in questa regione. Intorno all'VIII-IX secolo, infatti, gli scambi tra Dvaravati, città posta nell'attuale regione centrale della Thailandia, ed altre città della costa erano molto frequenti.
Gli archeologi, ora, cercheranno di capire perché questa nave sia affondata. Essi ritengono che in questa zona si trovasse, un tempo, un canale o un approdo in mezzo ad una foresta di mangrovie, dove l'acqua del mare può facilmente arrivare. Questo canale navigabile collegava tra loro città distanti anche 30 chilometri.
I ricercatori pensano, ora, di costruire una diga attorno al luogo di ritrovamento, foderandone le pareti con sostanze chimiche resistenti all'acqua e stabilendo, sul luogo, un edificio in cui poter espletare le prime ricerche. 

Ritrovati i primi pantaloni

I pantaloni scoperti in Cina e risalenti a più di 3000 anni fa
(Foto: M. Wagner/German Archaeological Institute)
In Cina sono stati ritrovati i più antichi pantaloni mai indossati da essere umano. Il reperto è stato ritrovato di recente, durante lo scavo di alcune sepolture nella Cina occidentale. I pastori nomadi che utilizzarono quest'indumento vivevano da queste parti tra i 3300 e i 3000 anni fa.
Gli antichi pantaloni somigliano molto a quelli moderni e sono in lana. A fare la scoperta un team di archeologi dell'Istituto Archeologico tedesco di Berlino, guidati da Ulrike Bek e Mayke Wagner. La scoperta è stata fatta nel cimitero di Yanghai. Gli studiosi suggeriscono che l'invenzione dei pantaloni sia dovuta alla necessità di dare protezione fisica alle gambe e, nel contempo, libertà di movimento durante i lunghi spostamenti a cavallo. Sicuramente furono studiati per andare a cavallo. In precedenza europei ed asiatici avevano l'abitudine di indossare camici, abiti, tuniche o toghe oppure una combinazione di tre pezzi composti - come nel casto di Otzi - da un perizoma e due singoli gambali.
Sono più di 500 le tombe scavate, a partire dagli anni '70 del secolo scorso, nel bacino del Tarim. Il clima secco e le estati calde hanno contribuito a preservare i resti umani e gli abiti indossati. All'inizio delle ricerche la stessa squadra di archeologi che ha fatto questa sorprendente scoperta ha individuato un uomo vissuto circa 2600 anni fa, noto come l'uomo di Cherchen, che indossava dei pantaloni di colore bordeaux fatti, forse, in lana.
Del resto l'abitudine ad andare a cavallo è nata all'incirca tra i 4000 e i 3400 anni fa e l'invenzione dei pantaloni è di poco successiva, nelle regioni più umide a nord e ad ovest del bacino del Tarim. I resti degli uomini che indossavano questi antichissimi pantaloni, analizzati, hanno rivelato di appartenere ad individui di circa 40 anni di età. Uno dei due è stato seppellito con una briglia in pelle con delle decorazioni, un'ascia da battaglia e un bracciale di pelle per la protezione del braccio. Tra gli oggetti ritrovati accanto al secondo inumato vi sono una frusta, una coda di cavallo decorata ed una faretra.
Ogni paio di pantalone è stato messo insieme cucendo tre pezzi di stoffa di lana color marrone: un pezzo per ogni gamba ed un terzo elemento per il bacino. I pezzi di stoffa sono stati modellati su un telaio e includevano degli spacchi laterali, nastri per fissarli in vita e disegni sul tessuto che ricopriva le gambe.

Ritrovati i resti di Olaf, re vichingo d'Irlanda?

Parte della mascella del giovane vichingo
sepolto ad Auldhame (Foto: BBC.com)
Alcuni resti ossei scavati nel 2005 in Irlanda appartengono ad un giovane maschio adulto, seppellito con una serie di elementi indicativi del suo alto rango sociale. La scoperta ha portato gli archeologi e gli storici ad ipotizzare che questo scheletro appartenga a re Olaf oppure ad un membro del suo entourage.
Olaf apparteneva alla dinastia Uì Imar, che nel 937 d.C. sconfisse i rivali Norvegesi a Limerick ed arrivò ad avanzare pretese sul trono di York. Olaf sposò la figlia di re Costantino II di Scozia e strinse alleanza con Owen I di Strathclyde. Gli studiosi pensano che sia stato sepolto vicino al luogo dove si svolse la battaglia di Auldhame, nella contea di Meath, in Irlanda.
Al momento gli antropologi posseggono solo prove indiziarie sull'identità del guerriero dissepolto nel 2005, ma si dicono convinti che la percentuale che i resti appartengano ad un re irlandese di origine vichinga sono molto alte.

Pescato, in Siberia, un antico idoletto

L'idoletto in pietra pescato in Siberia (Foto: Siberiantimes.com)
Due pescatori siberiani hanno letteralmente pescato un antico idoletto, con gli occhi a mandorla e l'espressione del volto piuttosto feroce. Una volta portato il reperto al Museo di Tisul, nella regione del Kemerovo, i due pescatori hanno scoperto che si trattava di un idoletto scolpito all'inizio dell'Età del Bronzo.
La statuetta è stata datata dagli esperti a più di 4000 anni fa. L'idolo è stato scolpito nel corno di un animale che, con il passare dei secoli, si è fossilizzato. Gli unici ritrovamenti, finora, datati allo stesso periodo di questo reperto sono una collana in pietra e le figure di un orso e un uccello.
La zona intorno Tisul è conosciuta per essere un luogo in cui l'uomo ha iniziato ad abitare in tempi antichissimi. I ricercatori pensano che l'idoletto appartenga alla cultura Okunev o a quella Samus.

Scheletro con perno odontoiatrico?

Il perno ritrovato tra i denti della donna sepolta in Francia nel III secolo a.C.
(Foto: BBC News)
Gli archeologi hanno identificato quello che, forse, potrebbe essere il primo dente "artificiale" dell'Europa Occidentale. L'impianto è stato rinvenuto in una sepoltura riccamente arredata di una donna dell'Età del Ferro scavata a Le Chene, nel nord della Francia.
La donna, morta all'età di circa 20-30 anni, aveva un perno di ferro inserito al posto di un incisivo superiore. Gli archeologi pensano che il perno abbia, un tempo, sostenuto un dente falso fatto di legno o di osso. La tomba faceva parte di quattro sepolture femminili di un recinto funebre risalente al III secolo a.C., ritornate alla luce durante gli scavi per l'edificazione di un complesso residenziale nella regione di Champagne-Ardenne. All'interno delle sepolture sono stati ritrovati ricchi corredi funerari che recano i segni distintivi della cultura celtica di La Tene, estesa in tutta l'Europa centrale e occidentale.
Lo scheletro della donna, scavato nel 2009, non era ben conservato ma i denti erano in posizione anatomica, con molari, premolari, canini ed incisivi. I denti sono stati asportati per essere analizzati e solo in seguito ci si è accorti che non erano 32 bensì 31 e le foto scattate al momento della scoperta e dello scavo hanno permesso di identificare il perno di ferro situato al posto del dente mancante.
Posizionamento dei denti al momento dello scavo dello scheletro
(Foto: BBC News)
Dal momento che il perno ha le stesse dimensioni e una forma allungata si è dedotto che dovesse far parte di una protesi dentaria, anche se il ferro, corrompendosi con estrema facilità, può compromettere l'interno del dente finto. Inoltre il perno di ferro, impiantato in mancanza di ambiente sterile, potrebbe aver causato un ascesso seguito da un'infezione che potrebbe essere stato la causa della morte della donna. Purtroppo, però, le cattive condizioni dello scheletro non permettono di capire di cosa sia morta la donna mentre il ritrovamento potrebbe essere il primo impianto dentale conosciuto in Europa Occidentale. Protesi dentarie, infatti, sono finora state rinvenute in Egitto e nel Vicino Oriente e risalgono a ben 5500 anni fa. Molte di queste protesi, però, sono state inserite dopo la morte del soggetto sul quale sono state trovate, per ripristinarne l'aspetto che aveva in vita.
La datazione delle sepolture francesi coincide con un periodo in cui i Galli celtici erano in contatto con la civiltà etrusca che aveva i suoi insediamenti anche nel nord dell'Italia. Gli Etruschi erano noti come abili costruttori di protesi dentarie, anche se le protesi parziali, inserite in fasce di oro e montate su denti ancora esistenti, rappresentano un approccio differente rispetto al restauro odontoiatrico ritrovato nella sepoltura femminile francese.

Sicilia, nuove scoperte nella villa di Realmonte

Gli archeologi sul sito dell'antica villa di Realmonte, in Sicilia (Foto: USF) Gli archeologi hanno scoperto nuovi reperti di un...