sabato 27 dicembre 2014

Passeggiate romane: S. Sebastiano, Porta Mugonia, il tempio al Sol Invictus

La chiesa di S. Sebastiano ed i resti dell'Heliogabalium
(Foto: Antika)
Presso Porta Mugonia, una delle porte che si aprivano sulla cinta muraria romulea, Romolo avrebbe consacrato un fanum, vale a dire un altare circondato da un basso muro o uno steccato, in onore di Giove Statore durante la guerra contro i Sabini. Il tempio "ufficiale" venne eretto nel 294 a.C. dal console Attilio Regolo nel periodo delle guerre sannitiche. Nel 63 a.C. qui si tenne la seduta del Senato in cui Cicerone accusò Catilina di alto tradimento. I resti visibili attestano che il tempio venne ricostruito al tempo di Augusto.
L'archeologo Filippo Coarelli posiziona il tempio di Giove Statore tra il tempio di Antonino e Faustina e la Basilica di Massenzio, dove sorge il tempio del Divo Romolo.
La Porta Mugonia, in passato, era indicata anche con altri nomi: Vetus Porta Palatii, Porta Mugionis o Mugionia o Mucionis. Varrone dice che la porta doveva il suo nome al muggito delle vacche e la sua ipotesi è confermata da Dionisio. Purtroppo non ne rimangono resti visibili. Nel luogo dove doveva sorgere questa porta sono stati trovati, dagli archeologi, attestazioni di deposizioni conseguenti a sacrifici animale, in un caso, e umano nell'altro. I ricercatori sono riusciti anche a ricostruire l'architettura della porta, che doveva essere costituita da un'intelaiatura lignea con due travi verticali e stipiti collegati tra loro da due travi orizzontali che costituivano la soglia e l'architrave.
L'area dove sorgeva il tempio al Sol Invictus fatto costruire da Elagabalo
(Foto: Romano Impero)
Nel Medioevo sui resti del tempio venne eretta la Turris Chartularia, chiamata in questo modo perché sorgeva presso il luogo dove si trovava il Chartularium, l'archivio imperiale, alle dipendenze del chartularius bizantino, che passò, in seguito, alla Chiesa Romana. Il Chartularium è ricordato nei Mirabilia. Nell'XI secolo faceva parte del sistema fortificato dei Frangipane. In seguito la torre fu demolita e poi ricostruita nel 1239 per ordine di Federico II.
Salendo verso il Palatino si accede all'area dove sorgeva il tempio del Sol Invictus Elagabalos, edificato su una spianata artificiale di 110 x 150 metri, sostenuta da sostruzioni in laterizio dell'epoca di Domiziano. Al centro di questa spianata sorgeva la Aedes Caesarum in Palatio, voluta da Tiberio per onorare il Divo Augusto e poi consacrata ad altri imperatori divinizzati. Elagabalo sostituì a questa Aedes un tempio del Sole, nei quali ripose i cimeli più sacri di Roma, come il Palladio, che era stato fino ad allora custodito nel tempio di Vesta. In questa zona è stato scavato il podio di un edificio sacro di metri 60-70 di lunghezza e 40 di larghezza che è stato identificato con il tempio fatto costruire da Elagabalo tra il 218 e il 222 d.C. e dedicato al Sol Invictus Elagabalos. In seguito Alessandro Severo, successore di Elagabalo, lo trasformò nel tempio di Juppiter Ultor.
Sul luogo dove la tradizione vuole che sia stato martirizzato S. Sebastiano, sorse una piccola chiesa con annesso convento, la cui più antica notizia risale al 977 d.C.. Il monastero viene ricordato come S. Maria in palladio o in pallara ed era dedicato anche ai Santi Sebastiano e Zotico. Venne fondato, secondo la tradizione, da Pietro Medico accanto alla preesistente chiesa. Qui, nel 1001, si radunò un sinodo alla presenza di papa Silvestro II. Nel 1057 il popolo romano andò a prelevare dal monastero il cardinale Federico il Lotaringio e lo proclamò papa con il nome di Stefano IX. Nel 1118 vi si tenne il conclave in cui venne eletto papa Gelasio II.
Monastero e chiesa vennero abbandonati dopo il XIII secolo. Nel 1380, poiché erano oramai diroccati, monastero ed edificio religioso vennero trasformati in casale rustico. Solo nel 1626 si procedette ad un primo restauro da parte di Urbano VIII. Un altro restauro venne fatto nel 1631 a spese di Taddeo Barberini, nipote del papa. E' in questo momento che la chiesa venne intitolata a S. Sebastiano e venne riedificato anche il convento annesso. L'ultimo restauro risale al 1965. Dal 1973 la chiesa è titolo cardinalizio. Degli affreschi visibili nel 1626 rimangono solo delle copie visibili in un codice vaticano, che vennero fatte nel 1630. Nel monastero sono ancora visibili resti di murature del XII secolo.

venerdì 26 dicembre 2014

Scoperto il bouleterion di Smirne

Il bouleterion di Smirne (Foto: DHA)
Gli scavi che si stanno conducendo nella città di Izmir, l'antica Smirne, hanno portato alla luce l'antica agorà, il luogo dove la popolazione di Smirne si riuniva in assemblea. Gli scavi sono curati dal team dell'Università di Izmir, Dipartimento di Archeologia. Finora è stato riportato alla luce il 50 per cento di quanto giace nel sottosuolo.
Gli archeologi stanno lavorando alla struttura del bouleterion. La struttura risale al II secolo d.C. ed è abbastanza capiente per ospitare almeno 400 persone. La prima ristrutturazione del monumento risale al 2005. L'agorà di Smirne venne costruita in epoca ellenistica sulla collina più alta della città antica. Dopo il devastante terremoto del 178 d.C., Smirne venne ricostruita durante la dominazione romana e riutilizzata per tutto il periodo greco-bizantino.

Braccialetto di vetro con la menorah trovato in Israele

Frammento di un braccialetto in vetro con incisa la menorah
(Foto: Israel Antiquities Authority)
Un frammento di vetro del periodo compreso tra la tarda epoca romana e i primi anni del periodo bizantino è stato trovato nel parco nazionale del Monte Carmelo, in Israele. Sul frammento, che apparterebbe ad un braccialetto, è incisa una menorah ramificata del periodo del Secondo Tempio.
Il reperto è tornato alla luce durante i lavori per la costruzione di un serbatoio dell'acqua nella città di Yokne'am. Lo scavo ha permesso di scoprire un'antica zona industriale e pozzi di scarico, parte di un grande insediamento di fine epoca romana-inizio periodo bizantino (fine IV - inizio V secolo d.C.). Co-direttori dello scavo sono Limor Talmi e Dan Kirzne, autori della scoperta. I frammenti sono stati ritrovati durante il controllo del contenuto di una delle casse di frammenti di vetro raccolti nel sito.
I ricercatori pensano che la decorazione del braccialetto sia stata impressa quando il vetro era ancora caldo. Bracciali e ciondoli di vetro di questo periodo, decorati con i simboli della menorah, del leone o diverse immagini di dei e animali sono ben noti in Israele, Libano e Siria. Finora sono stati scoperti tre frammenti di braccialetti con il simbolo della menorah durante gli scavi in Israele: a Bab el-Hawa, nel nord delle colline del Golan, a Banias e vicino ad Haifa. Quest'ultimo oggetto presenta una menorah con delle fiamme al di sopra dell'oggetto.
Gli archeologi pensano che sul luogo dove ora sorge la città di Yokne'am potessero abitare dei Samaritani oppure dei pagani. Un'altra ipotesi è che il braccialetto sia stato forgiato da un laboratorio locale per altri mercati. Questa ipotesi è basata sul ritrovamento di altri detriti di vetro nel pozzo contenente il materiale di scarto del luogo di scavo, tra cui vi erano perle e bracciali. I gioielli in vetro erano molto diffusi nel periodo tardo romano.
Tra i frammenti tornati alla luce dai pozzi vi sono quelli di vasi di vetro e di vetri di finestre, ad indicare che la popolazione locale doveva vivere in un certo stato di benessere e comodità. Per questo i ricercatori pensano che il braccialetto ritrovato possa provenire da un'industria locale che forniva mercati diversi dal luogo di produzione.

Tesoretto di rame trovato in Galles

Parte del tesoro di oggetti in bronzo ritrovato in Galles
(Foto: National Museum Wales)
Alcune armi provenienti da fuori paese e ritrovate in un campo nel Galles, potrebbero essere giunte in Gran Bretagna addirittura dalla Francia.
Il tesoro trovato è composto da circa 2,5 chilogrammi di lame per spada, foderi e coltelli e sono stati trovati nel 2013. Gli archeologi pensano che possano essere arrivate d'oltremare, dalla Francia settentrionale. Due frammenti di lama, un raccordo di guaina, un coltello multi-taglio e sei lingotti frammentari di rame sono stati scoperti in un campo a Marloes e St Brides. Il tesoro risalirebbe a 2800-3000 anni fa.
Spada, fodero e coltello sono considerati degli "elementi esotici", non comuni e non propri della regione in cui sono stati ritrovati, il Galles.

giovedì 25 dicembre 2014

La sinagoga dove predicò Gesù?

Le rovine della sinagoga di Magdala (Foto: Magdala Centre Project)
Un'antica sinagoga sul Mare di Galilea potrebbe aver fatto da palcoscenico alle predicazioni di Gesù, almeno stando a quanto afferma l'organizzazione cristiana che ha in proprietà il sito.
Gli archeologi hanno scavato rovine risalenti a duemila anni fa, che appartengono alla città di Magdala, nel nord di Israele, forse sepolta al di sotto l'attuale Migdal. Durante gli scavi preparatori per la costruzione di un nuovo hotel fronte mare, gli archeologi hanno scoperto una menorah in pietra finemente lavorata e decorata con un candelabro a sette braccia.
Padre Eamon Kelly, vice responsabile del Pontificio Istituto di Notre Dame di Gerusalemme è convinto che proprio in questa sinagoga possa aver ospitato Gesù. Del resto Magdala si trovava lungo un'antica rotta commerciale che dall'Egitto raggiungeva la Siria. Qui i Vangeli affermano che vivesse Maria Maddalena.
La menorah ritrovata nella sinagoga di Magdala
(Foto: Magdala Centre Project)
Si pensa che la sinagoga sia stata in piena attività durante il periodo del Secondo Tempio. I ricercatori pensano che sia stata costruita nel I secolo d.C. e constava di una struttura molto semplice, finché venne restaurata nel 40 d.C.. E' stata scoperta una sala principale di circa 1291 metri quadrati, con panchine in pietra poste lungo le pareti. Il pavimento è arricchito da un mosaico e le pareti sembrano essere state intonacate. Qui è stata trovata la menorah in pietra scolpita. I rilievi sulla menorah sono considerati i più antichi scolpiti in pietra su un oggetto simile. Gli archeologi pensano che la menorah sia stata utilizzata per la lettura o la scrittura della Torah. La sinagoga venne distrutta tra il 67 e il 68 d.C. dai Romani durante la prima guerra giudaica.
Gli scavi intorno al sito hanno confermato la presenza di altre strutture come antiche terme e vasche per la pesca. Gli archeologi sono convinti che lo scavo scoprirà un vero e proprio centro abitato.

La più antica pietra lavorata turca

La pietra ritrovata in Turchia (Foto: University of
Royal Holloway Londra)
Gli archeologi hanno scoperto il più antico strumento in pietra mai trovato in Turchia. Questo ritrovamento dimostra che gli esseri umani hanno attraversato il passaggio tra l'Asia e l'Europa molto prima di quanto si sia sempre pensato.
La pietra lavorata è una quarzite ed è stata trovata in uno dei depositi del fiume Gediz. La Professoressa Danielle Schreve, del Dipartimento di Geografia presso il Royal Holloway ha dichiarato che si tratta di una scoperta fondamentale per stabilire i tempi e la via dell'emigrazione in Europa.
La pietra, tra l'altro, è la più antica trovata in Turchia e attesta che i primi esseri umani erano presenti nel paese circa un milione di anni fa.

martedì 23 dicembre 2014

Passeggiate romane: l'Aventino e S. Prisca

Vista di parte dell'Aventino (Foto: Prolocoroma)
L'Aventino era, un tempo, denominato Mons Murcius, dai mirti che vi erano piantati, sacri alla dea Venere che da essi mutuava l'epiteto Murcina. Non si conosce ancora con certezza l'origine del nome Aventino. Plutarco la ricollega al termine ab avibus, cioè ai sei avvoltoi che Remo vide volare sul colle dove, in seguito, Romolo lo avrebbe sepolto. Gli storici, invece, vogliono che l'etimologia del termine Aventino sia da ricollegarsi ad Aventinus, il mitico sovrano di Alba che qui venne sepolto dopo essere stato colpito da un fulmine.
Secondo Varrone il nome di Aventino deriverebbe da Avens, un fiume con il quale i Sabini vollero ricordare la loro patria. Ma questa ipotesi è stata scartata dagli storici contemporanei, dal momento che già all'epoca della Roma quadrata il colle era connesso all'insediamento di Latini sul Palatino.
L'Aventino rimase fuori dal pomerio fino al tempo di Claudio. Il pomerio era il confine sacro di Roma, correva lungo le sue mura ed era mantenuto sgombro per scopo difensivo.
Aventino, il giardino degli aranci (Foto: Viaggiointorno)
Anco Marzio deportò sull'Aventino gli abitanti delle città che aveva conquistate. Servio Tullio vi eresse il primo tempio dedicato a Diana. In età repubblicana il colle divenne la residenza preferita dei plebei. Ospitò le secessioni di questi ultimi nel 494 e nel 449 a.C., dalle quali scaturì la creazione del tribunato della plebe e la caduta dei decemviri, poiché il colle sfuggiva al controllo dello stato.
Nel 494 a.C. Aulo Postumio fondò il tempio di Cerere, Libero e Libera, sede delle magistrature plebee. Prima di questi templi era stato fondato il tempio di Mercurio. La connotazione sociale del colle venne sottolineata dalla legge Icilia (456 a.C.), che aveva concesso ai plebei di costruire sull'Aventino delle case da tramandare in proprietà ai discendenti. Qui risiedettero anche mercanti e venditori, vista la vicinanza agli horrea del Tevere e del Foro Boario.
Facciata della chiesa di S. Prisca (Foto: Wikipedia)
Nel 184 a.C. gli edili Porcio Catone e Valerio Flacco vi fecero scavare una rete fognaria per le insulae dell'Aventino. In età augustea il colle, oramai estremamente popolato, venne inserito nella XIII regione, con 17 vie, 2487 insulae, 130 palazzi, molti magazzini, fontane e ben 20 mole. Nel 36 d.C. un violento incendio investì il colle e il Circo Massimo e Tiberio indennizzò i proprietari di insulae e domus. Il successivo incendio neroniano distrusse alcuni templi che vi sorgevano, i quali non vennero più ricostruiti.
Con l'imperatore Claudio la zona portuale venne spostata verso sud e l'Aventino fu incluso nel pomerio e questo determinò un cambio nella popolazione che viveva sul colle. Il popolo si spostò a Trastevere e Testaccio e sull'Aventino vennero ad abitare gli elementi più nobili di Roma: i Servili, i Deci, i Pollioni, i Sura. Sull'Aventino abitò anche Traiano, prima di diventare imperatore. Qui vennero edificate le Terme Deciane, il palazzo e le Terme di Sura e il palazzo di Traiano.
Nel 410 d.C. Alarico devastò il colle, popolato di lussuose dimore. Dopo di lui sull'Aventino si installarono diversi ordini religiosi. Qui abitò Cencio Savelli prima di diventare papa con il nome di Onorio III. Ma nel Medioevo l'Aventino era diventato una zona agricola e tale rimase per secoli.
Mitreo di Santa Prisca (Foto: Archeo.it)
Diversi studiosi collocano, all'angolo con S. Sabina, il tempio della triade dionisiaca greca Cerere, Libero e Libera, dedicato nel 494 a.C., la cui decorazione pittorica si doveva a due famosi artisti greci: Damophilos e Gorasos. Il tempio era l'unico luogo in cui i rappresentanti della plebe potevano incontrare su base paritetica quelli dei patrizi. Nei sotterranei del tempio erano custoditi i soldi ricavati dalle multe riscosse dagli edili a nome dello stato. Il tempio era visibile fino al IV secolo d.C., anche se era stato più volte rimaneggiato. I primi danni li aveva subiti a causa di un incendio, nel 206 a.C., dovuto ad un fulmine.
Presso il tempio di Cerere si trovava quello di Flora, eretto nel 240 a.C. dagli edili Lucio e Marco Publicio. Non lontano si trovava il tempio di Summanus o Dis Pater, eretto durante la guerra con Pirro. Vicino doveva essere anche il tempio dedicato alla Luna, decorato da Lucio Mummio con statue di bronzo asportate dal teatro di Corinto. Il tempio venne danneggiato da un incendio nell'84 a.C. e poi dal grande incendio neroniano.
Mitreo di Santa Prisca, Cautes (Foto: Itineroma)
Diverse sono le chiese che hanno trovato posto sul colle, nel corso dei secoli. Tra queste vi è S. Prisca, la cui origine viene fatta risalire ai primordi del cristianesimo, all'ecclesia domestica di Aquila e Priscilla menzionata da S. Paolo negli Atti degli Apostoli. Aquila e Priscilla vivevano non lontano dalla casa di Prisca che, secondo alcuni, era loro figlia. Secondo alcune fonti S. Pietro venne ospitato proprio nella loro casa sull'Aventino.
Le prime notizie della presenza di un culto in questo luogo risalgono al III secolo d.C. e riguardano un piccolo oratorio scoperto nel 1776 al di sotto della piazza antistante la chiesa, sul tracciato del Clivus Publicius, che nel V secolo d.C. venne inserito nella basilica vera e propria. Un sarcofago dello stesso periodo ricorda un Titulus Priscae e sacerdoti di questa chiesa parteciparono ai concili romani del 499 e del 595. I primi restauri della chiesa risalgono a papa Adriano I (772 d.C.). La chiesa venne officiata dai monaci basiliani di S. Maria in Cosmedin fino all'XI secolo, poi passò ai benedettini. Sotto Pasquale II (1099-1118) la chiesa di S. Prisca subì dei restauri importanti. Nel 1414 passò ai francescani e nel 1455 ai domenicani che furono sostituiti dagli agostiniani nel 1600.
In seguito ad un incendio agli inizi del '400, S. Prisca venne accorciata da papa Calisto III (1455-1458). Alla seconda metà del '700 risalgono le scoperte archeologiche che portarono alla scoperta di quelle che si ritenevano essere le mura della casa di Aquila e Priscilla. Negli scavi venne trovata anche una tavola bronzea del 222 d.C., regalata dal popolo di Clunia, in Spagna, a Caio Mario Pudente Corneliano.
Affreschi della cripta di Santa Prisca (Foto: Il giornale dell'arte)
Al di sotto della chiesa di S. Prisca si conserva un Mitreo, scoperto durante gli scavi compiuti dal 1933 al 1966 a livello dell'antico Clivus Publicius. Secondo la pianta severiana era qui che sorgeva la casa di Licinio Sura, un'abitazione di I secolo d.C., a giudicare dai bolli laterizi. Accanto vi era un grande ninfeo absidato. Alla fine del II secolo d.C., nella zona sottostante la chiesa veniva eretto un edificio a due navate sul quale insiste l'antico triclinium, forse il primo nucleo del titulus cristiano. Altre stanze dell'abitazione vennero, invece, adattate al culto mitraico. Queste stanze vennero smantellate ne V secolo d.C.
Nei pressi di S. Prisca il Liber Pontificalis di Leone III (795-816) menziona un oratorio del quale non v'è più traccia. Doveva sorgere, nei dintorni, anche una chiesa dedicata a S. Foca, anch'essa oramai sparita. Presso S. Prisca, inoltre, è stato trovato un bassorilievo raffigurante un fauno. Di fronte S. Prisca, percorrendo via del Tempio di Diana, si arriva nell'omonima piazza che ospita un casale, all'interno del quale vi sono molti resti delle Terme Deciane, fatte erigere nel 242 dall'imperatore Decio su edifici preesistenti. Sono state trovate diverse iscrizioni in merito a restauri avvenuti durante il governo di Costanzo e Costante. Delle terme rimangono diversi ambienti decorati con mosaici e affreschi della prima metà del II secolo d.C.

domenica 21 dicembre 2014

Passeggiate romane: guardando il Campidoglio

Resti del Tabularium sul Campidoglio
(Foto: Archeoroma.com
Il Colle Fatale, il Campidoglio, secondo gli antichi era abitato sin dai tempi mitici di Saturno e di Ercole. A Saturno era dedicato un altare ai piedi del colle e la medesima divinità risultava titolare di una porta. In realtà le tracce storiche ritrovate sul colle dagli archeologi non risalgono più indietro del VII secolo a.C., malgrado la presenza delle tracce di un abitato risalente al XIV-X secolo a.C. nell'area della chiesa di S. Omobono.
Geograficamente il Campidoglio è la punta più avanzata delle colline che, dal pianoro nordorientale di Roma, arrivano fino al Tevere. Esso divide la valle formata dal Velabro (Foro, Foro Boario) dal Campo Marzio e domina l'Isola Tiberina e il guado del Tevere. Furono proprio queste condizioni favorevoli a determinarne le fortune già in età arcaica.
Sul Campidoglio avrebbe abitato il re sabino Tito Tazio che vi avrebbe anche fondato dei santuari. Sempre qui Romolo avrebbe istituito un rifugio (asylum) che aveva lo scopo, attraverso l'ospitalità offerta ai transfughi delle città vicine, di aumentare la popolazione cittadina. L'asylum si trovava nell'insenatura fra le due alture coperte di boschi che costituivano il colle. Il Campidoglio, infatti, originariamente era bicipite ed era legato al Quirinale da una sella, tagliata da Traiano per la costruzione del suo Foro.
Resti del tempio di Giunone Moneta nel giardino dell'Aracoeli
(Foto: Museicapitolini.org)
Probabilmente sul Campidoglio, all'inizio, era forte la presenza dei Sabini che, in seguito, si fusero con i latini dando origine alla città di Roma. Anche il Campidoglio fu cinto di mura come la città, sebbene le sue difese naturali fossero estremamente efficaci. Tracce di queste mura esistono ancora. La vetta settentrionale del colle divenne la munitissima Arx, la rocca fortificata di Roma. Questa grandiosa opera di fortificazione si deve agli Etruschi, i quali costruirono sul Campidogio anche il santuario cittadino per eccellenza, dedicato a Giove Capitolino ed eretto sull'altura maggiore, il Capitolium. Secondo la tradizione il tempio venne votato da Tarquinio Prisco, costruito da Tarquinio il Superbo e inaugurato dal console Orazio Pulvillo nel 509 a.C.. Nel 133 a.C. sul Campidoglio venne ucciso Tiberio Gracco. Dove egli cadde, forse alla sommità della scalinata che scendeva verso il Campo Marzio, venne edificata una statua che il popolo adorava al pari di quella di una divinità.
Il Clivus Capitolinus, nei pressi del Tempio di Saturno
(Foto: Wikipedia)
Attorno al tempio di Giove Capitolino sorgevano santuari, sacelli, are e statue. Qui si arrivava attraverso il Clivus Capitolinus che continuava in salita la Via Sacra, percorso dai cortei solenni dei generali vittoriosi, che andavano a deporre le spoglie nel tempio e a compiere i sacrifici rituali. Tra gli altri templi ospitati sul colle vi era anche quello della Fides Publica, alle cui pareti erano affissi i trattati. Sorgevano qui anche gli edifici sacri dedicati a Giove Tonante, Marte Ultore, Giove Custode e Ops. Questa parte del colle era denominata Mons Tarpeius e vi si svolgevano le esecuzioni dei traditori della patria, gettati impietosamente dalla rupe.
L'Arx è attualmente quasi del tutto alterata dalla costruzione del Vittoriano ed è ricordata soprattutto per l'assedio dei Galli del 390 a.C., durante il quale i Romani riuscirono a respingere un assalto notturno dei barbari grazie al valore di Manlio Capitolino, svegliato dallo starnazzare delle famose oche del Campidoglio, sacre alla dea Giunone. In onore della dea venne, in seguito, costruito, dove oggi sorge la Chiesa dell'Ara Coeli, un tempio votato nel 354 a.C. da Furio Camillo. Qui Giunone era venerata come dea oracolare ed aveva, per questo, l'epiteto di Moneta, ammonitrice. Quest'epiteto venne, in seguito, collegato con la prima zecca di Roma che fu collocata proprio nei pressi del tempio.
Arco di Settimio Severo (Foto: Wikipedia)
Nel 196 a.C., al posto dell'Asylum di Romolo, venne edificato un tempio, dedicato all'antica divinità italica di Veiove. Il tempio di Veiove è quello meglio conservato di tutto il colle, se ne possono tuttora vedere i resti del podio, dell'ara e la gigantesca statua di culto. Nel 78 a.C., accanto al tempio di Veiove, venne edificato il Tabularium dal console Lutazio Catulo, affinché ospitasse l'archivio di stato. Un incendio disastroso, nel 69 d.C., distrusse la maggior parte dei tesori di arte e cultura ospitati sul Campidoglio.
L'unica via carrozzabile che permetteva l'accesso al colle era il Clivus Capitolinus, che aveva inizio all'altezza dell'Arco di Settimio Severo. Altri due accessi noti agli archeologi sono le scalae Gemoniae e i cosiddetti centum Gradus. Le scalae Gemoniae salivano all'Arx e corrispondevano, approssimativamente, all'attuale scalinata tra il Carcer e il Tempio della Concordia. Era qui che venivano gettati i corpi dei giustiziati della vicina prigione. Ne erano il prolungamento i Gradus Monetae, che arrivavano al Tempio di Giunone Moneta, sul punto più alto dell'Arx. I centum Gradus partivano, invece, dal lato prospiciente l'area sacra di S. Omobono.
Chiesa dell'Aracoeli
Nel Medioevo, purtroppo, la zona si presentava in uno stato di totale abbandono e di decadenza, tanto da essere pascolo di pecore, mucche e capre da cui il toponimo dato ai luoghi di Campo Vaccino e Monte Caprino. Sull'Arx, nell'VIII secolo d.C., era stata installata una piccola chiesa dedicata alla Vergine, curata dai Benedettini, il cui abate si fregiava del titolo di abbas Capitolii. La chiesa ebbe in dono, da papa Anacleto II (1130), tutto il Monte Capitolino.
Sui resti del Tabularium e del Tempio di Veiove, nel Medioevo, sorse una delle tante fortezze baronali che popolavano Roma, quella dei Corsi. Enrico IV (1084) prima e papa Pasquale II (1105) poi cacciarono i Corsi dal Campidoglio e fecero distruggere le torri che costoro avevano eretto. Sui resti della fortezza dei Corsi venne eretto il primo Palazzo Senatorio, dove, a partire dal 1200, venivano convocati i senatori che dovevano amministrare Roma. Nel 1299, alla vigilia del Giubileo, venne costruito il lovium, i cui resti si possono vedere nell'attuale Aula Consiliare. I tre piani del Palazzo Senatorio erano tutti traforati da loggiati.
A metà del '400 il Palazzo Senatorio era circondato dalle torri fatte erigere da Bonifacio IX, Martino V e Nicolò V. Quest'aspetto rimase inalterato fino al rinnovamento voluto da Paolo III e realizzato, progressivamente, su un progetto di Michelangelo. Nel 1538 venne trasferita, al centro della piazza del Campidoglio, la statua equestre dell'imperatore Marco Aurelio. E' questo il vero inizio del rinnovamento del Campidoglio, che terminò nel '600 con la costruzione del Palazzo Nuovo.

Passeggiate romane: Mercati di Traiano e Torre delle Milizie

Tratto centrale della via Biberatica (Foto: Wikipedia)
I Mercati Traianei vennero edificati nei primi anni del II secolo d.C., nello stesso periodo temporale in cui venne realizzato il Foro di Traiano (107-113 d.C.), a giudicare dai bolli laterizi ritrovati. Il complesso dei mercati venne costruito sul versante meridionale del colle Quirinale e del colle Campidoglio e venne adibito allo stoccaggio delle provviste alimentari e alle pratiche commerciali. Si articolava su sei livelli a partire dal piano del Foro di Traiano.
Gli archeologi ritengono che il progetto dei Mercati Traianei, come quello del Foro di Traiano, sia da attribuire all'architetto Apollodoro di Damasco, anche se non si può del tutto escludere un intervento pregresso da parte di Domiziano, che procedette allo sbancamento dei colli Quirinale e Campidoglio.
I Mercati Traianei sono articolati su livelli sovrapposti ed attraversati dalla via Biberatica, fiancheggiata da tabernae in cui si somministravano bevande (bibere vuol dire bere, in latino) e che possono essere assimilate ai moderni bar (thermopolia). La via Biberatica segue l'andamento curvilineo del Grande Emiciclo, l'edificio che ricalca l'esedra del Foro di Traiano che si trovava di fronte, e fa da cerniera tra la parte inferiore e quella superiore del complesso commerciale.
La via Biberatica sale leggermente di quota tra il Corpo Centrale e il piano superiore del Grande Emiciclo. Qui due scale scendevano ai piani inferiori di quest'ultimo e altre scale accedevano ai piani sovrastanti gli edifici della Grande Aula e del settore meridionale del Corpo Centrale. Il percorso meridionale della via Biberatica scende verso l'attuale via della Salita del Grillo, che ricalca il percorso di un'antica via. Il basolato romano è attualmente interrotto dal Palazzo del Grillo.
Foro e Mercati di Traiano visti dal Vittoriano (Foto: Wikipedia)
Il Grande Emiciclo è la parte della costruzione più a stretto contatto con il Foro di Traiano. Qui la muratura, in laterizio, è più curata e altrettanto curate appaiono le decorazioni. L'andamento semicircolare dell'ambiente, oltre ad adattarsi alla curvatura dell'esedra del Foro di Traiano, è anche un espediente per contenere il taglio delle pendici del colle. All'altezza del Foro di Traiano si aprono 11 ambienti poco profondi, coperti da piccole volte a botte. Gli ambienti sono pavimentati con mosaici geometrici in bianco e nero, probabilmente di età severiana (inizio III secolo d.C.). Le pareti conservano resti di affreschi anch'essi severiani. Al secondo piano è presente un corridoio semi-anulare, con volta a botte e con pavimento in opus spicatum che ospita una serie di ambienti ricostruiti in epoca moderna. Il terzo livello ospita una terrazza esterna che fungeva da percorso di servizio ed una serie di ambienti aperti sulla via Biberatica, purtroppo non ben conservati e, in antico, soppalcati.
La volta della Grande Aula (Foto: Wikipedia)
A destra del Grande Emiciclo vi è un complesso di ambienti comunemente definito Piccolo Emiciclo, poiché una parte degli ambienti assume un andamento concentrico intorno ad un vasto ambiente semicircolare coperto a semicupola. I tre livelli del Piccolo Emiciclo sono serviti da scale che li collegano tra di loro ed hanno tutti una  pianta simile. Alcuni degli ambienti sono caratterizzati da una volta a botte. Qui sono state trovate delle piccole vasche circolari al centro del pavimento, probabilmente bacini di raccolta e deposito dell'olio.
Le Aule di Testata sono ampi ambienti che si aprono alle due estremità del Grande Emiciclo. Sono coperte da una volta a semicupola con un ingresso centrale sormontato da una cornice a mattoni riproducente un timpano arcuato. L'Aula di Testata settentrionale ha maggiori dimensioni e due file di finestre. L'ingresso centrale è tamponato. Sulla parete di fondo, curvilinea, vi era un bancone interrotto nella parte centrale. Il pavimento, a giudicare da alcuni resti presenti, era formato da lastre rettangolari e quadrangolari in marmo. Marmoreo era anche il rivestimento delle pareti. Dopo la spoliazione dei marmi del monumento, nel terreno furono realizzate una serie di cavità che sono state collegate a processi produttivi oppure alle strutture di fondazione della chiesa di S. Abbaciro.
Uno degli ambienti a piano terra della Grande
Aula (Foto: Wikipedia)
L'Aula di Testata meridionale ha una sola fila di tre grandi finestre. Sono ancora visibili i ritti, vale a dire i pali di sostegno per la cassaforma in cui veniva gettato il calcestruzzo. Si conservano, anche qui, scarse tracce della pavimentazione marmorea e delle lastre, ugualmente marmoree, che ricoprivano le pareti.
Il Corpo Centrale dei Mercati Traianei è articolato su tre livelli, ai quali se ne aggiunge uno di epoca quattrocentesca, edificato con muratura più irregolare e con materiali di risulta, che ingloba un tratto di muratura medioevale a tufelli, con merlature. Uno degli ambienti aperti sulla via è stato riutilizzato in epoca post-antica probabilmente come stalla funzionale al convento di S. Caterina. Questo ambiente presenta una pavimentazione in mattoni con tracce per il recinto in legno degli animali. Nel Corpo Centrale aveva sede il procurator Fori Divi Traiani Horatius Rogatus, come si è dedotto da un'iscrizione trovata su un blocco di travertino rinvenuta in loco. La struttura era, un tempo, raggiungibile attraverso un passaggio retrostante la sala absidata del secondo piano e da qui si accede alla Grande Aula (32 x 8 metri) che costituisce l'attuale ingresso ai Mercati Traianei su via IV Novembre.
Facciata dei Mercati Traianei
(Foto: Wikipedia)
La Grande Aula è un ampio spazio rettangolare suddiviso in due piani con copertura a sei crociere. Ogni piano ospita sei tabernae che dal 2007 ospitano spazi espositivi per i ritrovamenti archeologici provenienti dai Fori di Cesare, Augusto, Nerva, Traiano e dal Tempio della Pace. Gli ambienti del piano terra poggiano su un piano inferiore di tabernae che si affacciano sulla via Biberatica. Sul lato orientale è presente un terzo piano accessibile da una scala. Il grande arco che funge da attuale ingresso ai Mercati Traianei era un tempo chiuso. Vi era un portale, sopraelevato grazie alla presenza di gradini, che consentiva l'accesso sull'antistante percorso basolato, che era una sorta di diverticolo che partiva dalla via Biberatica e che si collegava, un tempo, a via della Torre.
Attualmente, al centro della Grande Aula, si trova la ricomposizione dell'attico che sovrastava i colonnati dei portici del Foro di Augusto, con cariatidi alternate a grandi scudi con la centro teste di divinità barbute. Ai lati, tra le porte di accesso delle botteghe, sono state collocate le statue dei Daci che si trovavano nel Foro di Traiano.
Nel tratto mediano della via Biberatica si trova la via della Torre, una strada basolata che prende il nome dalla più antica torre di Roma, la Torre delle Milizie (XIII secolo), voluta dalla famiglia dei Conti, che passò nel possesso di Bonifacio VIII, degli Annibaldi e infine dei Caetani. Nel 1619 la Torre delle Milizie venne inglobata nel monastero (ora soppresso) di Santa Caterina da Siena a Magnanapoli.
La Torre delle Milizie (Foto: Nikionclubitalia)
Largo Magnanpoli venne creato quando fu aperta via Nazionale. L'antico complesso stradale era chiamato Salita di Monte Magnanapoli. Per creare il largo venne espropriato parte di un terreno appartenuto al monastero di S. Caterina e arretrato il palazzo Antonelli che vide scomparire il suo splendido giardino. Il toponimo Magnanapoli è presente in questa zona fin dal X secolo d.C. e, probabilmente, deriva da Bannum Nea Poli, vale a dire "fortezza della città nuova", una cittadella militare bizantina risalente al IX-X secolo. Questa derivazione conferma il termine con cui la zona era conosciuta nel medioevo, vale a dire Contrada Militarium e forse anche lo stesso nome della torre qui presente, la Torre delle Milizie. Quest'ultima venne fatta erigere da Gregorio IX dei Conti di Segni nel XIII secolo ed occupa il basamento di una torre di guardia delle Mura Serviane.
Nel 1348 un violento terremoto che provocò danni in tutta Roma fece crollare il terzo piano della torre e provocò un cedimento nel sottostante terreno. Questa è anche la causa dell'inclinazione ben visibile della torre, che è alta circa 51 metri ed è a pianta quadrata. L'esterno è realizzato in massi di tufo nella parte inferiore ed in cortina laterizia nella parte superiore. Nel 1574, fra i ruderi della torre inagibile e rovinata, si insediarono le suore domenicane del monastero di S. Caterina. La Torre delle Milizie finì per diventare il belvedere del monastero e venne sommersa da una serie di costruzioni edificate in modo disordinato. I lavori per isolare la torre iniziarono nel 1910 ma subito si verificò un allagamento delle fondazioni ed un'accentuazione della pendenza del monumento, che resero necessari lavori di consolidamento nel 1914.

sabato 20 dicembre 2014

I bolli di Davide e Salomone

Uno dei sigilli ritrovati a Khirbet Summeily, in Israele
(Foto: University of Wisconsin-Nathaniel Greene)
Molti studiosi hanno sempre pensato che Davide e Salomone siano figure più mitologiche che reali e pensano che un regno come il loro non sia mai esistito, ma nuove scoperte dimostrano che qualcosa di simile ad un governo come quello instaurato dai due più grandi sovrani biblici sia esistito, nella regione, proprio durante il periodo in cui vissero i due sovrani.
Il Professor Jimmy Hardin, che insegna presso il Dipartimento MSU di Antropologia e culture orientali, ha esaminato dei bolli di argilla utilizzati per sigillare la corrispondenza ufficiale. Il Professor Hardin conduce una campagna di scavi a Khirbet Summeily, un sito ad est di Gaza, nel sud di Israele. I risultati degli scavi indicano che il sito venne organizzato da un soggetto politico, il che è spia dell'esistenza di uno stato già formato nel X secolo a.C.. Proprio a quest'epoca risalgono i bolli in argilla e questo contribuisce a restituire veridicità storica al regno di Davide e Salomone.
I bolli in argilla sono stati, infatti, ritrovati in un villaggio estremamente periferico dello stato d'Israele. L'esistenza di sigilli ma anche altre evidenze archeologiche mostrano l'integrazione del villaggio nel complesso generale di uno stato molto ben organizzato. I risultati vengono, ora, dagli studiosi integrati con quelli tratti dal vicino sito di Hesi, scavato in modo più ampio.
Due dei bolli scavati dal Professor Hardin recano impresse delle immagini complete, altri due hanno un'immagine parziale impressa ed altri due non recano alcuna immagine. Due dei sigilli sono anneriti dal fuoco; uno ha un foro ben conservato attraverso cui passava una stringa che serviva per sigillare il documento. Su nessuno dei sigilli è stato trovato un segno che rimandasse alla scrittura.
Gli abitanti di Khirbet Summeily si dedicavano prevalentemente alla pastorizia.

Trapanazione del cranio...bizantina

Il cranio trovato in una tomba bizantina con tracce di trapanazione
(Foto: AA)
Durante gli scavi a Bathonea, in Turchia, nei pressi del bacino lacustre di Kuçukçekmece, è stato portato alla luce il cranio di un uomo che presenta i chiari segni di un taglio che potrebbe indicare che la chirurgia cerebrale veniva comunemente praticata mille anni fa.
L'esperto di scienza forense Omer Turan, che sta collaborando allo scavo, ha affermato che l'Università di Kocaeli sta conducendo gli scavi nella zona dal 2010. In questo periodo ha scoperto quasi 70 tombe in due necropoli. Sia i bambini che gli adulti sepolti in queste necropoli sono vissuti in un arco temporale che va dal VI all'XI secolo d.C.. L'altezza media degli uomini era, all'epoca, di 165 centimetri e per le donne era compresa tra i 150 e i 155 centimetri. Gli scheletri mostrano molti danni alla spina dorsale.
Malgrado la giovane età dei defunti, le ossa mostrano gravi segni di artrite, reumatismi e fratture che solitamente si riscontrano negli anziani. Questi danni possono essere la causa anche del duro lavoro al quale queste persone erano sottoposte in vita e alle carenze nutritive. I ricercatori hanno anche rintracciato segni di malattie infettive sulle ossa.
I resti di un individuo recuperati dalla necropoli turca
Il cranio che presenta segni di trapanazione, appartiene ad un uomo di circa 30 anni di età. Il taglio è molto regolare e somiglia a quelli effettuati dai moderni neurochirurghi. Il dolore per l'uomo deve essere stato indicibile, sicuramente era stato anestetizzato con qualche rimedio che si sta cercando di capire cosa fosse. Le ossa del defunto mostrano anche tracce di ripresa dal trauma, segno che l'uomo è sopravvissuto all'operazione.
La sepoltura dell'uomo conteneva anche uno scheletro di una donna di età compresa tra i 22 ed i 25 anni e dell'altezza di 155 centimetri. La donna aveva un foro nell'incisivo che, nel tempo. sembra aver determinato gravi danni. Accanto allo scheletro femminile è stato trovato anche uno strumento utilizzato comunemente nella tessitura, che ha fatto pensare che la donna abbia lavorato nel campo della tessitura e della sartoria.
Sono tornati alla luce anche 440 ungentari di terracotta di piccole dimensioni, contenenti, sul fondo, del catrame fossilizzato, del metanone, fenantrene e fenantrene acido carbossilico, sostanze che impediscono, una volta mescolate, il deterioramento di altre sostanze, forse droghe narcotizzanti, forse sostanze antidolorifiche. I ricercatori pensano che una delle sostanze contenute in questi unguentari potesse essere stata utilizzata come narcotico o antidolorifico. Tra i componenti si pensa ci sia stato l'incenso. La donna potrebbe essere stata anestetizzata proprio con una sostanza del genere. Il gran numero di unguentari ritrovati ha suggerito agli archeologi che in questa località si trovasse un grande centro di produzione e di stoccaggio di queste sostanze anestetizzanti.

Trovato un villaggio vicino Stonehenge

Le tracce dell'accampamento trovato vicino Stonehenge
(Foto: bbc.com)
Gli archeologi che stanno scavando in un sito vicino Stonehenge hanno ritrovato un accampamento di 6000 anni fa che potrebbe, a loro parere, riscrivere la storia della Gran Bretagna. A fare questa scoperta straordinaria è stata la squadra del Professor David Jacques, dell'Università di Buckingham. Ora a preoccupare i ricercatori sono i possibili danni causati dalla costruzione di un tunnel stradale che dovrebbe passare per Stonehenge.
La località di Blick Mead, dove è stato trovato l'insediamento, dista circa 2,4 chilometri da Stonehenge e i dati forniti dall'analisi al C14 restituiscono una datazione che risale al 4000 a.C.. Nello scavo sono state trovate anche selci, strumenti di vario genere e resti di bovini di notevole stazza (uri). Il sito di Blick Mead è un punto d'incontro tra i primi gruppi di cacciatori-raccoglitori sopravvissuti all'era glaciale.

Vichinghi...canadesi?

Il crogiolo in pietra trovato a Nanoo, sull'Isola di Baffin, in Canada
(Foto: Patricia D. Sutherland)
Nel 1960 l'antico sito canadese di Nanook, sull'Isola di Baffin, venne scoperto dal Dottor Moreau Maxwell dell'Università di Stato del Michigan. Il sito è stato identificato dal Dottor Maxwell come Paleo-Eschimese, ma il ricercatore ha notato anche anomalie nei resti architettonici che, datati al radiocarbonio, hanno mostrato di risalire ad un periodo che va dal 754 a.C. fino al 1367 d.C.
Tra i reperti recuperati dal ricercatore vi è un piccolo vaso in pietra. La Dottoressa Patricia Sutherland ed i suoi colleghi del Geological Survey of Canada-Ottawa e il Dottor Peter H. Thompson del Geological Consulting Ltd hanno scoperto, all'interno di questo vasetto, dei frammenti di bronzo e delle piccole sfere in vetro. Secondo gli scienziati il vaso sarebbe un crogiolo per la fusione del bronzo, utilizzato per produrre piccoli attrezzi o elementi ornamentali. I popoli indigeni del nord America, però, non usavano lavorare il metallo ad alte temperature.
Il vaso è alto 48 millimetri ed ha la base completa. Aveva, con molta probabilità, una forma circolare. Le pareti hanno uno spessore molto sottile, l'esterno è liscio ma parte delle pareti interne presenta segni di raschiatura. Secondo i ricercatori i piccoli crogioli, soprattutto in ceramica, erano utilizzati in tutto il mondo vichingo per la lavorazione dei metalli non ferrosi. Solo un crogiolo in pietra è stato recuperato, precedentemente a quello attualmente trovato in Canada, in Norvegia.
La presenza di tracce di bronzo nell'oggetto appena trovato è notevole. Questo crogiolo in pietra è un elemento estremamente interessante per ricostruire la storia antica del Canada. Potrebbe essere la prima prova della lavorazione dei metalli non ferrosi ad alta temperatura ritrovata nel nord America.

Trovato un tesoretto di monete in Danimarca

Durante i lavori di restauro della fortezza Kastellet nel centro di Copenaghen, gli archeologi del locale museo hanno trovato un tesoretto di monete databili ad un periodo compreso tra il 1649 e il 1787. Il tesoro comprende nove monete di rame e 23 pezzi d'argento.
Oltre alle monete nella zona sono stati recuperati ben 620 oggetti in metallo, tra i quali palle di moschetto e altri pezzi di munizioni utilizzate o scartate. Molte delle monete ritrovate sono state coniate a Copenhagen, mentre altre provengono dalla Norvegia (Kongsberg) e dalla Germania (Altona), che erano entrambe sotto il controllo della corona danese durante il periodo interessato.

venerdì 19 dicembre 2014

La necropoli da un milione di mummie

Particolare degli scavi in Egitto (Foto: Byu excavations Egypt)
Scoperta straordinaria, in Egitto: la più grande necropoli mai conosciuta, con oltre un milione di mummie. La scoperta è avvenuta nell'oasi del Faiyum, a 96 chilometri dal Cairo.
Finora i ricercatori hanno estratto 1700 corpi imbalsamati che potrebbero risalire, secondo le prime stime, a circa 1500 anni fa, tra il I e il VII secolo d.C., il momento storico in cui l'Egitto fu dominato prima dall'impero romano e poi da quello bizantino.
Le mummie erano sepolte in fosse comuni e, forse, appartenevano a cittadini di basso ceto sociale. La necropoli si estende su ben 300 ettari di  terreno. Tra le mummie ve n'è una che misura ben 213 centimetri di altezza. Le mummie sembrano essere state raggruppate per colore dei capelli. L'ultima mummia ad essere stata portata alla luce è quella di una bambina di pochi mesi, con due braccialetti ai polsi.
Il cimitero è chiamato Fag el-Gamous ed è stato oggetto di studio da parte della Bringham Young University dello Utah, che vi sta lavorando da oltre 30 anni. Molte delle mummie hanno subito un processo di mummificazione grazie a cause naturali, quali il caldo secco del luogo di sepoltura. Nessuna delle mummie estratte finora aveva corredi funerari o bare ed a nessuna sono state asportate le viscere interne. Sono proprio questi particolari ad aver indotto gli studiosi a pensare che si tratti di una necropoli di gente comune.
La bambina la cui mummia è stata rinvenuta per ultima era avvolta in una tunica bianca, indossava una collana e due braccialetti su ogni braccio. Gli stivali che calzava erano stati dipinti prima della sepoltura. Di lei si sono conservati le unghie dei piedi, il cervello, le dita e la lingua.
Vicino alla necropoli sorgeva un villaggio che, però, i ricercatori ritengono sia troppo piccolo per aver "fornito" una tale messe di defunti. Alcuni credono che il cimitero sia quel che rimane di una città funzionale alla costruzione di una piramide. Accanto alla necropoli, infatti, è stata scoperta proprio una piramide, ma questa risale a 4500 anni fa, vale a dire che è di duemila anni più antica del cimitero.

mercoledì 17 dicembre 2014

Scoperto un misterioso rilievo a Izmir

Un grande rilievo antico è stato trovato durante dei lavori di ristrutturazione ad Izmir, l'antica Smirne, nel deposito alluvionale di un fiume. Il rilievo è stato consegnato al Museo Archeologico di Smirne.
Il reperto rappresenta una donna con un grappolo d'uva e una ragazza con un vassoio in mano, è lungo 1,8 metri per 1,5 metri di larghezza e 30 centimetri di spessore. Il luogo dove è stato scoperto il rilievo si trova vicino l'antica città di Larissa.
Particolare del rilievo scoperto ad Izmir (Foto: Hurriyet Daily News)

Scoperta un'antica casa colonica in Israele

Veduta aerea della casa colonica scoperta in Israele
(Foto: Skyview Company/Israel Antiquities Authority)
Una casa colonica imponente, risalente a 2800 anni fa, con ben 23 camere, è stata recentemente scoperta negli scavi che la Israel Antiquities Authority sta conducendo a Rosh Ha-'Ayin.
Questa casa colonica è molto ben conservata ed è stata costruita nell'VIII secolo a.C., ai tempi della conquista assira. Le case coloniche di questo periodo costituivano dei piccoli insediamenti i cui abitanti partecipavano alla lavorazione dei prodotti agricoli. I molti torchi scoperti in prossimità dell'insediamento indicano che l'industria del vino era il ramo più importante dell'economia di questa regione.
L'edificio venne utilizzato durante tutto il periodo persiano (VI secolo a.C.) e nel periodo ellenistico. La prova della presenza greca in questo edificio è stata trovata ad un piano di questo edificio. Si tratta di una rara moneta d'argento che reca il nome di Alessandro Magno accompagnata dall'immagine del dio Zeus e, sul rovescio, dalla testa di Eracle. Durante il periodo ottomano venne ricavato, nella struttura, un forno per la produzione della calce, che utilizzò in parte alcune strutture della casa colonica per quel che riguarda le materie prime.
La moneta ellenica ritrovata nella casa colonica con il volto di Eracle sul rovescio
(Foto: Robert Kool/Israel Antiquities Authority)

Israele, tracce del più antico utilizzo di olio di oliva

Uno dei vasi d'argilla contenente tracce di olio di oliva proveniente da
Ein Zippori (Foto: Israel Antiquities Authority)
L'utilizzo dell'olio di oliva in Israele data ben 8000 anni. Lo hanno accertato gli archeologi che stanno lavorando su un sito della bassa Galilea.
Alcuni frammenti di ceramica e terracotta risalenti al 5800 a.C., trovati nelle campagne di scavo 2011-2013, seguite ad un lavoro di ampliamento di un tracciato stradale, hanno mostrato tracce di olio di oliva simile a quelle moderne. Ianir Milevski e Nimrod Getzov, della Israel Antiquities Authority, hanno campionato metodicamente vasi di ceramica estratti dallo scavo di Ein Zippori, nella bassa Galilea, al fine di accertare cosa vi fosse conservato.
I ricercatori ritengono che l'ulivo dal quale venne ricavato l'olio sia stato addomesticato, unitamente al grano ed ai legumi, coltivazioni ben note nel sito di Ein Zippori da almeno 2000 anni. I test a cui sono stati sottoposti i campioni di olio hanno rilevato che la ceramica datava al periodo Calcolitico. Un confronto dei risultati con un campione di olio di oliva moderno ha mostrato una notevole somiglianza, con un livello particolarmente alto di conservazione per quel che riguarda l'olio antico, sopravvissuto ben 8000 anni.
Un vaso di argilla del periodo Calcolitico così come è stato trovato nel
sito di Ein Zippori (Foto: Israel Antiquities Authority)
Dei venti vasi presi a campione, due sono risultati essere particolarmente antichi, risalenti al 5800 a.C.. I risultati ottenuti a Ein Zippori sono andati di pari passo con i recenti ritrovamenti a Kfar Samir, un sito di 7700 anni fa, ora sommerso dalle acque marine al largo di Haifa, dove è stata scoperta la più antica testimonianza della produzione di olio di oliva.
La cultura che per prima utilizzò, in Israele, l'olio di oliva era pre-ebraica e praticava una religione che ruotava intorno al culto della fertilità. Purtroppo non sono pervenute fonti scritte relative a questa cultura per cui se ne sa molto poco. Non si sa che lingua fosse utilizzata anche se probabilmente era di ceppo semitico, lo stesso che ha dato origine al babilonese, all'accadico, all'ebraico e all'arabo.

martedì 16 dicembre 2014

La Grecia delle meraviglie: scoperto un insediamento in Pieria

Gli scavi archeologici di Platamonas, in Grecia (Foto: greekreporter)
Scavi archeologici a Platamonas, nella Pieria, nord della Grecia, hanno riportato alla luce un antico insediamento e un sepolcreto della tarda Età del Bronzo (1500 a.C. circa)
La scoperta è stata fatta durante la costruzione della nuova statale ed è stata annunciata ufficialmente dall'archeologo Sofia Koulidou, responsabile della Soprintendenza alle Antichità della Pieria. Gli archeologi hanno finora scoperto 19 tombe, alcune delle quali contengono ancora oggetti di corredo: vasi in terracotta di stile miceneo, cerchi di bronzo, perle di osso, coltelli in bronzo, volani di argilla e pietre incise. Alcune delle sepolture sono molto piccole e, probabilmente, contenevano i corpi di bambini.
Sono stati scoperti anche i resti di due edifici arcuati, affiancati e vari oggetti di uso domestico, che confermano l'ipotesi dell'esistenza di un insediamento posto nei pressi della necropoli. Gli archeologi ritengono che uno dei due edifici, di forma oblunga ed arcuata, sia stato costruito intorno al 2000 a.C. e sono molto rari nella regione. Gli oggetti di uso domestico e di stile miceneo suggeriscono, invece, che l'insediamento doveva far parte della sfera di influenza tessalo-euboica.

Megale Hellas: i Greci d'Italia (9)

Tetradracma di Leontinoi - 480 a.C.
(Foto: Wikipedia)
Tucidite racconta che Teocle, eroe calcidiese, e gli abitanti di Naxos fondano Leontinoi cinque anni dopo aver fondato Siracusa (729 a.C.). All'inizio Greci ed indigeni convivono pacificamente, poi, con l'arrivo dei coloni di Megara Hyblea, gli indigeni vennero cacciati con la forza.
Gli archeologi hanno individuato un insediamento preellenico, vale a dire i resti di un abitato indigeno sulla collina di Metapiccola. Questo insediamento era, probabilmente, l'antica Xouthìa, di cui parlano le fonti. Il villaggio ha capanne rettangolari disposte attorno ad uno spiazzo e scompare intorno all'VIII secolo a.C.. L'agricoltura, l'allevamento dei cavalli e la coltivazione dell'orzo sono le attività economiche prevalenti, che determinano la nascita della classe dominante: gli hippeis, i cavalieri.
Agli inizi del VI secolo a.C., il potere a Leontinoi viene preso da un certo Panezio, che si autoproclama tiranno. Agli inizi del V secolo a.C. la città entra nell'orbita di Siracusa, come appare dalle emissioni monetali dell'epoca, che recano al diritto il tipo siracusano della quadriga e sul rovescio la protome di leone, simbolo della città, contornata da quattro chicchi di orzo.
Nel 476 a.C. Ierone deporta a Leontini gli abitanti delle distrutte Naxos e Katane. Quando i Dionomenidi cadono, Leontini cerca di sfuggire all'influenza di Siracusa stipulando trattati di alleanza con le altre città calcidiesi e con Atene, convinta dal grande oratore Gorgia di Leontini ad intervenire in aiuto dell'antica alleata. Nel 424 a.C. il congresso degli stati sicelioti, riunitosi a Gela, sancisce una tregua in tutta la Sicilia. Leontini ritorna nella sfera siracusana in seguito al ritiro delle truppe ateniesi e una grave crisi sociale fa precipitare la situazione: Leontini si divide tra grandi proprietari, favorevoli a Siracusa, e il partito democratico che ricorre all'aiuto di Atene. Si arriva, in questo modo, alla seconda spedizione ateniese in Sicilia (415-413 a.C.) che si risolverà nella clamorosa sconfitta degli ateniesi davanti a Siracusa.
Ingresso sud di Leontinoi (Foto: Wikipedia)
In seguito a questi eventi, Leontinoi diventa una sorta di avamposto di Siracusa, abitato da esuli e coinvolto nelle turbolente vicende che caratterizzarono gli ultimi secoli di autonomia della città prima della conquista romana. Nel 406 a.C. Leontinoi viene occupata dai cittadini di Agrigento, cacciati dai Cartaginesi. Nel 396 a.C. viene ripopolata con 10.000 mercenari che ricevono come paga il territorio dell'antica città. Nel IV secolo a.C. Leontinoi viene conquistata da Timoleonte, che ne deporta gli abitanti a Siracusa. L'uccisione di alcuni Romani, durante la seconda guerra punica, costituisce il pretesto per Marcello per assalire la città e saccheggiarla, uccidendone gli abitanti. E' l'inizio della decadenza.
Area archeologica di Leontinoi
L'abitato di Leontini si dispone su un gruppo di alture a sud della piana etnea, noto dall'antichità per la fertilità del suolo, i famosi campi Leontini. Secondo la descrizione di Polibio, sulle alture si trovano i quartieri di abitazione e i santuari, mentre nella vallata vi era l'agorà e gli edifici pubblici. La città ha due porte, una in direzione di Siracusa e l'altra verso i campi Leontini. Oltre il fiume Lixos (oggi individuato con il fiume San Eligio) si estende un altro quartiere abitativo. L'archeologia sembra dar ragione allo storico greco, sono state trovate terrecotte architettoniche che dovevano decorare un grande tempio che dominava l'altura e resti di un edificio greco incassato nella roccia, databile ad un periodo compreso tra l'VIII e il VII secolo a.C.. Sulla collina di Metapiccola, invece, sono state individuate le fondazioni di un tempio del VI secolo a.C.
Resti dell'abitato preistorico di Leontinoi (Foto: Leontinionline)
Leontinoi era cinta da una fortificazione di cui è stato portato alla luce un ampio tratto del settore meridionale. Le mura sono state edificate agli inizi del VI secolo a.C. e dovevano, dapprincipio, cingere solo il colle San Mauro, dove sorge il primo abitato. In un secondo tempo inglobano anche il colle di Metapiccola. Nel V secolo a.C. le mura sono interessate ad un rifacimento e ad un ampliamento. Vengono rinforzate nel III secolo a.C., sicuramente in seguito agli eventi della seconda guerra punica.
La necropoli più estesa della città si trova subito fuori la porta meridionale, lungo la strada che conduce a Siracusa. Questa necropoli risulta attiva sin dall'età arcaica e viene utilizzata fino alla fine del III secolo a.C.. Tra il VI e il V secolo a.C., i morti vengono prevalentemente inumati, con corredi essenziali. Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. cominciano a comparire tombe monumentali a gradini (epitymbia). Verso la fine del III secolo a.C. le tombe tornano ad essere essenziali e povere nel corredo, disposte spesso in modo casuale tra i ruderi della fortificazione. Un altro nucleo di necropoli, attiva in epoca classica, è stato individuato in contrada Piscitello. Le tombe, qui, sono a fossa, con copertura a lastroni e databili ad un periodo compreso tra il secondo quarto del V e la prima metà del IV secolo a.C.

Il santuario del misterioso Endovelicus

Statua ed iscrizione del dio Endovelicus
Nella regione di Vila Real, nel nordest del Portogallo, a 460 metri di altezza, si trova uno dei templi pagani più affascinanti e misteriosi d'Europa, il Santuàrio de Panòias.
L'area era già abitata nel Paleolitico. Il tempio è considerato un monumento nazionale, dal governo portoghese ed è stato meta di pellegrinaggi sin dal VI secolo a.C.. E' costituito da un complesso di tre grandi massi, sui quali sono presenti diversi pozzi di vari dimensioni, accessibili tramite una scala scavata nella roccia. Le rocce sono incise con tre iscrizioni in latino ed una in greco: descrivono il rituale che qui veniva celebrato.
Gli archeologi pensano che la costruzione del luogo sacro sia iniziata tra la fine del II secolo a.C. e l'inizio del III secolo d.C., anche se alcuni ricercatori pensano che sia molto più antico. I Romani utilizzavano il luogo con scopi rituali. Il ricercatore Geza Alfoldy ha tradotto le iscrizioni incise sulle rocce, che parlano di un antico rito di iniziazione celebrato in nome delle divinità ctonie. La scelta del luogo non è stata casuale, ma venne accuratamente studiata e stabilita. Il culto infero venne introdotto dal funzionario romano Calpurnio Rufino, che si rifece ad un culto ben più antico.
Tra le ipotesi più interessanti vi è quella che il tempio sia stato utilizzato per il culto di Endovelicus, divinità dell'Età del Ferro, venerato in Portogallo in epoca pre-romana. Il culto si diffuse, dopo l'epoca romana, per tutto l'impero. Endovelicus era un dio solare deputato alla guarigione. Era una divinità ambivalente, buona e cattiva.
Si è pensato che il nome Endovelicus sia di origine celtico e fenicio. La radice "end", in lingua celtica, corrisponde al fenicio "bel" e significa Signore. La parola originale celtica era, probabilmente, Andevellicos, che significa "molto buono". A Endovelicus si sacrificava un maiale.

domenica 14 dicembre 2014

Impronte di 2500 anni fa a Volterra

Gli scavi della Soprintendenza a Volterra
(Foto: Il Tirreno)
Gli scavi archeologici che si stanno svolgendo a Volterra, hanno restituito, congelato nel tempo, un momento di vita quotidiana. Si tratta delle impronte di piedi di un adulto e di un bambino che qui hanno camminato 2500 anni fa.
Lo scavo in cui sono apparse queste tracce di vita, serve per i lavori di ampliamento di alcuni edifici della Cassa di Risparmio di Volterra. Le orme sono state impresse nell'argilla e risalgono al VII secolo a.C.. Volterra, dunque, era abitata sin da prima della comparsa degli Etruschi.
Le impronte sono state trovate su uno strato di argilla sotto le fondamenta degli edifici. Le buche di argilla, secondo i ricercatori, risalgono ad un periodo compreso tra il IX secolo a.C. e il I secolo d.C., ed erano utilizzate per la decantazione. Nello stesso scavo sono state riempite ben 450 cassette di reperti.

sabato 13 dicembre 2014

Metsamor, antichissima città armena

Uno degli scheletri ritrovati nell'antica città di Metsamor
Gli archeologi dell'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia hanno scoperto le prove della distruzione e della conquista della città di Metsamor, uno dei più importanti siti archeologi nelle vicinanze di Yerevan.
Gli studiosi hanno trovato tracce di rovine bruciate e cenere. La città venne distrutta dall'esercito di Argishti I, sovrano di Urartu. Argishti fu re di Urartu dal 786 al 764 a.C.. Durante il suo regno i confini di Urartu si estesero dal Caucaso all'attuale Yerevan.
I ricercatori hanno anche trovato prove dei combattimenti intercorsi tra gli assalitori e gli assediati, come lo scheletro di una donna di circa 30 anni, che è stata decapitata o un altro scheletro che aveva il teschio letteralmente spaccato. I resti sono stati ritrovati sparsi, non seppelliti in tombe, ma giacenti in modo casuale tra gli edifici della città bassa.
I soldati di Urartu non hanno risparmiato, nella conquista della città, i luoghi santi. Gli archeologi hanno trovato le fondamenta di un piccolo santuario saccheggiato durante la presa della città. All'interno, su quella che un tempo era una piattaforma lignea, è stata raccolta della ceramica in frantumi e del vasellame in pietra.
Resti di uno degli edifici dell'antica città di Metsamor
Metsamor si trova in una riserva archeologica protetta. Lo scavo, in situ, si sta svolgendo da quasi 50 anni. Gli studi precedenti hanno dimostrato che, durante il periodo di massimo splendore della città, dal IV al II millennio a.C., l'insediamento abitativo si estendeva su più di dieci ettari ed era circondato da mura monumentali.
Dall'XI al IX secolo a.C., Metsamor si era estesa su ben 100 ettari di terreno. La parte centrale della città, occupata da una vera e propria fortezza, era circondata da templi e santuari. Metsamor era, all'epoca, uno dei centri politici e culturali più importanti della Valle dell'Aras. Dall'VIII secolo a.C. entrò a far parte del regno di Urartu.
Gli archeologi polacchi hanno iniziato gli scavi dal 2013. Il progetto è stato realizzato grazie anche ad un accordo tra l'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia con le autorità del Centro di Archeologia del Mediterraneo e con l'Istituto di Archeologia dell'Accademia Armena di Scienze e del Ministero della Cultura armeno.
Megaliti fallici dalla città di Metsamor (Foto: Armenianpast.com)
Metsamor, che in lingua locale significa "palude nera" o "sabbia nera", è una sorta di museo all'aperto con un grande centro metallurgico ed astronomico che occupa una collina vulcanica ed i suoi dintorni. Gli scavi sono iniziati qui nel 1965 ed hanno messo in luce strati di occupazione neolitica (7000-5000 a.C.). Gli scavi precedenti all'attuale hanno portato alla luce i resti di una grande industria del metallo, tra i quali una fonderia con due tipi di altiforni (in mattoni e in terra).
A Metsamor si estraeva e lavorava oro di alta qualità, rame, diversi tipi di bronzo, manganese, zinco, mercurio e ferro. Tutti questi metalli rifornivano le città e gli stati vicini e prendevano persino la strada per l'Egitto, l'Asia centrale e la Cina.
L'osservatorio astronomico di Metsamor è uno dei più antichi del mondo. Esso precede gli osservatori babilonesi di ben 2000 anni e contiene il primo esempio documentato della divisione dell'anno in dodici sezioni. Grazie alla presenza, a Metsamor, di un rudimentale studio della geometria, gli abitanti erano in grado di servirsi di un calendario e di pensare alla terra come una sfera e non come un piano.

Scoperte francesi a Luxor

Una delle statuette rinvenute a Karnak (Foto: Luxor Times Magazine)
La missione archeologica francese che sta lavorando nei templi di Karnak ha portato alla luce tre statue e la base, frantumata, di un'altra oltre ad un contenitore che ha conservato una sorta di colla blu che risalirebbe al Periodo Tardo (664-332 a.C.).
Due delle statue scoperte sono in bronzo e raffigurano Osiride. Una di esse misura 36 centimetri di altezza e 7 centimetri di larghezza. Raffigura Osiride seduto con la corona bianca. L'altra, di 15 centimetri di altezza e tre di larghezza, raffigura la divinità in piedi.
La terza statua era, probabilmente, in scisto e rappresenta una divinità femminile seduta con la doppia corona ed una parrucca. Ha un'altezza di circa 16 centimetri e presenta delle iscrizioni geroglifiche al vaglio degli studiosi, che sperano di riuscire ad identificare la divinità rappresentata.
Un'altra statuetta ritrovata a Karnak (Foto: Luxor Times Magazine)

I misteri di Bryn Celli Ddu, Galles

Bryn Celli Ddu, la tomba neolitica sull'isola di Anglesey (Foto: Alamy Stock) Gli archeologi hanno scoperto, sull' isola di Ang...