lunedì 31 agosto 2015

Laodicea, riemergono Athena e Giano

Le teste di Athena e Giano, ritrovate a Laodicea (Foto: AA)
Nella città di Laodicea, nella provincia turca occidentale di Denizli, sono state scoperte le teste di due statue sepolte a dieci metri di profondità nel terreno. Si tratta della testa di Athena, la dea greca della ragione, dell'artigianato, delle arti e della letteratura, e della testa di Giano, il dio romano degli inizi, delle transizioni, sepolte entrambe sotto Stadium Street.
Gli scavi nella città più grande della provincia di Denizli, Laodicea, dunque continuano. Qui la Bibbia colloca ben sette chiese. Si pensa che le statue rinvenute siano state sepolte dai contrabbandieri d'arte per poter essere recuperate in seguito. Risalgono entrambe al II secolo d.C.
Il Professor Celal Simsek, responsabile degli scavi e direttore del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Pamukkale, ha affermato che le attività agricole nella regione sono state interdette dal 2003, quando sono iniziati gli scavi. "Prima che iniziassero gli scavi, i cacciatori di tesori hanno trovato le teste e le hanno seppellite nuovamente", ha detto il Professor Simsek. "Credo che fossero alla ricerca di un compratore".
Gli scavi dello scorso anno hanno portato alla luce pesi per telai e panni in lana antichi di 1500 anni. Poi sono stati scoperti i materiali utilizzati per tingere questi artefatti ed ora compare la testa di Athena, divinità femminile che sovrintendeva ai lavori di tessitura. Probabilmente intorno al luogo del ritrovamento ci saranno altri frammenti pertinenti le sculture ritrovate.

Scoperta sepoltura di capo Scita in Russia

I resti del capo Scita sepolto con il suo cavallo (Foto: buimvd.ru)
I resti di un re guerriero sepolto avvolto in un mantello ricoperto d'oro che, probabilmente, dominava sulle steppe 2500 anni fa, sono stati scoperti in Siberia. L'uomo potrebbe essere un governante Scita. Il suo corpo era deposto all'interno di un sepolcro nel territorio degli Altai, nella Russia meridionale.
Con l'uomo è stato seppellito il suo cavallo e numerosi oggetti preziosi, tra i quali un'amalgama di diversi tipi di metallo, una spada (akinak) scita, un coltello di bronzo a forma di scalpello e altri materiali in ferro. Sono stati ritrovati anche i resti di quello che deve essere stato un pasto funebre: si tratta di ossa di agnello. Ma la scoperta certamente più sorprendente è stata quella di piccoli pezzi di lamina d'oro che dovevano adornare le vesti dell'uomo.
L'archeologo Alexander Kazakov, che dirige lo scavo ha affermato che malgrado l'abito del guerriero sia andato definitivamente perduto, le pagliuzze d'oro hanno resistito alla prova del tempo e sono state trovate sparse nel terreno. Gli Sciti erano una popolazione nomade che viveva nel centro dell'Eurasia, una regione che si estendeva, un tempo, dall'Iran alla Cina, in tutta l'Asia e in quella che oggi è l'Europa orientale.
Alcuni degli oggetti ritrovati nella tomba del capo Scita. (Foto: buimvd.ru)
Gli Sciti sono stati menzionati in diverse fonti, sia in antichi testi greci che in quelli cinesi, in entrambi si sottolinea la loro abilità di guerrieri. Conobbero un periodo di fortuna intorno all'VIII secolo a.C., grazie alla loro abilità di formidabili guerrieri a cavallo. Nel VII secolo a.C. gli Sciti crearono il loro primo regno, conquistando le terre con i loro archi corti e le altrettanto corte spade. Nel V secolo a.C. stabilirono un importante commercio con la Grecia che consentì alle loro élite di raggiungere rapidamente un'estrema ricchezza.
Gli Sciti sono anche conosciuti per lo sfarzo dei gioielli che indossavano, alcuni dei quali sono arrivati fino a noi, come una collana d'oro del 400 a.C. trovata in Ucraina.
La sepoltura trovata in questi giorni si trova alla periferia del villaggio di Krasny Yar, nella Russia meridionale, e si pensa risalga ad un periodo compreso tra il 500 e il 400 a.C.. Il sito è stato quasi cancellato da decenni di sfruttamento intensivo del suolo. Malgrado questo i resti del capo Scita erano pressoché intatti, protetti da un anello di pietra posto sotto il tumulo che li ospitava (kurgan).
Il Professor Kazarov ha affermato che tombe di questo tipo sono piuttosto rare e stanno fornendo preziose informazioni sulla semisconosciuta cultura nomade, che ha lasciato tracce spettacolari soprattutto nella lavorazione dei gioielli.

Resti di un'antica città sommersa in Grecia

I resti dell'antica città greca sommersa nell'Egeo
(Foto: ancient-origins.net)
Il Ministero della Cultura, dell'Educazione e degli Affari Religiosi ha annunciato che sono stati scoperti i resti di una città dell'Età del Bronzo sommersi nel Mar Egeo. L'insediamento risalirebbe a 4500 anni fa ed è composto da strutture difensive in pietra, superfici pavimentate, vie, torri, utensili, ceramiche ed altri reperti.
A fare la scoperta un team di esperti della Soprintendenza alle Antichità subacquee, dell'Università di Ginevra e della Scuola svizzera di Archeologia presso Kiladha Bay, nel sud del Peloponneso. I ricercatori hanno identificato una serie di enormi basi a ferro di cavallo vicino ad una linea di muro, che si ritiene appartenga alla fortificazione cittadina. I ricercatori sostengono che al di sopra dei basamenti di pietra dovevano esserci delle strutture in mattoni.
La scoperta è molto importante, soprattutto per la quantità di manufatti recuperati, tra i quali ceramiche e strumenti in pietra risalenti al periodo Elladico (3200-2050 a.C.). In totale sono stati raccolti più di 6.000 di reperti, tra cui alcune lame di ossidiana provenienti, forse, dall'isola di Milos, nell'arcipelago delle Cicladi, abitata sin dal III millennio a.C..
Le mura ritrovate sono contemporanee alle piramidi di Giza, costruite intorno al 2600-2500 a.C., e precedono la civiltà micenea di almeno mille anni. I ricercatori sperano, con ulteriori indagini condotte anche intorno Lambayanna, di raccogliere altre informazioni circa una fitta rete di insediamenti costieri sparsi nel Mar Egeo.
Area pavimentata che si ritiene sia parte di un muro di fortificazione (Foto: Spero News)

domenica 30 agosto 2015

Nebiri, il più antico caso di scompenso cardiaco

La testa di Nebiri (Foto: Fondazione Museo delle Antichità Egizie,
Raffaella Bianucci)
Le più antiche tracce di insufficienza e acuto scompenso cardiaco sono state trovate nei resti mummificati di un uomo vissuto 3500 anni fa. Nel 1904 l'egittologo Ernesto Schiaparelli trovò, nella Valle delle Regine, all'interno di una sepoltura già saccheggiata, la testa e i vasi canopi contenenti gli organi interni di un defunto, ora conservati al Museo Egizio di Torino.
I resti appartengono ad uomo di nome Nebiri, un "capo delle scuderie" vissuto durante la XVIII Dinastia, all'epoca del faraone Thutmosis III (1479-1424 a.C.). La testa, purtroppo, non ha potuto fornire molti indizi, malgrado il buono stato di conservazione. Dal momento che il vaso canopo con l'iscrizione Hapy, guardiano dei polmoni, era parzialmente rotto, i ricercatori, coordinati dalla Dottoressa Raffaella Bianucci, antropologa della sezione di medicina legala presso l'Università di Torino, hanno potuto analizzarne il contenuto.
I risultati delle analisi hanno rivelato che Nebiri, al momento della morte, doveva avere circa 50-60 anni ed era affetto da una grave malattia parodontale con massicci ascessi. Le scansioni alla testa hanno, inoltre, provato che c'è stato un tentativo parziale di asportazione del cervello: molta parte del tessuto cerebrale disidratato è ancora conservato all'interno della cavità cranica. Rotoli di lino sono stati collocati all'interno del teschio, nelle cavità orbitali, nel naso, nelle orecchie, nella bocca e sono state utilizzate perfino per riempire le guance di Nebiri.
I ricercatori hanno anche rilevato la prova della calcificazione della carotide, coerente con una leggera forma di aterosclerosi. Più interessante è stato l'esame istologico di quanto rimaneva dei polmoni, eseguito dal Professor Andreas Nerlich, del Dipartimento di Patologia della Ludwig-Maximilian University di Monaco di Baviera, in Germania. L'analisi ha rivelato la presenza di cellule "sentinelle" di uno scompenso cardiaco. E' stata accertata anche la presenza di un edema polmonare (accumulo di liquidi nelle sacche d'aria dei polmoni), conseguenza di una insufficiente funzione cardiaca.
Analisi ulteriori hanno escluso la possibilità di malattie quali la tubercolosi, granulomi, bacilli acido-resistenti indice di infezioni da micobatteri. Andando, pertanto, per esclusione, i ricercatori hanno affermato che Nebiri sia morto per scompenso cardiaco acuto della parte sinistra del cuore, conseguenza frequente di malattie cardiache croniche.
Sepoltura di massa  di 24 defunti, risalente al 1000 d.C.
(Foto: St. Louis Community College)
La pratica del sacrificio umano nella più grande città preistorica d'America era qualcosa di più complesso di quanto gli esperti hanno pensato finora. Recenti studi sui resti delle vittime sacrificali i cui resti sono stati trovati nell'antica città di Cahokia, rivelano che quelli che venivano sacrificati non erano prigionieri prelevati dalle regioni limitrofe, come molti archeologi avevano creduto. Si trattava, piuttosto, degli appartenenti alla medesima comunità che li ha uccisi.
Cahokia raggiunse il suo apice 900 anni fa. Si trattava della più grande città di quelli che oggi sono gli Stati Uniti: una metropoli di 15.000 persone che sorgeva nel sudovest dell'Illinois, la cui influenza economica e culturale si estendeva dalla regione dei Grandi Laghi al Golfo del Messico. Uno dei misteri che aleggiava sulle rovine della città, fuori dalla moderna St. Louis, è costituito da un tumulo scavato nel 1960 in cui si è attestata la presenza di più di 270 corpi, quasi tutti di giovani donne vittime di sacrifici umani.
I resti delle vittime, databili ad un periodo compreso tra il 1000 e il 1100 d.C., erano sepolti per lo più in grandi fosse, disposti in file ordinate e presentano pochi segni di traumi fisici. Forse le giovani donne sono state uccise per strangolamento o per "salasso". Il tumulo, però, ha rivelato la presenza di alcune anomalie: in una fossa separata sono stati trovati i resti di 39 tra uomini e donne di età compresa tra il 15 e i 45 anni che, a differenza dei resti trovati nella fossa più grande, presentano tracce chiare di incredibili violenze fisiche: fratture ma anche oggetti ancora infissi nelle ossa e decapitazione. Per decenni la teoria prevalente è stata che queste vittime siano state portate a forza a Cahokia dalle regioni circostanti, controllate dalla città stessa, e siano state sacrificate in onore dei governanti della città, dei suoi defunti o delle sue divinità.
Mound 72, il luogo della scoperta, come appare oggi
Recenti analisi, invece, hanno rivelato che le giovani donne sacrificate provenivano dalla stessa comunità di Cahokia e la stessa cosa vale per le altre 39 vittime i cui resti sono stati trovati sepolti in una fossa a parte, le cui ossa mostrano traumi e ferite. Le ricerche e le analisi hanno provato che si tratta non solo di gente del posto, ma che sono biologicamente diversi dal resto dei defunti che si trova nel tumulo, se pure simili tra di loro. Probabilmente si tratta di membri di un gruppo isolato all'interno della comunità che abitava Cahokia.
I ricercatori hanno analizzato 203 denti appartenenti a 109 defunti sepolti in 3 fosse separate all'interno del medesimo tumulo. Tra queste fosse vi è quella che si pensa sia una delle prime sepolture di massa, che contiene 24 scheletri disposti su due strati e datati all'incirca all'anno 1000. In un'altra fossa, analizzata anch'essa dai ricercatori, vi erano due strati di resti umani: uno, superiore, composto dagli scheletri di 15 uomini e donne i cui resti sono stati deposti con molta cura e, più in basso, una fossa comune in cui le ossa di 39 tra uomini e donne, che presentano mutilazioni, sembrano essere state gettate alla rinfusa.
Le analisi alle quali sono stati sottoposti i resti hanno mostrato che la maggior parte dei defunti provenivano dalla pianura che circondava Cahokia. Quelli che mostravano mutilazioni relative ad un uccisione violenta appartengono, invece, alla comunità di Cahokia. Le forme e le dimensioni dei denti di queste ultime vittime sono, inoltre "univocamente simili tra di loro" ma la morfologia dei loro denti è diversa dalla morfologia dei denti delle altre vittime. Il che dimostrerebbe che le vittime che presenta lesioni e tracce di violenza appartengono ad una sorta di sotto-gruppo distinto della popolazione di Cahokia.
Ovviamente queste nuove scoperte portano anche nuove domande agli studiosi: perché queste persone, appartenenti a ceppi biologici diversi, sono state sepolte tutte insieme? Perché quelli uccisi in modo violento sono stati sepolti più in basso? Com'erano integrati, dal punto di vista politico e sociale, gli appartenenti a questa sub-comunità al resto dei cittadini di Cahokia?

Scoperta la presenza del blu egizio nei ritratti di Tebtunis

Ritratti di epoca romana da Tebtunis. Questi ritratti erano collocati, in seguito, sulle mummie dei defunti
(Foto: Phoebe A. Hearst Museum of Anthropology, University of California, Berkeley)
Non sono stati "toccati" per più di 100 anni: si tratta di 15 ritratti di epoca romana posti su mummie egizie e di dipinti su tavola, che sono stati rispolverati dagli scienziati e dai restauratori della Northwestern University e del Museo di Antropologia Hearst.
Quello che i ricercatori hanno scoperto li ha sorpresi. Si tratta di qualcosa che non è visibile ad occhio nudo: gli antichi artisti che hanno realizzato questi ritratti hanno utilizzato il blu egizio come elemento preparatorio e per modulare il colore. Si tratta di una cosa finora mai documentata. Il blu egizio, solitamente, era riservato ad usi molto più importanti e non si credeva potesse essere "nascosto" sotto altri colori.
"La scoperta cambia la nostra comprensione di come questo pigmento particolare è stato utilizzato dagli artisti nel II secolo d.C.." Ha dichiarato il Professor Marc Walton, della Northwestern University. "Ho il sospetto che inizieremo a trovare impieghi insoliti di questo colore in moltissime opere d'arte, quali pitture murali e sculture".
I migliori pittori di epoca romana hanno cercato di emulare quelli greci, considerati dei veri e propri maestri. Prima del periodo greco il blu egizio era utilizzato in tutto il mondo Mediterraneo, negli affreschi, nei templi, per riprodurre il cielo notturno, come decorazione. Quando nel mondo Mediterraneo emerse l'arte greca, si imposero il giallo, il bianco, il nero e il rosso. "Quando si guarda i ritratti di Tebtunis che abbiamo studiato, questo è tutto quello che vedi, questi quattro colori", ha detto il Professor Walton. "Ma quando abbiamo cominciato ad analizzare i ritratti, ad un tratto è comparso questo pigmento blu. Abbiamo concluso che i pittori stavano cercavano di non far vedere che utilizzavano questo colore, nascondendolo sotto gli altri quattro".
I ricercatori hanno studiato 11 ritratti di mummie e quattro frammenti di pittura su tavola. I 15 dipinti sono stati trovati tra il dicembre 1899 e l'aprile del 1900 presso il sito di Tebtunis (ora Umm el-Breigat), nella regione del Fayum. Al momento si trovano nella collezione del Museo Hearst di Berkeley, in California. I ritratti dei defunti, apposti sulle mummie, sono fragili e molto realistici. Ogni ritratto, una volta analizzato, sarà collocato dove si trovava in origine, sulle bende che coprono il volto del defunto.
I ricercatori sono riusciti a scoprire l'inaspettato utilizzo del blu egizio - il primo pigmento artificiale ispirato al lapislazzulo - utilizzando una serie di tecniche diverse dalle solite previste per l'analisi di questi reperti, come la fluoresenza a raggi X e la diffrazione di raggi X. I pittori più importanti impiegavano, nell'antichità, il blu nei disegni preparatori soprattutto per modulare i vestiti e l'ombreggiatura nella riproduzione d questi ultimi. Il pigmento blu utilizzato appare lucido e brilla un poco quando viene colpito dalla luce in un certo modo.

giovedì 27 agosto 2015

Scoperta fossa comune in Turchia

La deposizione di massa trovata in Turchia, in un campo della provincia di Kutahya (Foto: Cihan)
Ben sessanta scheletri sono stati trovati, sepolti in una fossa comune, in un campo nell'Anatolia centrale, nella provincia di Khutahia. Si tratta di resti umani che risalgono al periodo romano.
I resti sono stati scoperti nei pressi del villaggio di Yagis e si pensa che appartengano a persone di età compresa tra i 10 ed i 60 anni. Il sito si trova su un terreno piuttosto difficile e gli archeologi sono stati costretti a rimuovere i resti a mano a causa proprio della posizione del sito. La sepoltura di massa si trova su un'antica linea difensiva e nei pressi di antichi magazzini risalenti all'epoca romana.

Scavato un complesso palaziale miceneo nel Peloponneso

Gli scavi di quel che rimane di un palazzo miceneo scoperto nel
Peloponneso (Foto: Ministero Greco della Cultura)
Scavi in corso in una località del Peloponneso stanno offrendo la rara opportunità di studiare il passato della Laconia, del quale sono state recuperate pochissime prove fisiche.
Il luogo dello scavo è sulla collina di Aghios Vassilios, vicino al villaggio di Xirokambi, nella pianura di Sparta. Qui gli scavi sono iniziati nel 2009 e gli archeologi pensano che possono essere decisivi per la comprensione della vita nella regione tra il XVII e il XVI secolo a.C.. Attualmente gli scavi sono diretti dalla Professoressa Adamantia Vassilogamvrou e sono considerati tra le più importanti indagini sistematiche per quel che riguarda la protostoria nel mondo ellenico.
Santuario di Apollo Amyklaios: una costruzione romana ha violato parte
del santuario. Si tratta di una cisterna (Foto: Ministero Greco della Cultura)
Il sito ha restituito le tracce della presenza di un complesso palaziale databile al periodo miceneo, probabilmente andato distrutto in un incendio nel tardo XVI secolo. L'incendio, per fortuna, non è riuscito a distruggere le tavolette di lineare B e i sigilli in argilla cruda presenti nell'archivio del palazzo. Quest'ultimo contiene anche le registrazioni delle operazioni commerciali, offerte ad un santuario, nomi femminili e maschili, nomi di località che fanno pensare ad una burocrazia ben organizzata e piuttosto sofisticata.
L'incendio che ha distrutto il palazzo minoico si crede conservasse anche un santuario, a giudicare dagli idoli di avorio e di argilla ritrovati e da ben 21 spade in bronzo. Un secondo edificio del complesso palaziale presenta frammenti di affreschi.
Uno degli edifici scavati sembra essere associato al culto o a rituali religiosi. Il fuoco ha conservato in parte la malta della muratura delle pareti di argilla che separavano un vano dall'altro. Finora sono state indagate dieci di queste camere, in cui sono stati trovati molti oggetti e vasi culto, come figurine di bovidi in argilla e una statuetta in avorio rappresentante una figura maschile che porta un giovane vitello o un toro. Oltre a questi reperti nelle stanze scavate sono stati trovati un grande rhyton in argilla a forma di testa di toro, una brocca con un doppio cerchio in pietra e due grandi Tritoni.
Un altro importante scavo tuttora in corso è quello del santuario di Apollo Amyklaios, sulla collina di Aghia Kiriaki, sempre in Laconia. Questo scavo è diretto dal Professor Angelo Delivorrias. Gli archeologi stanno cercando, con pazienza, di far luce su questo santuario, purtroppo gravemente danneggiato già in passato.

martedì 25 agosto 2015

L'antica città di Missionis e il Marte mutilato

La statuetta mutila di Marte trovata nella città di
Missionis (Foto: BTA)
Una figurina mutilata del dio romano Marte è stata trovata dagli archeologi Bulgari durante gli scavi della città bizantina e medioevale di Missionis, conosciuta anche come la Fortezza di Krum, le cui rovine sono situate l'attuale città nordorientale di Targovishte.
La testa, le braccia e le gambe della statuetta sono mutile, probabilmente asportante durante un rituale antipagano, secondo gli archeologi. Si trattava, in sostanza, della rinuncia alle antiche divinità pagane a favore del cristianesimo.
Tra i ritrovamenti effettuati nello scavo, vi è anche un reliquiario a forma di croce ed un'icona in bronzo. Il reliquiario a forma di croce è stato scoperto, in realtà, nel 2008, ma il suo restauro ha richiesto diversi anni ed è stato possibile rendere pubblico il ritrovamento solo ora. La croce contiene diversi scompartimenti in cui trovavano posto le reliquie dei santi e sembra poter essere datata al Secondo Impero Bulgaro (1185-1396), prima della conquista da parte dei Turchi Ottomani (fine XIV secolo). Oltre agli scomparti, il reliquiario presenta raffigurazioni della crocifissione e di Maria Vergine che prega accanto al Cristo crocifisso, oltre a tre figure che si ritiene rappresentino i primi seguaci di Gesù (Andrea, Pietro e Paolo).
Altri ritrovamenti interessanti nella città di Missionis comprendono pettini in osso risalenti al periodo bizantino, utilizzati sia per trattenere i capelli che come puro elemento decorativo delle chiome delle nobildonne bizantine, ed una moneta in argento con l'immagine dello zar bulgaro Georgi I Terter (1280-1292), unica del genere trovata finora.
La croce reliquiario scoperta a Missionis (Foto: BTA)
Il sito di Missionis è stato scavato, per la prima volta, nel 1962 dal defunto Professor Dimitar Ovcharov, padre dell'attuale responsabile degli scavi della città. Dopo diversi anni di inattività, gli scavi sono ripresi nel 2004. Alla fine del XIV secolo la città di Missionis subì un lungo e duro assedio, al termine del quale venne completamente rasa al suolo dagli invasori Turchi Ottomani.
La fortezza bizantina di Missionis, nota come Krumovo Kale (Fortezza di Krum) si trova a 7 chilometri a sudovest della città di Targovishte. Venne costruita intorno al VI secolo d.C., durante il regno dell'imperatore bizantino Giustiniano I il Grande (527-565 d.C.) come parte delle fortificazioni di Bisanzio nell'attuale nord della Bulgaria. Queste fortificazioni erano state progettate per arginare le invasioni degli Slavi e dei Goti. La fortezza venne distrutta dai barbari nel VI secolo d.C.. Nel IX secolo venne installato, sulle rovine della città, un primo insediamento di Bulgari. Al tempo del Secondo Impero Bulgaro (1185-1396), il muro della fortezza è stato ricostruito in pietre e malta e divenne parte del sistema di fortificazioni che doveva difendere la capitale bulgara di Tarnovgrad, oggi Veliko Tarnovo.
Molte informazioni sulla città di Missionis si trovano nella Tabula Rogeriana, un'opera del geografo arabo Muhammad Al-Idrisi, completata alla corte del re normanno Ruggero II di Sicilia nel 1153. In quest'opera Al-Idrisi cita, tra le altre città bulgare, la misteriosa Missionis, una città grande e fiorente, ai piedi di una montagna, con mercati affollati, i cui abitanti si erano arricchiti grazie al commercio.
Il lavoro di Al-Idrisi è l'ultima testimonianza scritta su Missionis, il cui nome, in seguito, venne mutato in Kosovo. Nel 1393 la città venne conquistata dai Turchi Ottomani. Le tombe cristiane, scoperte dagli archeologi a poca profondità nel terreno, hanno lasciato ampia documentazione sul massacro che seguì alla conquista Ottomana.

domenica 23 agosto 2015

Scoperte catacombe sconosciute a Roma

Casale della Vaccareccia, all'interno del parco della Caffarella
(Foto: bandb-rome.it)
(Fonte: Il Messaggero) - Appia, spunta catacomba segreta: nel parco della Caffarella complesso di stanze e corridoi sepolcrali del IV secolo. La scoperta è avvenuta durante l'esplorazione di una cava. I ricercatori si sono infilati in un canale largo appena un metro.
Sono rimaste nascoste a circa otto metri di profondità per oltre 1700 anni. Poi la scoperta per puro caso. Erano giorni che gli speleologi esploravano un sistema di cave in una porzione del parco della Caffarella, a Roma, a ridosso dell'Appia Antica. Gallerie labirintiche scavate nel tufo che si sviluppano ancora oggi per chilometri. Fino a quando l'occhio esperto di quel mondo sotterraneo non ha colto un dettaglio insolito.
Una parete di antichi laterizi, con uno stretto pertugio seminascosto. E si sono insospettiti, "per quella conformazione muraria tutta diversa". Si sono infilati in un canale largo appena un metro, hanno strisciato fino a quando non si è spalancata una vasta camera quadrata. A quel punto, le luci sui caschetti dei ricercatori hanno restituito un grande ambiente segnato da una serie di nicchie coronate da archi e sepolture scavate in sequenza perfetta sulle pareti. Ed è così che ieri l'équipe del Centro Ricerche Speleoarcheologiche Sotterranei di Roma guidata da Marco Placidi ha rinvenuto un complesso catacombale fino ad oggi del tutto sconosciuto, estraneo alle carte archeologiche, che si sviluppa nelle viscere della Caffarella, ai margini del tracciato della Regina Viarum tra via della Caffarella e via Appia Pignatelli.
Cartina delle emergenze archeologiche vicino l'Appia Antica
La datazione oscilla tra il IV e il V secolo. Le catacombe (ancora si indagano i materiali per decifrare il carattere cristiano o pagano), sono intatte nella struttura architettonica, che conserva in molte parti tracce di intonaco. Ma le tombe appaiono in larga parte profanate. Alcune sepolture rivelano ossa umane ormai scomposte.
A colpire i ricercatori, i resti di una dentatura intatta appartenuta a un bambino. Una prima ipotesi formulata è che sia un settore sconosciuto delle catacombe di Pretestato. Dimenticato anche perché evidenti testimonianze di crolli hanno isolato completamente il monumento, tanto che non esistono vie d'accesso libere, se non direttamente dalla cava. Tutto è cominciato da un'operazione di mappatura topografica del sistema di cave romane all'interno della Caffarella avviato un anno e mezzo fa.
Nelle ultime settimane, sulla base di un accordo ufficiale con un'istituzione proprietaria di un vasto fondo di terreno, gli speleologi stavano concentrando le indagini sul settore di cava ottocentesca abbandonata a ridosso della via Appia Antica. Fino alla sorpresa. Così, bussola e metro laser alla mano, si è esplorata la nuova catacomba.
Si è partiti da un corridoio di quaranta metri segnato da loculi a destra e sinistra coperti da laterizi, che si interseca con un altro rettifilo secondo uno schema a croce greca che si estende per quasi cinquanta metri quadrati. In questa scacchiera si aprono in sequenza due grandi stanze quadrate coperte da volte, e con varie nicchie funerarie laterali, ai cui piedi sono stati rinvenuti frammenti di marmi decorativi e di intonaci dipinti di rosso.
Una curiosità, queste due stanze sono sovrastate, in un vano accanto, da due monumentali camini scavati nel tufo e ricoperti di intonaco. Forse condotti per i livelli superiori delle catacombe. Gli ambienti evidenziano, inoltre, molte percolazioni: le superfici trasudano acqua che nei secoli ha creato estese concrezioni calcaree che hanno intaccato le pittura. Ora si aspetta la diagnosi della Soprintendenza ai beni archeologici.

Scoperta una sepoltura particolare in Polonia

Scavi di Sandomierz, nel luogo dove è stata trovata  una sepoltura
inusuale per la regione (Foto: Monika Bajka)
Una grande tomba, sotto forma di una struttura in legno incassata nella terra, è stata scoperta dagli archeologi polacchi vicino la porta di Opatowska, a Sandomierz. Si tratta del primo ritrovamento del genere nella regione.
Vicino la struttura sono state rinvenute frammenti di ceramiche e tracce di combustione, probabilmente quanto rimane di riti funebri. Le pareti della camera sepolcrale avevano una struttura a palizzata, realizzata con pali ricavati dal legno di alberi che sorgevano nei pressi. Al suo interno sono stati sepolti i resti del defunto. Al di sopra della testa di quest'ultimo gli archeologi hanno trovato un vaso e, all'altezza del collo, un ornamento simile ad un anello in argento. Erano presenti anche coltelli, una chiusura in bronzo, un oggetto in osso.
Queste tombe, conosciute come "tombe a camera", sono attestate soprattutto in Scandinavia e in Germania settentrionale durante i primi decenni del Medioevo. Sono generalmente considerate le sepolture di rappresentanti di élite locali, capi tribù, guerrieri e principi. Nel nord Europa sono spesso associate ai Vichinghi e in Russia ai Variaghi, ma la discussione è tuttora accesa nel mondo scientifico.
In Polonia le tombe a camera sono state trovate solo in poche località, tra Kaldus, nei pressi di Bydgoszcz, a Bodzia, nei pressi di Wloclawek e in Pomerania. In Polonia ad essere sepolti in queste tombe a camera erano soprattutto guerrieri e principi stranieri, provenienti dalla Scandinavia o dalla Russia.
La tomba a camera era accompagnata da diverse tombe più piccole, dove i morti erano deposti in bare di legno. Appartengono tutte allo stesso periodo. Sono stati scoperti anche una fibbia in bronzo che serviva per fermare gli indumenti ed una sorta di piccone in ferro, elementi considerati di origine straniera. La fibbia, in particolare, è riferibile al Baltico ed erano particolarmente popolari nella Russia del IX e dell'XI secolo.
Le sepolture finora scoperte sono le più antiche di epoca altomedioevale trovate a Sandomierz e gettano nuova luce sulla regione. Gli scavi sono stati condotti da Monika Bajka del Museo Distrettuale di Sandomierz e sono iniziati nel 2013. 

Scoperta una "rastrelliera di crani" a Città del Messico

Il deposito di teschi tzompantli scoperto a Città del Messico
(Foto:  ancient-origins.net)
Un deposito di trofei costituiti da teschi umani, un tempo appartenuti a vittime di sacrifici umani, è stato scoperto presso il complesso del Templo Mayor, a Tenochtitlan (odierna Città del Messico) dagli archeologi dell'Istituto Nazionale Messicano di Antropologia e Storia.
Questi "depositi" erano conosciuti dagli Aztechi come tzompantli e servivano per far "ammirare" le teste mozzate delle vittime sacrificali, esposte agli occhi di tutti su montanti verticali. I teschi sono stati sospesi orizzontalmente mediante l'utilizzo di pali di legno fissati da ai lati di ciascuna nicchia del deposito.
Secondo Eduardo Matos, la rastrelliera di crani era una dimostrazione di potenza nei confronti di amici e nemici, i quali dovevano restare certamente impressionati dalla mostra raccapricciante di teste umane mozzate, molte delle quali in fase di decomposizione. Questa sorta di scaffali erano spesso nei dipinti e nei testi scritti del periodo coloniale, ma questa scoperta è diversa, in quanto mostra che una parte della piattaforma su cui erano esposti i crani era a sua volta costituita da file di teschi fissati tra loro con la malta.
Parzialmente visibili sono, attualmente, 35 teschi ma gli archeologi parlano di molti altri disposti negli strati sottostanti che si accingono ad essere esplorati. Questo deposito inusuale è stato scoperto nel febbraio di quest'anno sul lato occidentale di quello che, un tempo, era il complesso del Templo Mayor. Il deposito era situato sotto il pavimento di una casa a tre piani di età coloniale, il che significa che gli archeologi hanno dovuto operare con molta attenzione, sospesi su una piattaforma di legno su pozzi di scavo posti al di sotto del pavimento.
Gli scavi in questo luogo sono stati iniziati nel lontano 1914 ed hanno immediatamente individuato la possibile presenza di un sito cerimoniale azteco, che sembrava collimare perfettamente con le descrizioni lasciate dagli Spagnoli. Il Templo Mayor era un importante tempio risalente al periodo postclassico della cultura Mesoamericana.

giovedì 20 agosto 2015

Individuato il primo caso di leucemia dell'antichità

I resti dello scheletro trovato in Siberia identificato come uno dei primi
casi di cancro (Foto: Angela LIeverse/University of Saskatchewan)
Ricercatori tedeschi hanno annunciato la scoperta del primo caso di leucemia nel mondo antico durante la prima conferenza europea sulla medicina evoluzionistica, tenutasi di recente presso l'Università di Zurigo.
Le tracce di leucemia sono state riconosciute su uno scheletro antico di 7000 anni. Si tratta di una donna morta all'incirca intorno ai 30 anni. Il suo scheletro è stato rinvenuto nel 1982 in un sito vicino Stoccarda-Muhlhausen, nella Germania sudoccidentale. Altre 71 sepolture sono state scavate attorno a quella della donna.
In un primo momento era stata riscontrata solo una caria dentale con conseguente infiammazione, sullo scheletro della donna. Un virus associato con un particolare tipo di leucemia (la leucemia delle cellule T) era stato riscontrato, in precedenza, solo su mummie trovate sulle Ande. I ricercatori hanno, in seguito, notato una vasta perdita di tessuto spugnoso nelle ossa dell'omero e dello sterno, fortemente indicativa della leucemia nelle sue fasi iniziali. Proprio questa particolare perdita esclude che si tratti di osteoporosi o iperparatiroidismo o tumore delle ossa.
Questa scoperta si aggiunge a quelle del primo caso di cancro al seno conosciuto nell'antichità, le cui tracce sono state individuate, proprio quest'anno, su un antico scheletro egiziano e al primo caso conosciuto di cancro al polmone e alla prostata, rilevato nel 2014 su uno scheletro di 4500 anni fa ritrovato in Siberia e risalente alla prima Età del Bronzo.
I primi a riconoscere ed individuare con certezza il cancro furono, nel IV secolo a.C., i Greci. Nel 1932 Louis Leakey scoprì una mandibola appartenente ad un umanoide precoce, l'Homo Erectus, che mostrava segni del linfoma di Burkitt, un tumore molto comune nell'Africa Orientale.
Anche i dinosauri soffrivano di cancro: ne è stata trovata prova in uno scheletro di dinosauro risalente a circa 150 milioni di anni fa. Finora, però, non era stata mai trovata evidenza alcuna del particolare tipo di tumore chiamato leucemia

mercoledì 19 agosto 2015

Eccidi...neolitici

Fratture su una tibia (Foto: PNAS University of Basel)
I conflitti, nell'Europa del Neolitico, è stato scoperto che sono stati più violenti di quanto si fosse pensato finora. E' questo che emerge da una recente analisi antropologica nella fossa comune di Schoneck-Kilianstadten, risalente a 7000 anni fa.
Le sepolture risalgono al periodo in cui i primi europei hanno iniziato a divenire stanziali e costruire fattorie. Erano le tensioni sociali a scatenare delle vere e proprie guerre. Il sito di Schoneck-Kilianstadten è stato scoperto nel 2006 e l'analisi ha dimostrato che gli aggressori usarono una violenza senza precedenti nei confronti delle loro vittime. Gli scheletri appartengono ad almeno 26 individui, per lo più maschi, ma sono presenti anche scheletri di bambini, tutti presentano lesioni piuttosto gravi.
Le lesioni sono di vari tipi, comprese quelle causate da frecce che, in alcuni casi, hanno portato anche gravi danni alla testa ed al volto delle vittime prima e dopo la morte. Inoltre è stato appurato che chi ha attaccato la comunità di Schoneck-Kilianstadten ha rotto sistematicamente le gambe alle loro vittime. Alcuni scheletri recano tracce anche di tortura e mutilazioni intenzionali. Sono stati trovati solo pochi resti appartenenti a donne, il che fa pensare che queste ultime siano state rapite.
I ricercatori presuppongono che eccidi come questi non fossero fatti isolati, ma rappresentassero eventi frequenti nell'Europa del primo Neolitico. L'obiettivo di queste stragi poteva essere l'annientamento di intere comunità.

martedì 18 agosto 2015

Trovata una tavoletta con il nome di Ishtar

La tavoletta cuneiforme trovata nello scavo di Usakli (Foto: DHA)
Una tavoletta cuneiforme è stata dissotterrata dal tumulo di Usakli, nel villaggio di Buyuk Taslik, nella provincia centrale turca di Yozgat. Si pensa che il reperto risalga al 2000 a.C..
La tavoletta cuneiforme di Yozgat mostra i simboli di Ishtar, conosciuta come la dea ittita dell'amore, della guerra, della fertilità e della sessualità. Si pensa che il tumulo nel quale giaceva contenesse tracce della civiltà ittita e che fosse connesso ad un altro sito ittita, quello di Zippalanda, che era il centro del culto di Tifone, il dio greco del tuono, che si trova a due o tre giorni di cammino dalla capitale hittita Hattusa.
Gli scavi che si stanno conducendo nella provincia di Yozgat sono quattro, tre dei quali sono stati recentemente completati da una squadra composta da archeologi italiani e statunitensi. A trovare la tavoletta sono stati gli archeologi del Museo di Yozgat.
I lavori di scavo nella regione sono cominciati nel 2008 a cura di una squadra di archeologi dell'Università di Firenze coordinati dalla Professoressa Stefania Mazzoni

Tracce di cultura campaniforme in Polonia

Urna cineraria disseppellita dagli archeologi a Suprasl (Foto: PAP/Artur Reszko)
Tracce della cosiddetta cultura campaniforme sono state trovate nella regione polacca di Podlaskie. Risalgono a migliaia di anni fa. Il Professor Dariusz Manasterski, dell'Istituto Archeologico dell'Università di Varsavia, ha sottolineato l'eccezionalità della scoperta. Si pensava, infatti, che la cultura campaniforme non fosse andata oltre il sud dell'attuale Polonia.
Gli scavi sono stati effettuati nel sito archeologico di Suprasl, nei pressi di Bialystok, nel nordest della Polonia. Sono stati rinvenuti frammenti di ceramica, ossa umane e utensili in pietra, tra i quali una scure. Lo scavo è condotto dagli archeologi dell'Università di Varsavia e dal Museo di Podlaskie.
L'emergere della cultura campaniforme è datata a circa 4-5000 anni fa. Questa cultura si è evoluta in Europa Occidentale e nella penisola iberica. Il nome le deriva dai caratteristi piatti a forma di campana rovesciata.

Trovati dodici scheletri sepolti accanto a un castello svedese

Uno degli scheletri trovati al castello di Kalmar, in Svezia
(Foto: Magmus Stibéus/Statens Historiska Museum)
I corpi di tre bambini e di nove uomini sono stati scoperti negli scavi al castello svedese di Kalmar, all'inizio del 2015. Si pensa che queste sepolture risalgano a 500 anni fa.
Due degli scheletri sono stati conservati in bare, mentre gli altri sono stati sepolti nella nuda terra sotto il muro del castello di Kalmar, che è uno dei più famosi siti storici del sud della Svezia. Al momento sono stati individuati almeno 12 scheletri, dei quali due sono bambini di circa due o tre anni di età ed uno di circa 12 anni. Non si sa ancora se i defunti erano gente del luogo o meno.
Permangono i misteri sulla morte di queste persone. L'ipotesi avanzata dai ricercatori è che si tratti di personale di servizio al castello, che si è ammalato ed è morto tra il 1400 e gli inizi del 1500. Probabilmente si è trattato di una morte causata da un'infezione o forse dalla peste.
Il castello di Kalmar è stato costruito intorno ad un porto. In precedenza era una fortezza che doveva difendere gli abitanti della regione nei confronti dei loro vicini. Venne trasformato in castello nel XVI secolo ma venne danneggiato da un incendio nel 1642 e cadde in rovina.

Un fiume sotterraneo sotto la piramide di Kukulkan

Chichen Itza, la piramide di Kukulkan/El Castillo (Foto: Wikipedia)
I ricercatori dell'Università Nazionale Autonoma del Messico hanno scoperto che la piramide principale delle rovine della città maya di Chichen Itza è stata, almeno in parte, costruita sul corso di un fiume sotterraneo. Hanno, infatti, trovato una cavità sotterranea a 20 metri di profondità sotto la piramide di Kukulkan, nota anche come El Castillo.
L'esperto in geofisica Rene Chavez ha affermato che il corso del fiume sotterraneo è naturalmente coperto di roccia. Tali fiumi sotterranei collegano spesso cenotes aperti, oppure i laghi che punteggiano la penisola messicana dello Yucatan. La scoperta è stata fatta grazie ad un sorta di sondaggio di resistenza elettrica, non scavando il luogo, dal momento che c'è pericolo di crolli.
L'archeologo Guillermo de Anda, che non ha partecipato agli scavi, conferma che i Maya usavano includere delle mappe simboliche della loro cosmologia nei templi che costruivano e nei luoghi sacri. I cenotes che circondavano la piramide potrebbero rappresentare i quattro punti cardinali. Il fiume al centro potrebbe essere, invece, il punto centrale dell'universo dei Maya che credevano che quest'ultimo avesse la forma di un albero con le radici che arrivano sotto terra.

domenica 16 agosto 2015

Scoperte sepolture bizantine a Stratonikeia

Scavi nell'antica città di Stratonikeia (Foto: DHA)
Gli scavi di quest'anno presso l'antica città di Stratonikeia, nella provincia turca occidentale di Mugla, inserito nella lista sperimentale del patrimonio UNESCO, ha permesso di portare alla luce numerose sepolture di epoca bizantina.
Il responsabile degli scavi, il Professor Bilal Sogut, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Pamukkale, ha affermato che il lavoro di scavo è stato condotto sotto la supervisione di diversi esperti in vari settori di ricerca, quali la conservazione e il restauro. Il Professor Sogut ha detto che quest'anno continuano gli scavi del bagno romano nella parte occidentale della città e i progetti di restauro del bagno selgiuchide.
Il Professor Sogut ha affermato di aver scavato tutte le strutture della città antica, dalla porta di entrala al tempio dedicato agli imperatori, al bagno romano alla casa turca. Nello scavare una delle palestre antiche sono state intercettate delle sepolture di epoca bizantina e, al di sotto delle sepolture, una chiesa della stessa epoca. Questa zona venne abbandonata e la chiesa finì per crollare e per diventare un cimitero.
Finora sono state scavate 40 sepolture, nelle quali non sono stati trovati scheletri intatti ma solo ossa danneggiate.

Insediamento preistorico trovato al largo dell'Argolide

Sezione pavimentata dell'insediamento
(Foto: Ministero Greco della Cultura)
Un grande insediamento sottomarino del III millennio a.C. è stato scoperto dalla Soprintendenza alle Antichità subacquee della Grecia in collaborazione con l'Università di Ginevra, sotto l'egida della Scuola svizzera di archeologia dell'Argolide, nel Peloponneso.
La ricerca è iniziata nel 2014 vicino la grotta di Franchthi. Il team di archeologi ha cercato tracce di attività umana preistorica sul lato orientale del Golfo Argolico. Quest'anno le ricerche si sono concentrate sulla spiaggia di Lambagiannas dove è stato trovato l'insediamento preistorico. Quest'ultimo si trova ad una profondità da 1 a 3 metri. Un tempo si trovava in riva al mare ed era fortificato. Gli archeologi hanno trovato le fondamenta di un edificio rettangolare e di uno circolare nonché strade lastricate.
Gli archeologi hanno anche individuato una parte della fortificazione della colonia e almeno tre grandi basi a forma di ferro di cavallo attaccate alla fortificazione, che potrebbero essere state delle torri. Sono stati rinvenuti anche numerosi strumenti in pietra, lame di ossidiana e altri manufatti.

Trovati scheletri di morti per peste a Londra

Scavi del cimitero londinese di Bedlam (Foto: CrossRail)
Nella City di Londra è stata scoperta una sepoltura di massa che potrebbe contenere più di 30 individui, morti nel corso della grande peste del 1665. La scoperta è stata fatta durante gli scavi della necropoli di Bedlam.
Una lapide trovata nelle vicinanze reca la data del 1665 e i resti umani sembrano essere stati sepolti nello stesso giorno. Le bare di legno sono marcite e si sono dissolte, facendo pensare ad una sepoltura collettiva. Ora gli scheletri saranno analizzati da osteologi del Museum of London Archaeology che potranno stabilire, attraverso appositi test scientifici, se i resti sono quelli di vittime della peste bubbonica o di qualche altro tipo di peste.
A tutt'oggi dallo scavo del cimitero di Bedlam gli archeologi hanno estratto oltre 3.500 scheletri. Questo cimitero è stato in uso dal 1569 al 1738 e si trova attualmente all'estremità occidentale di Liverpool Street. I recenti scavi fanno pensare che siano stati sepolti qui circa 30.000 londinesi tra il 1569 e il 1738.

Dischi del sole in Danimarca

Uno dei dischi trovati a Bornholm (Foto: Marta Bura)
Durante gli scavai in corso a Vasagard, in Danimarca, gli archeologi polacchi hanno trovato delle reliquie che sono la prova delle credenze rituali seguite dagli abitanti dell'isola di Bornholm 5500 anni fa. Il progetto di ricerca è il risultato di diversi anni di collaborazione tra l'Istituto di Archeologia dell'Università di Varsavia e il Museo di Bornholm.
Il sito di Vasagard ha ospitato, un tempo, un tempio del sole circondato da palizzate. L'ingresso del complesso è, infatti, orientato in direzione del sorgere del sole durante il solstizio o l'equinozio. Gli scavi hanno riportato alla luce diversi canali nei quali, secondo gli archeologi, venivano deposti i corpi dei defunto fino a che si putrefacevano. Le ossa, in seguito, venivano trasferite in camere funerarie adeguate.
I fossati intorno contenevano grandi quantità di ceramiche, ossa animali e dischi di pietra rappresentanti il sole danneggiati. La funzione dei questi ultimi è ancora allo studio degli esperti. Questi dischi sono dei piccoli ciottoli a forma di dischi sulla cui superficie sono stati incisi dei raggi solari. Reperti analoghi sono stati scoperti anche nella vicina Rispebjerg, che aveva anch'essa un tempio del sole. I dischi scoperti dagli archeologi polacchi erano stati bruciati e volutamente rotti, probabilmente in concomitanza con dei particolari riti.

Trovata la polena di una nave da guerra danese

La polena a forma di testa animale trovata nelle acque
danesi (Foto: Ancient-origins.net)
Una polena lignea, raffigurante il muso di un cane o di un mostro, appartenente ad una nave danese del XV secolo è stata trovata sepolta nelle acque svedesi. Si tratta di una delle più antiche sculture in legno del genere, anche per il grado di conservazione.
Si pensa che la polena appartenga alla nave da guerra Gribshunden, fiore all'occhiello della flotta del re Hans di Danimarca, che governò dal 1481 al 1513. L'imbarcazione faceva parte di una flotta inviata in missione diplomatica, nel 1495, in Svezia e si pensa che sia andata a fuoco prima dell'arrivo.
Sul luogo del naufragio è stato trovato del carbone che ha dato ulteriore credito alla convinzione che il relitto sia proprio la Gribshunden. Le acque dove giace il relitto erano considerate acque danesi nel XV secolo. La Gribshunden era lunga 35 metri ed era un'imbarcazione all'avanguardia per l'epoca. Oltre alla polena i subacquei hanno trovato tre pallini di piombo di 5 centimetri di diametro.

venerdì 14 agosto 2015

Trovata la sepoltura di una donna-guerriero sarmata

La gemma con l'iscrizione in caratteri fenici (Foto: Institute
of Archaeology RAS)
Uno splendido scrigno per gioielli è stato trovato nella sepoltura di una nobile donna-guerriero vissuta nel I secolo d.C.. Si trattava di una combattente sarmata, appartenente ad una popolazione che adorava il fuoco e la cui tradizione che vedeva anche le donne coinvolte in battaglia sembra aver ispirato il mito delle Amazzoni.
I Sarmati erano nomadi che migrarono dall'Asia centrali agli Urali tra il VI e il IV secolo a.C.. Erano feroci guerrieri che combattevano solitamente a cavallo e sacrificavano quest'animale per il loro dio del fuoco. Con i gioielli, nella sepoltura della donna-guerriero sarmata gli archeologi hanno trovato più di 100 punte di freccia in ferro ed un finimento per cavallo.
Uno degli orecchini trovati nella tomba
(Foto: Institute of Archaeology RAS)
Le analisi sui denti della donna suggeriscono che sopravvisse a diverse battaglie. Venne sepolta con uomo, forse il marito, ma la sua tomba venne saccheggiata. La sepoltura della nobildonna fa parte di un gruppo di almeno 29 tumuli sepolcrali venuti alla luce durante la costruzione di un nuovo aeroporto che dovrà servire Rostov sul Don.
Dell'uomo sepolto con la donna sono state trovate solo poche ossa. Probabilmente anche lui doveva avere nobili natali. Accanto al cranio della donna sono stati trovati orecchini d'oro con catene pendenti e, vicino alla spalla, si trovava uno specchio. La parte superiore del vestito era decorata con fibbie in foglia d'oro a forma di testa d'ariete stilizzata. Su ogni polso la donna portava un braccialetto d'oro e all'altezza del petto vi erano varie perline tra i quali un gioiello con una scritta in caratteri fenici. Nella tomba c'erano anche frammenti di piatti in legno, una tazza, frammenti di un secchio in bronzo con ornamenti floreali e l'immagine di una testa di Gorgone su un bastone.
In un piccolo nascondiglio della tomba è stata trovata una serie di coltelli ed una spada. La cosa strana è che tutti questi oggetti sono stati datati ad un periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., a dimostrazione che sono state "ereditate" dalla donna e l'hanno seguita nel suo ultimo viaggio.
La sepoltura della donna-guerriero sarmata (Foto: Institute of Archaeology RAS)

Un gioiello romano a Maryport

Il cristallo di rocca trovato a Maryport (Foto: Maryport Roman
Temples Project)
Un raro gioiello romano è stato trovato durante gli scavi di un insediamento sulla costa occidentale della Cumbria, Maryport, antica fortezza romana dove sono già emersi ben 17 altari romani. L'attuale ritrovamento è costituito da un cristallo di rocca risalente al II-III secolo d.C., forse la parte centrale di un anello, sulla cui parte posteriore è incisa la testa di un uomo barbuto, forse un filosofo.
Si pensa che quando l'oggetto venne forgiato, la parte posteriore in bronzo dell'anello sembrava oro a chi lo guardava attraverso il cristallo. Il forte, costruito sulle scogliere a picco sul Solway Firth, venne fondato, secondo gli archeologi, nel I secolo d.C., quando i Romani occuparono la regione.
L'insediamento civile, a nordest del forte, è attualmente ritenuto il più grande lungo il Vallo di Adriano. Nel 2011 sono stati trovati gli altari che furono utilizzati nelle fondamenta di edifici in legno più recenti e non furono sepolti ritualmente come si era inizialmente pensato. Si pensa che gli altari fossero originariamente dedicati al dio romano Giove dai comandati che si avvicendavano ogni anno nel forte. Uno degli altari è stato trovato sepolto a faccia in giù in un pozzo con la dedica a "Giove Ottimo Massimo". Sono state trovate anche, nello scavo di quest'anno, le prove della presenza di ulteriori fossati al di sotto della zona. Questi fossati sono indice di un campo temporaneo risalente ad un periodo antecedente alla costruzione del Vallo di Adriano.

Un'antica donna-guerrriero kazaka

Kazakistan, i resti della donna-guerriero (Foto: EuroPics)
Lo scheletro di una donna perfettamente conservato è stato trovato in Kazakistan. La donna aveva con sé una spada enorme ed un pugnale. Gli archeologi pensano si tratti di una donna guerriero e stanno esaminando i resti per stabilire la data in cui è probabilmente vissuta.
Lo scheletro è perfettamente conservato e lo studio del cranio ha rivelato il sesso. Si pensa che sia stata una persona di notevole importanza nell'antico stato di Kanguy. Probabilmente faceva parte di un gruppo di nomadi che vagava nell'attuale Kazakistan.
I ricercatori hanno anche trovato anche alcune antiche frecce ed un piccolo coltello posizionato vicino alla mano destra della donna ed una spada accanto alla mano sinistra che indica solitamente che la persona era un rinomato guerriero. Con la donna sono stati sepolti anche diversi vasi e ciotole ad indicarne la ricchezza e l'importanza.

Sorprese dagli scavi sul Palatino

Parte di una coppa del VI secolo a.C. trovata negli scavi delle Curiae
Veteres (Foto: Antonio Ferrandes)
Gli archeologi che stanno lavorando sul Palatino quest'estate, hanno scavato una parte delle fondazioni di un santuario risalente al IV secolo a.C. connesso ad un culto che le fonti antiche ricollegano a Romolo, fondatore mitico della città.
Questa scoperta, affermano gli archeologi, porterà ad ulteriori esplorazioni anche per gli elementi più antichi del santuario, chiamato Curiae Veteres. I resti sono venuti alla luce nel versante nordest della collina. Lo scavo è condotto dall'Università "La Sapienza" di Roma. Non sono emersi molti materiali relativi al VI secolo a.C., anche se Roma era già una città importante, all'epoca.
Le Curiae Veteres era un edificio tra i più importanti dell'epoca, un luogo dove i Romani usavano riunirsi per il culto ed uno dei punti che ha caratterizzato fortemente la città romulea. Due volte l'anno, ai primordi della vita di Roma, i rappresentanti delle 30 curie in cui era divisa la città si riunivano nella sala dei banchetti alle Curiae Veteres, finché il santuario divenne troppo piccolo e venne costruito un nuovo edificio, la Curia.
Il santuario, che si pensa abbia avuto radici già nell'VIII secolo a.C., venne distrutto nell'incendio neroniano del 64 d.C. e ricostruito sotto i Flavi. In questa nuova ricostruzione venne utilizzato fino alla fine del IV secolo d.C., quando vennero vietati per sempre i culti pagani.

mercoledì 12 agosto 2015

Studio di una tomba reale in Cina

Il sepolcro della Dinastia Song scoperto a Baisha
(Foto: Ancientorigins.net)
I ricercatori hanno recentemente studiato un'antica tomba in pietra di Baisha, città della Cina, originariamente scoperta da alcuni operai che stavano lavorando ad un cantiere. La sepoltura presenta una doppia camera sepolcrale che si ritiene sia stata costruita durante la Dinastia Song (960-1279 d.C.).
L'archeologo responsabile dello scavo, Niu Yingbin, ha affermato che tombe di queste dimensioni sono estremamente rare. L'ingresso della tomba è stato sigillato da un grande tumulo che, a sua volta, era forse circondato da pilastri in pietra. La tomba si trova al centro del tumulo e incorpora la doppia camera sepolcrale con nicchie alle pareti. La tomba è accessibile da un corridoio d'ingresso e le due camere sepolcrali sono collegate da un passaggio centrale. Le pareti delle due camere sono decorate con sculture che raffigurano guerrieri, divinità, bambini, animali e piante. Sono ancora visibili tracce di vernice nera e rossa.
Una delle sculture della
tomba di Baisha
(Foto: Ancientorigins.net)
La tomba a doppia camera sepolcrale non è insolita per la Dinastia Song. All'interno della sepoltura sono stati trovati solo frammenti di ceramica, dal momento che il luogo era stato già visitato da profanatori nell'antichità e nell'epoca moderna. Alcuni di questi ultimi sono stati recentemente tratti in arresto.
La presenza di sculture all'interno del sepolcro, secondo gli archeologi, sta ad indicare che chi vi era sepolto aveva uno status sociale elevato. La Dinastia Song ha avuto due fasi distinte: la Dinastia Song del Nord (960-1127) e la Dinastia Song del Sud (1127-1279). La prima fase fu un periodo estremamente conflittuale, alla fine del quale fu catturato lo stesso imperatore e la maggior parte dei membri della famiglia reale. I sopravvissuti si trasferirono ad Hangzhou che divenne la loro nuova capitale. La seconda fase fu, al contrario, estremamente pacifica, con l'intensificarsi dei commerci con l'India e l'Arabia e l'apporto di nuove invenzioni tra le quali la polvere da sparo e gli orologi meccanici.
Durante la Dinastia Song si attestarono le caratteristiche peculiari della cultura tradizionale cinese, quali il consumo di riso e di the e la diffusione del confucianesimo. La maggior parte delle sepolture della Dinastia Song sono situate nella parte occidentale della regione di Gongxian, nella provincia di Henan. Il mausoleo principale di questa dinastia si trova a nord della capitale Kaifeng.

martedì 11 agosto 2015

Vichinghi, islandesi e problemi di ossa...

Lo scheletro di un bambino trovato ad Hofstadir (Foto: H. Gestsdottir)
Nel nord dell'Islanda, in una piccola fattoria fuori mano, gli archeologi hanno scavato e recuperato un centinaio di scheletri che ora stanno contribuendo a riscrivere la storia della popolazione vichinga e medioevale dell'isola.
La presenza umana sull'isola non data anteriormente al IX secolo d.C., quando i Vichinghi raggiunsero l'Islanda dalla Scandinavia. L'esame degli isotopi di stronzio che la bioarcheologa Hildur Gestsdottir ha condotto sui primi scheletri trovati sull'isola ha rivelato che la maggior parte dei defunti proveniva dalla Scandinavia o dal nord Europa. Nel giro di un secolo i Vichinghi si erano stabilmente insediati in tutte le zone più fertili dell'Islanda, anche se - ed in questo gli studiosi concordano - occuparono per prime le zone costiere e si spinsero in seguito nell'interno.
Nella ricerca il sito di Hofstadir, dove sono stati trovati gli scheletri, è piuttosto interessante, anche per la sua posizione ad ovest del lago Myvatn, nel nord dell'Islanda. La fattoria venne costruita intorno al 950 d.C., al culmine dell'occupazione vichinga dell'isola. Si tratta della più grande e più antica abitazione di questa popolazione trovata fino ad oggi. Questa costruzione era decorata con crani di mucche.
Nel 1100 la costruzione di una chiesa ad Hofstaoir segna la transizione religiosa dal paganesimo al cristianesimo, Nel cimitero ottagonale che circonda la chiesa sono stati trovati gli scheletri di 120 individui: si tratta, con tutta probabilità, dei primi Vichinghi convertiti al cristianesimo. Cosa più importante ancora è che si tratterebbe di tutti individui facenti parte di una grande famiglia di agricoltori.
Il sito di Hofstadir ripreso da un drone (H. Gestsdottir)
La Dottoressa Gestsdottir è particolarmente interessata allo studio di questa vasta famiglia, a quello che l'analisi degli scheletri può rivelare sulla sua composizione, su come i suoi membri hanno interagito tra di loro e con l'ambiente. Attraverso lo studio sulle e ossa e sulle loro malformazioni, in particolare l'osteoartrite, la Dottoressa Gestsdottir è stata in grado di ricostruire i legami genetici tra gli individui, trovando le prime prove evidenti del primo nucleo familiare islandese.
La bioarcheologa ha notato l'alta frequenza di osteoartrite in alcune famiglie islandesi ed ha trovato una famiglia in cui questa patologia è dovuta ad una mutazione genetica molto rara. L'antica popolazione di Hofstadir, in particolare, presenta un'alta incidenza di osteoartrite. Poiché i primi islandesi erano tutti agricoltori impegnati in attività più o meno simili, la Dottoressa Gestsdottir ha concluso che più che un uso eccessivo delle articolazioni, è l'ereditarietà ad essere la causa di un così alto numero di persone affette da osteoartrite tra quelle sepolte a Hofstadir.
Questa comunanza di una patologia piuttosto particolare ha condotto la studiosa ad affermare che le persone sepolte ad Hofstadir fanno parte di una stessa famiglia biologica. La Dottoressa Gestsdottir spera di poter presto studiare il Dna di questo nucleo familiare allargato. La mortalità infantile, come ci si aspettava, era piuttosto alta ma una volta che si era superata l'infanzia, ad Hofstadir si poteva vivere a lungo e molti individui sembra siano riusciti a sopravvivere pur avendo malattie piuttosto gravi.
Su uno scheletro femminile, per esempio, sono state trovate prove di mieloma multiplo, un tumore che colpisce le cellule del plasma. La donna lo ha contratto anni prima di morire. E' l'unico caso accertato di un antico tumore in Islanda, almeno finora.

Straordinaria scoperta nella Pompei della Cina

Lajia, gli scheletri di madre e figlio deceduti durante un terremoto (Foto: EuroPics)
Lajia, altri due scheletri ritrovati abbracciati (Foto: EuroPics)
Gli scheletri di una madre e di un figlio morti 4000 anni fa sono stati trovati abbracciati nella morte in quella che è definita la Pompei della Cina, spazzata via da un terremoto. La scoperta è stata fatta nel sito archeologico di Lajia, risalente all'Età del Bronzo, nella provincia di Qinghai.
Gli esperti ritengono che il sito sia stato colpito da un terremoto e, in seguito, dalle inondazioni del Fiume Giallo, ma ancora non hanno certezza dell'entità del disastro. Le foto dei resti scheletrici mostrano la madre che protegge il figlio, inginocchiata sul pavimento. Un'altra coppia di scheletri sono stati trovati bloccati in un abbraccio nello stesso sito, sdraiati sul pavimento.
Il sito, molto ben conservato, restituisce un quadro tragico di quanto è accaduto alle persone e alle famiglie che si trovavano in questa cittadina durante il disastroso terremoto. Il sito di Lajia è il più grande tra quelli colpiti da disastri naturali trovati in Cina. Qui è stata accertata la presenza di una comunità che è vissuta nella prima Età del Bronzo.
Lajia, altri individui sorpresi dal terremoto (Foto: EuroPics)

Misteri nella tomba di Tutankhamon?

Nefertiti e la ricostruzione della tomba di Tutankhamon con, in giallo,
gli ambienti che sono stati individuati dal Dottor Reeves
(Ricostruzione: Nicholas Reeves)
La scoperta, nel 1922, della tomba e del tesoro di Tutankhamon ha ispirato generazioni di archeologi. Ma potrebbe esserci un altro antico e sorprendente tesoro che sta aspettando di essere scoperto. Questa è l'opinione dell'egittologo britannico Nicholas Reeves.
L'ipotesi del Dottor Reeves è disarmante, nella sua semplicità ed è visibile liberamente in internet sotto forma di fotografie pubblicate dalla Factum Arte, che si basano sulle ricostruzioni di specialisti in repliche artistiche di Madrid e di Bologna. Costoro hanno ricreato un fac simile della tomba di Tutankhamon per permettere ai turisti di visitare l'ultimo luogo di riposo del faraone fanciullo senza mettere in pericolo l'originale.
Nelle immagini ad alta risoluzione, che rivelano la consistenza delle pareti al di sotto degli strati di affresco della tomba, il Dottor Reeves ha notato che vi era un numero di fessure e di crepe che suggeriscono la presenza di almeno due passaggi sigillati ed intonacati per nascondere la loro esistenza. Uno di questi passaggi porta, probabilmente, ad una sorta di ripostiglio. L'altro, probabilmente un passaggio nel muro settentrionale della camera sepolcrale di Tutankhamon, suggerisce qualcosa di molto eccitante.
La maschera funeraria di Tutankhamon, con i
fori ai lobi delle orecchie
(Foto: Aton-Ra.com)
Del resto le stranezze della tomba di Tutankhamon sono diverse. Innanzitutto è una sepoltura più piccola rispetto alle altre tombe reali della Valle dei Re. Gli oggetti che vi sono stati trovati, anche se magnifici, sembravano essere stati accatastati in gran fretta e sembravano essere di seconda mano. Inoltre la maschera funeraria del faraone fanciullo mostra una caratteristica assai poco virile: dei buchi nei lobi delle orecchie. L'asse principale della tomba, poi, è inclinato verso destra rispetto all'entrata, una disposizione che è tipica delle sepolture delle regine egizie, piuttosto che dei faraoni.
Il Dottor Reeves ha notato che il più grande dei due passaggi che ha localizzato si allinea perfettamente con entrambi i lati della camera d'ingresso della tomba di Tutankhamon. Secondo l'egittologo potrebbe nascondere un corridoio che prosegue lungo lo stesso asse, in scala e secondo la forma delle altre tombe reali vicine. Questo corridoio, secondo il Dottor Reeves, dovrebbe portare alla camera sepolcrale di una regina o, forse, di alcune principesse.
Tra le mummie reali della XVIII Dinastia che sono state, nei decenni, identificate dagli archeologi, manca ancora quella di Nefertiti, Grande Sposa Reale di Amenhotep IV/Akhenaton, padre di Tutankhamon. Nefertiti non è solo nota per la sua grande bellezza, così come appare nel busto che la raffigura, custodito nel Museo di Berlino. I suoi titoli indicano che fu anche coreggente e, probabilmente, governò in prima persona alla morte del consorte. Questo potrebbe voler dire che la sepoltura di Nefertiti ed il suo contenuto dovevano essere magnifiche come la sepoltura del suo figliastro. Se quello che il Dottor Reeves ipotizza è vero, nella tomba del faraone fanciullo ci sono gli "avanzi" del corredo funerario di Nefertiti e la maschera di Tutankhamon potrebbe essere stata, invece, creata per la regina.
Le argomentazioni del Dottor Reeves hanno destato l'interesse degli specialisti nel campo, primo fra tutti Kent Weeks, un archeologo americano che ha mappato minuziosamente la Valle dei Re. Ora si tratta di dimostrate la veridicità delle teorie del Dottor Reeves con mezzi non invasivi, per cominciare una scansione tramite radar, che permette di individuare qualunque tipo di cavità.
Il Dottor Reeves è impaziente di sottoporre al vaglio dei fatti la sua teoria. "Ogni elemento di prova, preso singolarmente, non è determinante", ha dichiarato, "mettere tutto insieme per supportare le mie conclusioni è piuttosto difficile. Se ho sbagliato, ho sbagliato, ma se ho ragione si tratta potenzialmente della più grande scoperta archeologica mai fatta".
Attendiamo, dunque, nuove sull'eventuale prova che nella tomba di Tutankhamon esistono passaggi e stanze segrete che celano da più di duemila anni i loro misteri.

lunedì 10 agosto 2015

Kha e Merit, una tomba intatta e un'eccezionale mummificazione

Un vaso a due anse dalla tomba di Kha e Merit
(Foto: Wikimedia Commons)
I ricercatori che studiano i corpi mummificati di un ricco architetto egizio e di sua moglie, i cui organi interni non sono stati rimossi durante il processo di mummificazione, hanno concluso che questi ultimi sono stati trattati con agenti anti-microbici ed insetticidi per preservarli.
La tomba di Kha e Merit, vissuti durante la XVIII Dinastia, è stata trovata nel 1906. Il loro corredo funerario è molto prezioso: cinque bare dorate, ricchi gioielli d'oro, biancheria intima con i loro monogrammi, vestiti e due copie del Libro dei Morti. Per comprendere meglio il raro processo di mummificazione subìto dai corpi della coppia, i ricercatori hanno utilizzato una nuova generazione di raggi X e microanalisi chimiche. Queste analisi hanno permesso di accertare che la mummificazione applicata ai corpi di Kha e di Merit era di elevata qualità, proprio per l'utilizzo di prodotti antibatterici ed insetticidi.
I ricercatori hanno altresì scoperto che gli organi interni di entrambe le mummie, tra i quali il cervello e gli organi della cavità toracica, erano molto ben conservati grazie all'utilizzo del natron durante la mummificazione. Gli organi, infatti, si sono conservati molto bene e sono ben visibili anche a 3500 anni di distanza dalla morte di Kha e Merit, i cui corpi sono custoditi nel Museo Egizio di Torino.
Scatola da toilette in sicomoro e vasi in ceramica, vetro e alabastro
che contenevano unguenti per la vita di Merit nell'aldilà
(Foto: Wikimedia Commons)
Gli involucri esterni di Kha e Merit sono stati trattati con un composto formato da olio di grasso animale e vegetale mescolati con una gomma vegetale estratta dalla resina di una conifera. E' quest'ultima ad avere elevate proprietà insetticide e conservanti. Merit morì molto giovane, intorno ai 25-35 anni di età e venne sepolta nella bara di Kha. La coppia era nota agli archeologi per la loro cappella funeraria caratterizzata da una stele sormontata da un pyramidion. Si trattava di una tomba di famiglia e si trovava a Deir el Medina. La sepoltura non venne saccheggiata perché si trovava piuttosto distante dalle altre sepolture.
La tomba di Kha e Merit è la sepoltura nobile più integra del Nuovo Regno. Con i due grandi sarcofagi lignei contenenti le mummie dell'architetto e di sua moglie, sono stati trovati più di 500 oggetti, ognuno dei quali doveva essere utile ai coniugi nella loro vita dopo la morte. La scoperta è della massima importanza per la ricostruzione delle usanze funerarie del Nuovo Regno.
I ricercatori pensano che Kha provenisse da un ambiente modesto e ascese ad una posizione sociale elevata per le sue qualità come architetto. Servì tre faraoni della XVIII Dinastia e morì durante il regno di Amenhotep III, che regnò fino al 1348 a.C.. Kha raggiunse il grado di Direttore dei Reali Lavori in Deir el Medina, dove gestì personalmente la costruzione delle sepolture reali.

Continuano le scoperte ad Aquileia

Gli scavi di via delle Vigne Vecchie ad Aquileia (Foto: messaggeroveneto.it) In via delle Vigne Vecchie , ad Aquileia , lo scavo archeo...