domenica 27 luglio 2014

Trovato il tempio perduto di Haldi

Una delle statue
scoperte in Kudistan
(Foto: Dishad Marf Zamua)
E' stato accidentalmente scoperto, nel Kurdistan iracheno, un tempio che si considerava da lungo tempo perduto, dedicato ad una divinità urartiana. E' quanto è stato affermato da un archeologo olandese.
Sono state ritrovate basi di colonne di un edificio religioso di 2500 anni fa e sono emerse statue a grandezza naturale unitamente ad altri manufatti in una zona più ampia che mette in comunicazione i territori dell'Iraq con l'Iran e la Turchia. Si stima che i reperti risalgano all'Età del Ferro, quando Urartei, Assiri e Sciti si combattevano per il controllo dell'attuale Iraq.
La zona in cui è stato ritrovato il tempio era sotto il controllo dell'antica città di Musasir, conosciuta anche come Ardini. Il tempio era dedicato al dio Haldi, una delle tre principali divinità di Urartu, che aveva un santuario anche in Musasir. Si trattava di un dio guerriero, che il re di Urartu pregava perché propiziasse le sue vittorie in battaglia.
Le statue a grandezza naturale sono state scolpite in pietra arenaria, in basalto e in calcare. Alcune sono alte fino a 7,5 metri, molte appaiono rotte, e raffigurano uomini barbuti. La maggior parte delle statue risalgono al VII-VI secolo a.C., alcune, forse, recavano delle armi e anche delle tazze. Si tratta di statue erette, inizialmente, su luoghi di sepoltura.

Ritrovata la città perduta di Pteria, in Anatolia

Gli scavi a Yozgat (Foto: Hurriyet)
Proseguono gli scavi nella provincia centrale anatolica di Yozgat. Gli scavi si estendono su cinque aree diverse. I funzionari del Museo di Yozgat stanno lavorando sui resti di uno storico bagno romano nel quartiere di Sarikaya. Gli archeologi stranieri, invece, stanno scavando a Cadirhoyuk, un sito attraversato da ben cinque civiltà storiche, e presso il monte Kerkenes, dove sono state rintracciati resti della città perduta di Pteria.
Le prime indagini di superficie a Cadirhoyuk sono iniziate nel 1993 ed hanno restituito manufatti appartenenti a cinque culture differenti, tra le quali quella ittita, l'ellenistica e la bizantina. Sul pianoro di Kerkenes sta scavando l'archeologo britannico Geoffrey Summers. Qui sorgeva l'antica città di Pteria, i cui resti sono stati individuati nel villaggio di Sahmurath Sorgun. La zona è circondata dai resti delle mura di 2600 anni fa.
L'antica città di Pteria venne bruciata, distrutta e abbandonata durante il conflitto che oppose i Medi ai Lidi nell'allora Anatolia centrale. Il conflitto è conosciuto come Battaglia dell'Eclisse, perché si concluse a causa di un'eclisse solare il 28 maggio 585 a.C., percepita come un presagio divino. L'antica città di Pteria venne costruita proprio dopo quest'evento. Nel 2008 ha scavato qui un'equipe di archeologi dell'Università di Firenze, sotto la direzione della Dottoressa Stefania Mazzoni. I loro scavi si sono focalizzati sul tumulo di Kusakh. Gli archeologi italiani hanno stabilito che la regione era, all'epoca, sotto l'influenza della civiltà ittita e dipendeva dalla città ittita di Zippalandawas.
Il bagno romano venne costruito quasi duemila anni fa nel quartiere Sarikaya. Si diceva che le sue acque erano miracolose, dal momento che riuscirono a guarire le ferite delle persone, soprattutto le malattie della pelle. I resti di questo antico bagno stanno lentamente tornando alla luce grazie ai ricercatori del Museo di Yozgat. Gli scavi, che vanno avanti da 16 anni, hanno finora consentito di recuperare tracce di interventi greci, romani, bizantini, selgiuchidi ed ottomani. Gli scavi dell'anno scorso hanno accertato che l'area era stata un importante centro per diverse culture dall'epoca greco-romana in poi.

Torna alla luce la necropoli di Chios

Il sito archeologico di Psomi a Chios (Foto: To Vima)
Gli scavi archeologici nell'area Psomi sull'isola di Chios, in Grecia, hanno riportato alla luce una buona parte di un'antica necropoli, risalente al VI-VII secolo a.C.Tra i risultati più interessanti degli scavi c'è il recupero dei resti completi di un cavallo, trasferiti nel Museo Archeologico di Chios, e diversi sarcofagi di argilla. Sembra che la necropoli sia il più antico esempio di sepolture organizzate a Chios. Si pensa che ulteriori scavi possano far luce sulla topografia dell'antica città.

Il mistero del relitto del Tamigi

Uno dei cucchiai ritrovati nel relitto inglese (Foto: Linda Nylind, Guardian)
Sta proseguendo, in Gran Bretagna, a cura dell'English Heritqage, uno scavo subacqueo per risolvere un mistero "vecchio" di 349 anni: come una nave da guerra inglese sia riuscita a saltare in aria senza sparare un colpo. Gli archeologi sperano di recuperare quante più informazioni possibili prima che il relitto subisca ulteriori danni.
Gran parte della nave giace all'interno di uno strato di limo e fango nel letto del Tamigi. L'imbarcazione è stata inclusa nell'inventario dei beni nazionali a rischio, dal momento che sia la costruzione del porto di London Gateway che le maree hanno in parte danneggiato irreparabilmente il legno con il quale è stata costruita.
Nel 1665 l'imbarcazione esplose ed affondò quasi istantaneamente. I resti umani recuperati finora sono quasi tutti di sesso femminile, suggerendo che l'equipaggio, formato da 350 uomini, oltre ad alcuni artiglieri, aveva portato a bordo mogli e fidanzate. Si sa che furono solo 24 uomini ed una donna a sopravvivere al disastro aggrappandosi alla poppa in legno intagliato.
La nave trasportava 300 barili di polvere da sparo e gli archeologi ritengono che l'esplosione sia stata causata da un incidente di percorso. L'imbarcazione è considerata un relitto di importanza storica, è stata una delle tre navi di seconda categoria ordinata per la flotta inglese tra il 1642 e il 1660. Le condizioni per il suo recupero non sono delle più facili per gli archeologi subacquei, a causa della scarsa visibilità e della presenza di maree. Recentemente sono stati recuperati una pistola, un fucile, una bilancia ed alcuni cucchiai. I reperti sono tutti in fase di registrazione. Decine di cannoni della nave giacciono ancora sommersi dal limo, alcuni sono stati recuperati subito dopo l'affondamento dell'imbarcazione. Nel 1960 è stato recuperato un bel cannone navale di fabbricazione francese.

sabato 26 luglio 2014

Gli scavi di Maryport continuano a produrre risultati

Una tavoletta da gioco ritrovata
nel sito di Maryport
(Foto: Senhouse Museum)
Una squadra di archeologi e volontari guidati dal Professor Ian Haynes, della Newcastle University, sta lavorando al progetto di scavo dei templi romani di Maryport. L'obiettivo che si propongono i ricercatori è quello di scoprire di più sul complesso religioso di Maryport, dove c'era grande insediamento romano ed un forte.
Lo scorso anno la squadro ha nuovamente scavato un tempio classico rettangolare che era stato scoperto nel 1880 ed ha potuto raccogliere maggiori e più dettagliate informazioni sulla sua architettura. Quest'anno gli scavi si sono concentrati sulla zona circostante il tempio ed hanno preso in esame una grande struttura circolare in pietra vicino quest'ultimo. Davanti al tempio sono state ritrovate le prove di una sorta di area per la raccolta all'aperto e le fondazioni di un largo monumento.
Il tempio rettangolare è il più nordoccidentale dei templi ritrovati e risale al II secolo d.C.. Fotografie ed altri documenti risalenti al 1880 indicano che è stata scavata solo una parte del tempio e molto altro resta ancora da scoprire. La zona si trova ad est del villaggio e a nordest della fortezza.
I 23 altari della Maryport romana costituiscono un'importante collezione per il Museo romano di Senhouse. Sono il più grande insieme di pietre d'altare militari ed iscrizioni romane della Gran Bretagna. Le informazioni fornite da questi reperti sono di importanza eccezionale per lo studio dell'esercito romano e delle pratiche religiose

Scoperta un'altra traccia dell'eresia amarniana

Parte superiore della pietra incisa ritrovata in Egitto
(Foto: V. Francigny, Sedeinga mission)
Un pannello egizio scolpito, recentemente scoperto, risalente a più di 3300 anni fa, mostra i segni di una rivoluzione religiosa che rovesciò l'antico equilibrio del paese del Nilo. Il pannello, scolpito in arenaria del Sudan, è stata ritrovata in una tomba nel sito di Sedeinga, ha un'altezza di circa 1,8 metri ed una larghezza di 0,4 ed era rotta in due pezzi.
Il pannello adornava, originariamente le pareti di un tempio di Sedeinga dedicato alla regina Tiye (o Tiyi) intorno al 1340 a.C.. Molti secoli dopo la morte di Tiye, quando il tempio era già caduto in rovina, il pannello venne riutilizzato per una tomba, dove assolse le funzioni di una panchina per sostenere un sarcofago.
Gli archeologi hanno scoperto che la divinità raffigurata sul pannello, Amon, ha subito dei danneggiamenti dovuti alla rivoluzione amarniana di Akhenaton (1353-1336 a.C.), il faraone soprannominato "eretico" che ripristinò l'antico culto monoteista di Aton, il disco solare. Durante il regno di Akhenaton le raffigurazioni di Amon erano bandite e quelle esistenti venivano danneggiate o cancellate del tutto.
La lastra ritrovata recentemente era stata creata per il tempio di Tiye, madre di Akhenaton. Ovviamente la profanazione del volto della divinità egizia non era un atto rivolto contro la regina, ma piuttosto contro l'antico clero tebano che in Amon aveva la sua divinità principale. Oggi del tempio di Tiye sopravvivono solo pochi blocchi ed una colonna.
Lo studio del reperto ha rivelato anche un restauro successivo al periodo amarniano: il volto e i geroglifici riferentesi ad Amon sono stati ricomposti. Quest'operazione potrebbe essere avvenuta durante il regno di Tutankhamon (1336-1327 a.C.).

Ritrovato antico "motel" sulla via Portuense

Lo scavo di via Portuense (Foto: Il Messaggero)
Nel quartiere Portuense, a Roma, sotto il ponte dove corrono le rotaie della Roma-Fiumicino, è riemerso un antico "motel" di duemila anni fa. Si trovava all'incrocio tra l'antico tracciato della via Portuensis e la via Campana. Aveva una stazione di posta, grandi terme maschili e femminili arricchite da mosaici e marmi policromi sulle pareti, un luogo di culto, mausolei e sepolcri.
Si trattava, dunque, di un "motel" imperiale, studiato per confortare il corpo e lo spirito dei viaggiatori che, numerosi, percorrevano la via tra Roma e Portus, seconda città portuale dopo Ostia, tra il I e il II secolo d.C..
La scoperta è stata fatta durante gli scavi di archeologia preventiva condotti dalla Soprintendenza nell'ambito del progetto di raddoppio della carreggiata della via Portuense. Dal lato del "motel" che guarda l'ospedale Spallanzani sono state rinvenute le terme femminili, con una grande vasca di due metri che fungeva da cisterna, foderata in coccio pesto. Qui sono stati rinvenuti oggetti tipicamente femminili, sigillati sotto strati di terra: una cinquantina di spilloni in osso e spatole d'avorio, cucchiaini per il trucco, il manico di uno specchio, contenitori per il balsamo.
L'altro lato dello scavo, invece, quello che è attraversato da antichi basoli, ha rivelato le terme maschili, identificate da un raro esemplare di strigile. Vicino alle terme maschili era stato eretto un edificio di culto paleocristiano, probabilmente collegato a San Pantaleo, che custodiva un bacino in marmo decorato da due teste femminili sul bordo, recupero di una fontana romana con funzione di acquasantiera.
Nei pressi delle terme è affiorato un cippo in travertino con un'iscrizione che si riferisce al recupero, operato dall'imperatore Vespasiano, di un'area sacra occupata abusivamente da privati.

giovedì 24 luglio 2014

Il mistero della città bruciata

La sepoltura n. 2810 ritrovata in Iran
(Foto: CHN)
Un team di archeologi che stava lavorando al recupero ed alla ricostruzione di un'antica città bruciata 5200 anni fa, si sono imbattuti in alcune strane sepolture. Si tratta di circa 1200 tombe già individuate nel 1975, durante gli scavi archeologici dell'epoca.
Il sito archeologico si trova a 57 chilometri dalla città di Zabol, nella provincia di Sistan-Baluchistan e venne scavato per la prima volta dall'IsIAO, l'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente, guidato da Maurizio Tosi (1967). Gli scavi italiani si sono protratti fino al 1978. Una delle sepolture allora scavate, la n. 1003, è stata nuovamente esplorata di recente, restituendo lo scheletro di un uomo di circa 45 anni di età, deposto al centro della tomba con i teschi di due cani posti al di sopra della sua testa. Altri 12 teschi, stavolta umani, sono stati ritrovati sul lato nord della tomba.
I ricercatori ritengono che le sepolture del sito appartengano ad uno dei popoli emigrati dall'Asia centrale verso l'Iran. Probabilmente risalgono ad un periodo antecedente al manifestarsi dello zoroastrimo. La sepoltura n. 2810, poi, appartiene ad un uomo defunto all'età di circa 25-30 anni. Nella sua tomba, nella parte inferiore destra, è stato trovato il suo teschio e due pugnali o utensili da taglio. Probabilmente l'uomo a cui apparteneva la tesa è stato decapitato con gli strumenti ritrovati accanto al suo teschio.
La tomba n. 2810, poi, ha restituito ciotole e vasi di ceramica utilizzati durante i funerali. Forse il defunto che conteneva è stato giustiziato per aver commesso qualche reato, anche se gli oggetti di corredo mostrano che l'uomo doveva essere molto rispettato in vita. Con lui sono stati seppelliti almeno sei uomini ed un gran numero di ossa lunghe umane.

Gaelici di Spagna

La chiesa di Santiago a Betanzos, in Galizia
(Foto: progael.com)
E' stata ritrovata una iscrizione gaelica incisa su un contrafforte della chiesa galiziana di Santiago, a Betanzos, costruita nel XIV secolo. L'iscrizione è scolpita nel granito grezzo ed è posta a circa 5-6 metri dal livello del pavimento. Il suo significato pare non essere riconducibile ad alcun soggetto religioso, ma pare piuttosto correlata alla lingua parlata all'epoca in Galizia. Il significato sarebbe "zona di lingua gaelica".
Il Libro della Presa d'Irlanda (Lebor Gabàla Erenn) afferma che i gaelici fondarono una città di nome Brigantia, con una torre. Brigantia fa riferimento alla Brigantium dei romani, nota come La Coruna, sulla costa nordoccidentale della Galizia. La città venne conquistata da Giulio Cesare nella sua campagna del 61-59 a.C.. Gli storici irlandesi ritengono che in Galizia si parlasse la stessa lingua che era parlata in Irlanda.
A pochi metri dall'iscrizione trovata in Spagna compare una croce di cavaliere templare, scolpita sullo stesso contrafforte. Con la croce compaiono un paio di forbici. L'iscrizione, la croce e le forbici sembrano essere state incise nello stesso periodo. L'iscrizione è la prima del genere ritrovata in Galizia.

domenica 20 luglio 2014

Rara moneta ritrovata a Betsaida

Particolare della moneta romana trovata a Betsaida
(Foto: Hanan Shafir, Scavi di Betsaida)
Durante gli scavi condotti dall'Università del Nebraska nella perduta città biblica di Betsaida, è stata scoperta una moneta estremamente rara. Si tratta di una moneta celebrativa della Giudea Capta, coniata dall'imperatore romano Domiziano tra l'81 e il 96 d.C. per la conquista della Giudea e la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C., portata a termine da suo padre Vespasiano e da suo fratello Tito. Sono circa 48 le varianti di questa moneta trovate in altri siti biblici.
Il ritrovamento di questa moneta è indice della grande importanza rivestita, per i Romani, dalla conquista definitiva della Giudea e della Galilea. Con la moneta sono stati trovati anche una lampada ad olio di epoca ellenistica con una raffigurazione di un uomo barbuto - probabilmente Dioniso oppure un Sileno, figure notturne della mitologia greco-romana, ed un sigillo cilindrico babilonese.
Il sito della città di Betsaida venne scoperto nel 1987. La città, fondata nel X secolo a.C.; in essa avevano dimora anche alcuni apostoli di Gesù, come Pietro, Andrea e Filippo. La città venne abbandonata in seguito ad un disastro geologico nel IV secolo d.C.

Mosaico non-biblico ritrovato in Israele

Particolare del mosaico non-biblico di Huqoq
(Foto: Jim Haberman)
I ricercatori dell'Università del North Carolina, della Bringham University, della Trinity University del Texas, dell'Università di Toronto e dell'Università del Wyoming affermano di aver scoperto il primo mosaico rappresentante una scena non biblica in un'antica sinagoga. Il ritrovamento è stato fatto in un edificio religioso di V secolo d.C. ad Huqoq, nella bassa Galilea.
Il mosaico scoperto recentemente (2013), va ad aggiungersi ad altri due mosaici che raffigurano scene tratte dalla Bibbia. Esso ha un programma iconografico completamente diverso dagli altri due ed è diviso in tre registri lungo il corridoio est della sinagoga. Si vede un toro che perde sangue copioso dalle ferite infertegli da alcune lance ed anche un soldato morente che regge uno scudo. Gli altri due registri contengono rappresentazioni di giovani uomini che circondano un uomo anziano raffigurato seduto con una pergamena. Un soldato barbuto è raffigurato con un abito da battaglia elaborato e un mantello viola, mentre sta trascinando un grande toro per le corna. Il soldato è accompagnato da una falange di soldati e di elefanti i cui fianchi sono protetti da scudi. Il soldato va all'incontro con un uomo dai capelli grigi, che indossa una tunica cerimoniale bianca ed un mantello, accompagnato da alcuni giovani con le spade sguainate, anch'essi vestiti di tuniche cerimoniali bianche e mantelli.
Anche nella sinagoga di Beit Alpha, in Israele, è stato rinvenuto, tempo fa, un mosaico con la raffigurazione non-biblica dei segni zodachiali, ma il terzo mosaico di Huqoq è il primo racconto non-biblico rinvenuto in una sinagoga. Non è facile identificare le figure presenti nel mosaico, dal momento che la Bibbia ebraica non cita frequentemente degli elefanti. Questi ultimi sono spesso associati ad Alessandro Magno e ad altri eserciti greci. Alcuni studiosi pensano che la scena del mosaico si riferisca proprio al condottiero macedone e alla leggenda che vuole il suo incontro con un sommo sacerdote ebraico.
Il terzo mosaico di Huqoq, tuttavia, è la dimostrazione della continuità del giudaismo in Galilea all'indomani del 70 d.C., data della distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani e fino al periodo bizantino.

Riti primitivi sui laghi svizzeri e tedeschi

Ricostruzione del rito di deposizione dei resti dei
bambini (B. Jennings, 2014)
Alcuni studiosi sostengono che i crani di bambini ritrovati ai margini degli insediamenti lacustri dell'Età del Bronzo  in Svizzera potrebbero essere stati macabri doni ai locali dei del lago. Crani di bambini sono stati scoperti sul perimetro di antichi insediamenti umani che circondano laghi svizzeri e tedeschi. Alcuni dei teschi mostravano segni di colpi d'ascia, altri di traumi cranici.
Anche se i bambini non erano stati sacrificati per placare gli dèi, essi possono essere stati offerti dopo la morte come doni al fine di scongiurare le inondazioni. E' dal 1920 che gli archeologi conoscono la presenza di antichi insediamenti sui laghi alpini in Svizzera e Germania. Ma è dal 1970 e dal 1980 che si è cominciato lo scavo di questi siti e si sono ritrovati strumenti da caccia, ossa di animali, ceramiche, gioielli e più di 160 resti di abitazione. Gli anelli del legno, visibili sui manufatti in legno pervenuti dai diversi siti, suggeriscono che questi insediamenti furono abitati in un periodo di tempo compreso tra i 3800 e i 2600 anni fa.
Durante l'Età del Bronzo, gli insediamenti posti lungo le rive dei laghi dovettero affrontare periodiche inondazioni. Ogni volta che il livello dei laghi si innalzava, gli abitanti di questi villaggi dovevano prendere le loro cose e spostarsi verso la terraferma. Tornavano alle loro case solo dopo che il livello delle acque si era nuovamente abbassato. Le case erano solitamente costruite su palafitte o su robuste basi di legno, circondate da palizzate o recinzioni.
I crani dei bambini ritrovati lungo il perimetro dei villaggi, sostengono i ricercatori, vi sono stati collocati in un momento successivo alla loro morte, quando, probabilmente, i villaggi hanno dovuto affrontare alcune terribili inondazioni.

Ritrovato un mikvah in Gran Bretagna

Lo scavo del mikvah
(Foto: Seacostonline.com)
Un altro pezzo di storia è riemerso allo Strawbery Banke Museum. Gli archeologi hanno scoperto un mikvah risalente al secolo scorso sul terreno appartenente al museo, che lo aveva acquisito, dopo la demolizione di una casa che vi sorgeva, nel 1960. Si tratta di uno degli storici mikvah scavati nel nordest della Gran Bretagna.
Il mikvah (o mikveh) è un bagno rituale ebraico ad immersione che serve per la purificazione del corpo e dello spirito. Il bagno ritrovato è costruito secondo le dimensioni canoniche: profondità 3 cubiti, larghezza 1 cubito e lunghezza 1 cubito. Il cubito è un'antica misura che corrisponde, all'incirca, alla lunghezza di un avambraccio umano.
Il mikvah venne costruito, probabilmente, tra il 1912 e il 1923, quando la casa nella quale era inserito fu acquistata dai rappresentanti della Hebrew Ladies Society. Le prime tracce del bagno rituale sono emerse il 23 giugno scorso. Il 27 giugno sono emerse piastrelle smaltate che si trovavano sicuramente nell'ambiente sacro.
Ora si pensa a come proteggere quest'importante scoperta. L'idea è quella di costruirvi attorno una struttura che presenti una parte superiore in plexiglass, in modo da consentire la visione dall'alto senza rovinare le strutture del bagno.

Una nuova sepoltura a Giza

L'ingresso della tomba di Perseneb
(Foto: Maksim Lebedev)
In una sepoltura posta ad est della Grande Piramide di Giza è stato scoperto un affresco risalente a 4300 anni fa. Il dipinto, a vivaci colori, mostra la vita sul Nilo, con imbarcazioni che, mosse da vele, solcano le acque del grande fiume durante una battuta di caccia. Della scena fa parte anche un uomo di nome Perseneb, con la moglie e il cane.
Tombe come questa, poste ad est e ad ovest della Grande Piramide, furono costruite da privati che ricoprivano incarichi di alto rango durante l'Antico Regno (2649-2150 a.C.), l'epoca in cui furono costruite le piramidi.
L'affresco tombale è stato scoperto nel 2012 da un gruppo di archeologi dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze, che sta scavando in loco dal 1996. Gli archeologi hanno ritrovato l'affresco mentre stavano ripristinando la tomba di Perseneb, un sacerdote, secondo le iscrizioni, proprietario della sepoltura. Quest'ultima è composta da una sala per le offerte, una sala centrale e la camera sepolcrale. Le tre camere contenevano 11 statue raffiguranti Perseneb ed i membri della sua famiglia.
Gli archeologi ripuliscono l'affresco
(Foto: Maksim Lebedev)
La tomba fu scoperta ed esplorata dall'archeologo tedesco Karl Richard Lepsius, al XIX secolo a.C. ed è stata una sorpresa, per gli archeologi russi, ritrovare un affresco non registrato prima. Quest'ultimo è stato realizzato su un sottile strato di intonaco bianco. Purtroppo l'affresco appare piuttosto danneggiato dalla fuliggine e dalla sporcizia che, dal XIX secolo, ha accompagnato la veloce industrializzazione de Il Cairo. C'è da considerare, inoltre, che all'epoca c'erano persone che avevano l'abitudine di dimorare nelle tombe, arrecando a queste ultime non pochi danni.
Nella parte superiore dell'affresco, comunque, sono riconoscibili le immagini di barche a vela che solcano il Nilo. Forse rappresenta il ritorno di Perseneb dal nord, dopo un pellegrinaggio o un'ispezione dei suoi possedimenti funerari, vale a dire proprietà sulle quali non gravavano imposizioni fiscali, lasciate dal defunto a sostentamento dei suoi discendenti e per il mantenimento della sua sepoltura. Nei registri più bassi dell'affresco compaiono scene agricole quali l'aratura, la semina, il pascolo di pecore, asini carichi di covoni. Compare anche Perseneb e la moglie, accompagnati da quello che sembra essere il loro cane.

giovedì 17 luglio 2014

Sorprese dagli scavi di Ostia Antica

Gli scavi del parco dei Ravennati ad Ostia Antica
(Foto: La Repubblica)
Sensazionale scoperta fatta ad Ostia Antica: la sepoltura di un bambino coperta da una lastra di piombo su cui è stata incisa una maledizione. Si tratta di una delle dieci sepolture rinvenute da alcuni studenti di archeologia di tutto il mondo che stanno scavando nel parco dei Ravennati dell'antica città romana.
A fare lo straordinario annuncio è stata la Dottoressa Paola Germoni, della Soprintendenza Archeologica di Roma. Le maledizioni erano molto diffuse nell'antica Roma, soprattutto in epoca imperiale. Erano prevalentemente dirette contro i malintenzionati che intendevano profanare le tombe e miravano a garantire protezione al defunto nei confronti dei nemici.
Durante i recenti scavi nel parco dei Ravennati sono emersi anche altri interessanti reperti: innanzitutto è stata ulteriormente rivelata una strada basolata accanto alla quale è emerso un grande mausoleo circolare in blocchi di travertino della fine dell'età repubblicana. All'interno del muro perimetrale del sepolcro è stata trovata la sepoltura del bambino, sigillata da una lastra di piombo con il foro di un chiodo, praticamente un supporto scrittorio per proteggere il corpo del bambino. Su questo supporto venivano lanciate terribili maledizioni su chi osava profanare la tomba. Il mausoleo ebbe la sua fase iniziale tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., con fasi di riutilizzo che arrivano al V secolo d.C.
Il parco dei Ravennati presenta una superficie di circa 15.000 metri quadrati. In epoca romana si affacciava sul corso del Tevere, oggi si trova tra gli scavi di Ostia Antica e il Castello di Giulio II. Gli scavi che si stanno ultimando in questi giorni hanno permesso il ritrovamento anche di una domus di IV secolo d.C. con uno straordinario pavimento in opus sectile, colorato, con motivo geometrico.

lunedì 7 luglio 2014

L'hammam di Scutari

Resti dell'hammam turco di Scutari (Foto: Martin Lemke)
Nel nordovest dell'Albania, un team di archeologi polacchi ha scoperto un impianto termale ottomano risalente al 1300, l'oggetto più antico di questo genere finora ritrovato nel paese.
L'impianto faceva parte di un hammam, un bagno turco, con impianto di riscaldamento centralizzato. Edifici del genere erano diventati piuttosto comuni nelle regioni sotto il dominio dell'Impero ottomano, nel XV secolo. Si sa pochissimo dei primi hammam e per questo la scoperta degli archeologi polacchi riveste una particolare importanza. La recente scoperta, infatti, permetterà, in futuro, di paragonare i balnea romana agli hammam ottomani. I turchi, infatti, avevano ereditato proprio dai romani il concetto di terme e bagni nonché il sistema di riscaldamento sia dei pavimenti che delle pareti degli ambienti che li ospitavano.
Uno dei primi ambienti ritrovati è a forma di semicerchio, il pavimento supportato da una dozzina di mattoni pieni. L'aria calda prodotta dalla fornace alimentata a legna veniva convogliata sotto il pavimento attraverso quattro canali. Vi era anche, molto probabilmente, una piattaforma riscaldata e un serbatoio di acqua calda. L'acqua era attinta da cisterne, anch'esse riportate alla luce dagli archeologi polacchi. Dalle cisterne, il liquido veniva versato nel serbatoio che la convogliava verso i tubi in ceramica dell'ipocausto.
Un serbatoio dell'acqua scoperto a Scutari (Foto: Martin Lemke)
L'intricato sistema che sta tornando alla luce in Albania dimostrerebbe che i turchi non si sono limitati a copiare il sistema termale romano, ma vi hanno anche apportato intelligenti modifiche. Dagli scavi sono emerse, poi, una trentina di "bottiglie" in vetro ed aryballoi, anch'essi in vetro scuro e colorato, tentativi di imitare vasellame intarsiato di pietre rare e preziose.
La località della scoperta, presso Scutari, era deputata, secondo gli archeologi al commercio e alla produzione di profumi. Nella stessa località, i ricercatori hanno identificato il centro ellenistico originale della città del III secolo a.C., con mura in grandi blocchi di pietra squadrata (mura ciclopiche). Nella zona ellenistica è stato rinvenuto un raro piatto sacrificale in bronzo ben conservato, all'interno del quale vi erano ancora i resti di quanto era stato offerto in sacrificio: frammenti di ossa e ceneri.
L'antica Scoder, attuale Scutari, si trova sulle rive dell'omonimo lago. E' uno dei luoghi più importanti nella storia dell'Illiria e dell'area balcanica. Nel Neolitico era un importante insediamento, arricchitosi in quanto posto al crocevia di importanti vie di terra e d'acqua. Il culmine del suo splendore Scoder lo raggiunse nel IV-II secolo a.C., quando divenne la capitale del regno di Illiria.

domenica 6 luglio 2014

La grazia e la luce, il ritorno del Perugino

Torna, a Senigallia, la Pala del Perugino dopo nove mesi di restauro nel laboratorio di Urbino. Il dipinto è usualmente conservato nella chiesa di Santa Maria delle Grazie a Senigallia. Ora la famosa pala sarà al centro della mostra "La grazia e la luce, armonia e discordanze nella pittura marchigiana di fine Quattrocento", che sarà aperta fino al 2 novembre.
La mostra è il primo evento culturale dopo l'alluvione che ha colpito, recentemente, Senigallia. A finanziare e sostenere il restauro della preziosa pala l'Accademia della Tacchinella, il Comune e la Diocesi di Senigallia unitamente alla Soprintendenza della Regione Marche.
Tra le opere che si potranno ammirare nella mostra che ospita la pala del Perugino, spicca l'"Annunciazione" di Giovanni Santi, padre di Raffaello, un olio su tela del 1490. Nella mostra è anche illustrato il laborioso restauro al quale è stata sottoposta la pala. Quest'ultima mostra la Madonna con il Bambino e i Santi Giovanni Battista, Ludovico, Francesco, Pietro, Paolo e Giacomo Maggiore.

Prezioso reperto rinvenuto in Olanda

La ciotola ritrovata (Foto: Restaura, Haelen)
Gli archeologi dell'Università di Leida hanno scoperto, in uno scavo condotto ad Oegstgeest, in Olanda occidentale, una rarissima ciotola d'argento della prima metà del VII secolo d.C., decorata con rappresentazioni dorate di animali e piante ed intarsiata di pietre semi-preziose. La scoperta porta a pensare all'esistenza di un'élite aristocratica nella zona.
La ciotola è larga 21 centimetri ed alta undici e venne seppellita come parte di un sacrificio rituale. Scoperte come questa sono molto rare ed eccezionali perché solitamente questi oggetti erano fatti in bronzo e non erano, di norma, decorate d'oro. Il che significa che la ciotola appena ritrovata è un artefatto unico non solo per quanto riguarda i Paesi Bassi, ma anche per tutta l'Europa Occidentale.
La ciotola in situ (Foto: JW Bron, Leiden)
Presumibilmente la ciotola era utilizzata come contenitore di liquidi per bere o per lavarsi ed è composta da elementi risalenti ad epoche diversi. La parte più antica è sicuramente la coppa stessa, che risale al tardo impero romano ed alcuni riferimenti al Mediterraneo Orientale e al Medio Oriente. Altre decorazioni risalgono alla prima metà del VII secolo d.C. e mostrano influenze culturali tedesche, mentre gli anelli di sospensione della ciotola sono caratteristici dell'Inghilterra e della Scandinavia.
La ciotola è stata scoperta un anno fa e non ne è stata data notizia per consentire di proseguire gli scavi sul sito. L'oggetto giaceva dove un tempo vi era un grande villaggio risalente al VI-VII secolo d.C., situato nei pressi del fiume Reno e attraversato da una rete di piccoli corsi d'acqua. Proprio lungo uno di questi ultimi è stata rinvenuta la preziosa coppa.

Sorprese da una villa romana nel Dorset

Il luogo dello scavo dove sono stati scoperti gli scheletri
(Foto: Bournemouthecho.co.uk)
Archeologi inglesi dell'Università di Borunemouth hanno scoperto delle antiche sepolture durante gli scavi di una villa romana nel Dorset. Si tratta di cinque scheletri ritrovati nei pressi della villa romana di Winterborne Kingston. Si pensa che i resti risalgano al IV secolo d.C. e che possano essere quelli dei componenti di una famiglia che abitò la villa per tre generazioni.
Gli scheletri appartengono a quattro adulti (due maschi e due femmine) e ad una donna anziana. La villa romana è attualmente in fase di scavo e questa scoperta è ritenuta di notevole importanza poiché si tratta della prima volta che, in Inghilterra, vengono trovati i resti di quelli che, un tempo, erano i proprietari di una villa. Questo è ovviamente molto importante ai fini dello studio sulle abitudini e gli stili di vita dell'epoca della colonizzazione romana della Britannia.
I resti sono stati subito rimossi dal sito e sono attualmente conservati all'Università di Bournemouth, dove saranno sottoposti ad ulteriori analisi. I ricercatori ritengono che l'analisi di questi scheletri possa far luce sulle fasi finali del periodo d'oro della Britannia romana.

Scoperta ricca sepoltura gallica in Francia

Parti del carro scoperto nella sepoltura gallica nelle Ardenne
(Foto: Denis Gliksman, INRAP)
Una squadra di archeologi francesi ha scoperto a Warcq, nelle Ardenne, una ricca sepoltura gallica, risalente, si pensa, al VII secolo a.C., durante la prima Età del Ferro. La sepoltura ha restituito un carro che fa pensare che chi vi era sepolto - non si sa se fosse un uomo o una donna - era di nascita aristocratica.
Il sito è noto per il ritrovamento di questo genere di sepolture, databili, in genere al V-IV secolo a.C.. Lo scavo attuale ha finora messo in luce solo i livelli superiori di questa tomba, che ha una camera funeraria di 15 metri quadrati circa. La camera era, poi, coperta con un tetto ligneo con una campata centrale.
Del carro sono stati già individuati le bande di una ruota in ferro con gli interni ricoperti da foglia d'oro, delle decorazioni probabilmente in bronzo e pasta vitrea, i resti di due piccoli cavalli con le ossa ancora al loro posto. Si attende, ora, il termine dei lavori di scavo e di estrazione degli oggetti deposti nella tomba per poter sapere qualcosa in più sul proprietario e per determinare meglio la datazione di quanto è stato scoperto.

giovedì 3 luglio 2014

Scoperta una città romana nel Delta del Nilo


Durante un'indagine archeologica condotta a 25 chilometri da Rashid (Rosetta) con apparecchiature magnetiche che hanno permesso di scrutare il Delta del Nilo, sono stati scoperti i resti di una intera città romana.
L'indagine ha rivelato che vi erano diverse strutture, in questa città, tra cui un enorme edificio rettangolare che, secondo gli archeologi, era utilizzato per attività amministrative e religiose. Una parte della città risalirebbe al periodo ellenistico.
L'equipe che ha effettuato la straordinaria scoperta comprende archeologi e scienziati provenienti dagli Stati Uniti, dall'Italia e da altri paesi europei. La città, secondo le prime analisi, venne costruita nel tardo periodo faraonico e la sua vita si estese fino in epoca romana.

Scoperta ad Abydos una cappella funeraria reale

Il cartiglio di Mentuhotep II (Foto: Ahramonline)
Nella zona di Sohag, presso Abydos, dove si trova il tempio del faraone Sethi I, una missione di scavo egiziana ha scoperto una cappella egizia risalente all'XI Dinastia. Lo scavo è stato effettuato nell'ambito di un programma di pulizia dell'area a seguito di recenti arresti di tombaroli.
La cappella pare essere in buone condizioni e molto ben conservata e si trova a 150 metri a nord del tempio di Sethi I. I primi studi sul testo geroglifico inciso sulle pareti della cappella hanno permesso di datarla all'XI Dinastia, al regno del faraone Mentuhotep II, che la dedicò prima al locale dio Khenti-Amenty e poi ad Osiride. Ora la cappella è in fase di restauro, dal momento che alcune scritte in essa contenute sono state danneggiate dall'infiltrazione di acqua.
E' molto difficile trovare monumenti di Mentuhotep II ad Abydos, nonostante il sovrano abbia fatto costruire diversi edifici religiosi in questa zona, nel tentativo di rafforzare il suo potere.

Trovato il palazzo di Dario a Pasargade

La sala delle udienze a Pasargade (Foto: Proprio in questi giorni gli archeologi iraniani stanno riportando alla luce una nuova meravi...