venerdì 14 aprile 2017

Che fine ha fatto la Menorah?

La Menorah come appare raffigurata sull'Arco di Tito
(Foto: Wikipedia)
Nel 70 d.C. Tito conquistò Gerusalemme e fece radere al suoli il tempio fatto costruire da Erode il Grande. I tesori che il tempio conteneva furono trasportati a Roma. Nel bottino vi era anche la Menorah, come si può vedere da un rilievo dell'arco trionfale situato a pochi passi dal Colosseo.
L'ultimo "domicilio" conosciuto era nel Tempio della Pace a Roma, edificato nel 75 d.C.. La Menorah era il candelabro ebraico a sette braccia, tutto d'oro, l'oggetto più sacro, per gli Ebrei, dopo le Tavole della Legge, il simbolo più antico. Per il dolore legato alla conquista di Gerusalemme, alla distruzione del Tempio e alla rapina del suo tesoro, gli Ebrei romani si rifiutarono sempre di passare sotto l'arco che raffigurava la Menorah, il cosiddetto Arco di Tito.
Ricostruzione del Tempio della Pace (Foto: Capitolium)
Il Tempio della Pace andò a fuoco nel 192 d.C. e sebbene fosse immediatamente ricostruito, perse ogni sua valenza di tempio con funzione pubblica. Nel IV secolo d.C. finì per essere destinato ad ospitare attività produttive. Il candelabro, però, era stato già trafugato durante le due settimane di spoliazione dei Vandali di Genserico, nel 455. Venne portato in Africa, poi in trionfo a Costantinopoli, nel 534, quando Belisario conquistò Cartagine. Invano gli Ebrei ne chiesero la restituzione. Ma esistono mille e più leggende sulla sparizione della favolosa Menorah.
La Menorah appare nelle catacombe giudaiche dei primi secoli dell'era cristiana, come a Beth She'arim, in Israele, o in mosaici pavimentali come a Sardi, in Turchia, e in Siria, a Dura Europos (databile al 244-245 d.C., con rappresentazione di figure umane, cortei e scene della Bibbia ammesse dalla legge rabbinica). La Menorah compare anche nelle prime sepolture in Italia. A Venosa su un arcosolio con altri simboli tipici (corno, palma, cedro, anfora), nell'unica tomba rivestita in marmo del IV-V secolo. Ad Ostia si trova sull'architrave dell'arca della Torah, nella sinagoga scoperta nel 1961, sorta in due tempi, nel I e nel IV secolo.
Flavio Giuseppe (Foto: Wikipedia)
La Menorah scomparsa da Roma non è quella del Primo Tempio di Gerusalemme, quello voluto da Salomone con 3.000 tonnellate d'oro e 30.000 d'argento. Nel 515 a.C. sorge il Secondo Tempio, rifatto sotto Erode e concluso nel 64 d.C., anche se questo Secondo Tempio dura poco, visto che i Romani lo distrussero nel 70 d.C.. Di questa struttura sopravvive solo il muro occidentale, detto "muro del pianto".
Del candelabro del Primo Tempio abbiamo notizie da Ben Matityahu, singolare figura di politico e militare romano di origine ebraica, che non si convertì ed è meglio conosciuto come Giuseppe Flavio, storico nonché annalista. Scrive Flavio Giuseppe che la Menorah era "d'oro fuso, vuoto all'interno, del peso di cento mine, che gli ebrei chiamano kikkar; tradotto in lingua greca, vale un talento" (cioè 34,27 chilogrammi). Il primo candelabro non è mai tornato da Babilonia.
Fino al 2009 la raffigurazione più antica della Menorah era proprio quella sull'Arco di Tito. Ma proprio nel 2009 a Magdala, in Galilea, durante la costruzione di un centro culturale dei Legionari di Cristo, affiorarono i resti di una sinagoga del I secolo, anteriore alla distruzione del Secondo Tempio. Inciso a rilievo su una pietra, il candelabro.
Per alcuni la Menorah è la stilizzazione del roveto ardente di Mosè per altri è il sabato con i giorni della creazione. Il sette, i bracci della Menorah, sono un numero biblico: in sette anni Salomone costruisce il tempio, nel settimo mese dell'anno lo dedica, e lo si festeggia per sette giorni. Una tradizione ebraica vuole che il candelabro sottratto dai Vandali di Genserico sia solo una copia: quello autentico non avrebbe mai lasciato Gerusalemme.
Alcuni pensano che l'originale della Menorah sia rimasto nelle fondazioni del Tempio distrutto, nascosto dai sacerdoti. Per altri l'avrebbe occultato perfino il profeta Geremia, in attesa del Messia. Molte sono le ipotesi e le fantasie sulle fortune della Menorah: alcuni dicono che giaccia in fondo al Tevere; altri danno per certo che sia nascosta in Vaticano; Edward Gibbon, autore del "Declino e caduta dell'impero romano" pensa che sia naufragata con i vascelli dei Vandali.
Nel 1996 Shimon Shetree, allora ministro israeliano per gli affari religiosi, durante una visita ufficiale, pare abbia chiesto a Giovanni Paolo II se fosse vero che la preziosa memoria si trovasse in Vaticano, non ottenendo risposta. C'è chi addirittura afferma che Pio XII Pacelli abbia mostrato la Menorah a rabbi Herzog nel 1946, nella visita ufficiale che questi effettivamente gli rese il 10 marzo, ma per parlare del destino degli Ebrei rimasti orfani in Europa.
L'indizio più rilevante che la Menorah possa trovarsi ancora a Roma è nel museo ebraico, al centro della sala più vasta. Il museo è stato riaperto nel 2005 da Daniela di Castro, sotto il Tempio Maggiore, inaugurato nel 1904. La domina una lapide triangolare: è la pietra sepolcrale dei fratelli ebrei Nataniel, Ammon ed Eliau. Su un lato della pietra, i corredi del tempio di Gerusalemme e, al centro, al Menorah, sopra l'Arca Santa. Sull'altro lato un'iscrizione. Si tratta di otto righe in ebraico e in latino che narrano che i fratelli avrebbero rintracciato questi oggetti nel Tevere, 550 metri a sud dell'isola Tiberina, vicino allo sbocco della Cloaca Massima, senza però recuperarli. Nell'iscrizione si afferma che i fratelli vennero uccisi sotto Onorio (395-423 d.C.).
Questa lapide venne trovata nel 2002 in un mucchio di marmi nei giardini della sinagoga. In realtà essa non risale all'epoca di Onorio. Daniela Di Castro ha scoperto che, nell'angolo sinistro, è stata mutilata apposta e in tempi assai recenti. L'iscrizione menziona l'Arca, che però non è mai arrivata a Roma, e che quindi non poteva essere stata vista nel fiume. Le analisi chimiche datano la lapide tra la seconda metà dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Insomma l'unico indizio è un falso
A tutt'oggi nulla più si sa del destino dell'antico e prezioso reperto.
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